Mercoledì, 17 Maggio 2006 Proprio in questi giorni, il 16 maggio di 558 anni fa, Imperatrice Capodilista, moglie del fu Antonio Ovetari, in ottemperanza alla volontà testamentaria del consorte, redasse il contratto con l'equipe di pittori per la decorazione della cappella, opera che doveva risultare ultimata entro dicembre del 1450. I documenti descrivono il contratto con i primi due artisti, Giovanni d'Alemagna e Antonio Vivarini, mentre parlano in breve della decorazione dell'altra metà della cappella, affidata ai due "geni" della pittura rinascimentale del nord Italia, Nicolò Pìzolo e Andrea Mantegna. Ovviamente le disposizioni per i primi due valevano anche per Pìzolo e Mantegna, quest'ultimo rappresentato dal fratello Tommaso, perché minorenne e impegnato nella vicina chiesa di Santa Sofia con la pala della Madonna. Le vicende portarono alla realizzazione della maggior parte degli affreschi da parte di Mantegna, il quale assieme al capo cantiere Nicolò progettò la pala in terracotta con la Vergine e i sei santi. Ora i restauri, affidati per la parte architettonica all'architetto Claudio Rebeschini e per gli affreschi a Gianluigi Colalucci. In questi giorni la cappella è off-limits per i visitatori e una piccola ruspa sta scavando il pavimento, per riportarlo alla quota originaria. La pala è invece in restauro da tempo. Parte dei dipinti sono stati trasferiti nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di piazza Duomo. Le due scene del "Martirio di san Cristoforo", chiuse da cellophane, sono invece rimaste in loco. Non c'è forse qualche rischio per il loro già precario stato di salute, vista la polvere che avvolge l'invaso e le vibrazioni dei mezzi meccanici? Intanto verrà data una definitiva localizzazione all'altare "ballerino" che nascondeva la stupenda "Assunzione" a decorazione dell'abside della cappella. Nel Settecento pala e altare, costruito ex-novo, furono addossati sulla parete di fondo, ma nel 1932 vennero spostati nella zona attuale. Ora ci si è accorti che bisogna riportare tutto più indietro di un metro. Verranno eliminati i quattro gradini che immettono nella cappella, consentendo una maggior visione dell'affresco. Tramonta così il desiderio dei parrocchiani, espresso da don Luigi Longo, di portare la pala del Pìzolo in un altro sito, realizzando un basso altare, che consentirebbe le celebrazioni e la visione completa degli affreschi. «Lo so che per la Soprintendenza la nostra proposta è un'eresia - dice don Luigi - ma ogni epoca ha i suoi miglioramenti e con questa operazione si sarebbe avvantaggiata la cappella e concesso d'ammirare da vicino la meravigliosa pala di Pìzolo». La cappella verrà dotata di un nuovo impianto a pavimento del riscaldamento, mentre dovrà attendere per la realizzazione del drenaggio ai muri esterni, per eliminare l'umidità.