A distruggere le opere d'arte ci pensa il tempo, impiegando secoli, millenni. L'insipienza umana può farlo in un istante. A Siracusa sta per accadere un attentato premeditato contro il grande Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio. Il Consiglio di Quartiere Santa Lucia e la comunità dei Frati Minori Francescani stanno per ottenere dalle autorità regionali il trasferimento dell'opera dal Museo regionale di Palazzo Bellomo alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, le cui tre absidi, in parte interrate, rendono l'ambiente pericolosamente malsano per la sopravvivenza del capolavoro. Lo rendono malsano a causa dell'eccessiva umidità, dell'instabilità chimico-climatica e della proliferazione di microrganismi e muffe incontrollabili. «In quel posto, originario, ma iniquo, peggiorerà sempre» (Cesare Brandi, 1997). Nel 1951 Roberto Longhi, il primo e il più autorevole studioso di Caravaggio, disse: «Il Seppellimento di Siracusa è l'opera più guasta del Merisi». Il capolavoro, che al Bellomo è sopravvissuto grazie a sofisticati strumenti di monitoraggio, e che là è guardato a vista notte e giorno dal servizio di vigilanza interno, ora rischia di deperire, di perdersi o di essere rubato. Purtroppo, l'irragionevole sacrificio sta per essere celebrato sotto gli occhi ignari dell'opinione pubblica italiana e internazionale. L'atto amministrativo che in queste ore sta predisponendo l'Assessorato regionale dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, ha l'aria di un colpo di mano che non trova né responsabilità amministrativa, né plausibilità scientifica, né consapevolezza conservativa. Coloro che a vario titolo stanno attentando alla sopravvivenza del capolavoro del Caravaggio di Siracusa non sanno forse di essere investiti di un'enorme responsabilità di fronte al mondo, perché quest'opera non appartiene né ai Frati né alla città di Siracusa, essendo patrimonio dell'umanità. Siracusa, dimentica degli accorati appelli lanciati tempo addietro dai due direttori scientifici degli ultimi restauri -Cesare Brandi eMichele Cordaro - sembra rifiutare il privilegio di difendere e di conservare un bene di inestimabile valore culturale. Nel 1984 né questi assessori né questi frati erano presenti all'inaugurazione dell'opera restituita risanata dall'Istituto Centrale del Restauro. In quella occasione il professor Cordaro, direttore del restauro, disse che della pittura originale non restava che una pellicola sottile, e che in vaste campiture era addirittura scomparsa. Sono trascorsi ventidue anni. L'opera, ancora una volta bisognosa di restauro, al momento si trova esposta nel Palazzo Abatellis di Palermo, dimessa da un restauro ulteriore eseguito nel Centro Regionale di Restauro dell'Oratorio dei Bianchi. I sottoscritti facendo loro l'appello lanciato nel 1977 da Cesare Brandi in difesa del Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio, si uniscono ai fedeli caravaggeschi per chiedere a gran voce che il capolavoro non torni amarcire nel luogo che l'aveva quasi cancellato. Aderiscono all'appello: Dacia Maraini, Erri De Luca, Domenico Cacopardo, Paolo Di Stefano, Carlo Bertelli, Andrea Emiliani, Adele Mormino, Corrado Stajano,Giovanna Borgese, Giulia Borgese, Vittorio Emiliani, Marisa Dalai, Caterina Bon Valsassina, Giuseppe Basile, Rossana Bossaglia, Alessandro Dalai, Alessandro Paino, Pino Di Silvestro, Nino Consiglio, Sebastiano Amato, Elio Cappuccio, Paolo Greco, Enzo Papa