Mario Serio è un nome familiare, a chi si occupa del patrimonio artistico italiano. È un alto funzionario del ministero per i beni culturali, ha aiutato Spadolini a creare il dicastero nel dicembre del 1974, è stato sovrintendente dell'Archivio centrale di Stato, è un dirigente che si ritiene «servitore dello Stato» ed è rimasto in sella con tutti i ministri dal '94 in poi, da Paolucci a Fisichella, da Veltroni a Buttiglione. Ora ha raccolto suoi scritti e interventi a convegni nel volume Istituzioni e politiche peri beni culturali. Materiali per una storia (Bononia University Press che a dispetto dell'anglismo è di Bologna, pp. 317, euro 28). Capite bene sin dal titolo che la voce è quella di un dirigente che non cambia giacca. Non se la toglie quando descrive come l'Italia ha iniziato a occuparsi delle sue «belle arti» dal 1875 né tantomeno negli interventi ai convegni, mentre si fa più colloquiale quando chiede ad Argan di Cesare Brandi. Con Serio parla appunto una voce di ufficialità. Perciò il libro servirà a chi vuole capire meglio i gangli del ministero, alcuni passaggi, il modo di pensare, un pezzo della sua storia. Non cercatevi invece strategico segreti. Quelli, eventualmente finiscono, nelle memorie.