Una storia avventurosa tra regali, requisizioni e clamorosi errori I millecentodiciotto fogli che compongono il monumentale Codice Atlantico di Leonardo costituiscono solo un frammento, benché il più cospicuo al mondo, del lascito cartaceo di Leonardo. Raccolti in un volume di grande formato (44 x 65 centimetri), e perciò detto "Atlantico", sono oggi legati in dodici giganteschi volumi conservati nel caveau della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Sfogliando le pagine del Codice Atlantico in questo cuore segreto di Milano, si rivive l'emozione di un contatto diretto con la mente di Leonardo, mentre si è catapultati nell'atmosfera e nel clima degli anni gloriosi del collezionismo milanese seicentesco quando Galeazzo Arconati, nel 1637, poteva donare i preziosi manoscritti di Leonardo, custoditi nel Castellazzo di Bollate, alla Biblioteca Ambrosiana. Ma la storia del Codice Atlantico comincia molto tempo prima. Le più antiche carte di Leonardo che vi sono confluite risalgono addirittura alla giovinezza dell'artista-scienziato, e datano verso il 1478, quando egli si era da poco affrancato dal suo maestro, Andrea del Verrocchio, e si accingeva a dipingere due "Vergini Marie". Da quel lontano 1478, le carte disegnate e scritte da Leonardo non hanno mai smesso di accumularsi nel suo studio sia come fogli sciolti, sia come quaderni d'appunti, fino alla sua morte, nel 1519. Tutti i disegni, i fogli e i manoscritti di Leonardo furono ereditati dal suo allievo Francesco Melzi che, dalla Francia, li riportò nella sua Villa di Vaprio d'Adda dove, fin verso il 1570, li custodì gelosamente, studiandoli e trascrivendone molti passi in quello che sarebbe divenuto il "Trattato della Pittura" di Leonardo. Da questo momento, inizia la dispersione dell'eredità manoscritta di Leonardo. Molti codici e manoscritti, lasciati à prendere polvere sotto ai "tetti negletti" della Villa di Vaprio, furono donati dai figli del Melzi a chiunque ne facesse richiesta. Frattanto la gran parte dei codici leonardeschi era pervenuta nelle mani dello scultore Pompeo Leoni che, nel 1590, li aveva offerti, senza successo, al re di Spagna. Sappiamo, grazie alle sue sigle e alle numerazioni da lui apposte sui codici di Leonardo, che, alla fine del Cinquecento, egli ne aveva raccolti quasi una cinquantina, lasciandone qualcuno a Madrid (due tuttora si trovano nella Biblioteca Nacional, dove furono clamorosamente ritrovati solo nel 1967, altri presero la via per l'Inghilterra). È lui il responsabile della "confezione" del Codice Atlantico. Un codice che non reca, come gli altri più piccoli da lui posseduti, un numero d'ordine o una sigla, ma, impressa sulla copertina, la scritta orgogliosa: "Disegni di machine et delle arti segreti et altre cose di Leonardo da Vinci raccolti da Pompeo Leoni". Si è per lungo tempo creduto che Leoni, per comporre il Codice Atlantico, avesse sforbiciato e fatto a pezzi altri manoscritti, grandi e piccoli, estrapolandone soprattutto disegni e studi di carattere scientifico e tecnologico. Ma lui stesso dichiara che i fogli vennero da lui "raccolti", quindi, in un certo senso, preservati da dispersione. Inoltre egli, che aveva contrassegnato e contato precisamente le pagine di molti altri codici, difficilmente avrebbe distrutto dei manoscritti per formarne uno arbitrariamente. Rimane il fatto, tuttavia, che alcuni dei fogli dell'Atlantico presentano buchi e lacune, o "finestre"', a testimoniare l'estrapolazione di disegni d'altro tema, effettuate (dal Leoni stesso? o più probabilmente da qualcuno prima di lui?) con lo scopo di formare altre raccolte. 'E comunque singolare il modo con cui il Leoni montò i disegni sulle pagine del Codice: ritagliando grandi finestre nei fogli di supporto, quasi a dotare ogni carta leonardesca di una specie di passepartout, o piegandoli su stessi, se molto grandi. In qualche caso egli sovrappose due carte di Leonardo, specie quando il retro di un foglio era stato lasciato in bianco da Leonardo, o quando non lo ritenne meritevole d'essere osservato: in questo modo qualche schizzo rimase occultato per secoli (fino al recente restauro), come quelli relativi alla "bicicletta" (che sono, infatti, disegni grossolani, non di mano di Leonardo). Riportato a Milano dalla Spagna, il Codice Atlantico entrò in possesso, con altri tredici quaderni leonardeschi, del conte Galeazzo Arconati che ne fece dono, come detto, alla Biblioteca Ambrosiana, riservandosi però di consultarli a suo piacimento anche portandoseli (o tenendoseli) a casa. In realtà, i manoscritti di Leonardo donati all'Ambrosiana raggiunsero questa Biblioteca solo dopo la morte del conte, e cioè dopo il 1649. Per questo motivo, uno dei codici già descritti nell'atto di donazione, l'attuale Codice Trivulziano (oggi nel Castello Sforzesco di Milano), evidentemente non consegnato, seguì una sorte diversa da quella subita dagli altri tredici codici ambrosiani. Nel maggio del 1796, i commissari napoleonici (il commissario per la guerra Peignon accompagnato dal cittadino Tinet) requisivano infatti all'Ambrosiana il Codice Atlantico e gli altri dodici donati dall'Arconati perché venissero studiati a Parigi da Giovan Battista Venturi, fisico modenese in cerca di gloria e di meriti scientifici. Il Saggio pubblicato a Parigi dal Venturi l'anno seguente, è il primo tentativo moderno di comprendere e di diffondere le "scoperte" e le ricerche di Leonardo nel campo delle scienze fisiche e matematiche, discipline cui è consacrata la gran parte delle carte del Codice Atlantico. Reso celebre dai viaggiatori francesi del '700 e ricercato dal De La Lande per verificare se la teoria del lumen cinereum della luna fosse stata espressa da Leonardo in questo manoscritto (in realtà nel Codice Leicester, oggi della collezione Bill Gates), il Codice Atlantico entrava così definitivamente nella cultura scientifica moderna. Passata la bufera napoleonica, il commissario pontificio per la restituzione delle opere d'arte trafugate dai francesi, Antonio Canova, e il professor Benvenuti, rappresentante del granduca di Toscana, lo rintracciavano nel 1815 nella Bibliothéque Nationale di Parigi, dove era stato erroneamente ritenuto un codice scritto in cinese. Degli altri dodici manoscritti non si seppe nulla: erano stati depositati alla Bibliothéque de l'Institut de France, dove nessuno andò a cercarli e dove tuttora si trovano. Dal suo rientro in Ambrosiana il Codice Atlantico non ha mai smesso di affascinare gli studiosi e il pubblico, per la bellezza e la modernità dei suoi disegni, la ricchezza delle sue annotazioni, e la continua messe di informazioni che continua a dare sulla vita, le opere, le fonti, la cultura tecnico-scientifica e le relazioni di Leonardo con i suoi contemporanei. Dopo un'edizione pubblicata sotto gli auspici dell'Accademia dei Lincei, è stato oggetto di un'edizione definitiva in fac-simile, conseguente il suo restauro, pubblicata tra il 1973 e il 1980 dall'Editore Giunti per la Commissione Nazionale Vinciana, con le trascrizioni complete dei testi curate da Augusto Marinoni. Esso può essere considerato una delle più affascinanti enciclopedie del sapere rinascimentale e uno "spaccato" della mente di Leonardo. Politecnico di Milano, Presidente dell'Ente raccolta Vinciana, Milano
il Sole 24 Ore
16 Maggio 2006
In 1.118 fogli tutta la forza di Leonardo
PI
Pietro C. Marani
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Avvenire · 5 Giu 2004
La Triennale s'allarga
Fonte non specificata · 23 Mag 2004
Comunicato degli storici dell'arte della Soprintendenza di Bologna
l'Unità · 17 Mag 2004
E la capitale della cultura apre un principesco polo museale
il Giornale · 17 Mag 2004
II ministero: infrastrutture e cultura
l'Unità · 18 Mag 2004
L'arte? È morta
Corriere della Sera · 18 Mag 2004
Giornata dei musei, porte aperte e visite guidate
la Repubblica · 18 Mag 2004
Il museo della musica sarà nell'ex convento
il Sole 24 Ore · 18 Mag 2004
Il decreto Urbani diventa legge
il Sole 24 Ore · 19 Mag 2004
Com'è utile investire nel bello
La Stampa · 19 Mag 2004
Urbani: in Italia non si pagherà mai il prestito dei libri
Italia Oggi · 19 Mag 2004
Urbanistica: per la riforma serva la democrazia urbana
la Repubblica · 19 Mag 2004
A casa Necchi ora abita il Fai
Giornale di Brescia · 20 Mag 2004
Una mano protesa emersa col restauro nella Sant'Orsola dipinta a Napoli dell'ultimo Caravaggio
Libero · 20 Mag 2004
Vogliamo occupare le città con l'arte. Beatrice Trussardi rilancia il programma della Fondazione
Il Mattino · 21 Mag 2004
Caravaggio - Il dipinto a ottobre nella grande mostra
l'Unità · 21 Mag 2004
Mostre Aztechi: Il cactus, l'aquila, il serpente "palpitante". Ancora a Roma la mostra sugli aztechi
CulturalWeb · 19 Mag 2004
Urbani firma una convenzione con Confartigianato, presente anche Ciaccia, presidente di ARCUS SPA
Italia Oggi · 21 Mag 2004
Ethicon sposa l'arte
La Nazione · 21 Mag 2004
Sette giorni gratis
Il Messaggero · 22 Mag 2004
I Beni culturali cambiano faccia