Ricettazione: rinviato a giudizio il canonico della cattedrale di Lucca. Nella preziosa collezione di monsignor Ghilarducci alcuni oggetti che risultano trafugati LUCCA «Sono in coscienza sereno e dormo tranquillo. Ho fiducia nella giustizia e anche nei miei avvocati. Credo che alla fine emergerà quello che tutti a Lucca sanno: e cioè che monsignor Ghilarducci è solo un collezionista amante dell'arte e, come tutti i collezionisti, in mezzo a tanti oggetti (in casa ha un migliaio di pezzi, ndr) può anche capitare di trovare qualcosa non perfettamente in regola, anche se acquistato in buona fede...». Parola di monsignor Giuseppe Ghilarducci, 70 anni, il sacerdote lucchese che la procura di Lucca ha deciso di citare direttamente a giudizio per ricettazione continuata, al termine di una lunga indagine che ha suscitato grande clamore nella cattolicissima città. Il processo si terrà il 19 ottobre prossimo. Al monsignore, la procura contesta l'acquisto di alcuni oggetti di provenienza furtiva: due antichi vasi di farmacia spariti (insieme a decine di altri) nel 2000 dal Museo dell'arte sanitaria di Roma, due calici del Seicento risultati rubati anni addietro a Roma e Ferentillo (Terni), un altare in marmo trafugato in una chiesa di Napoli e un quadro di Giovanni Marracci, la «Vergine del Soccorso» risalente al 1678, che sarebbe quello sparito negli anni Settanta dalla chiesa lucchese di Gello di Pescaglia. Con queste stesse accuse il sacerdote, canonico della cattedrale, già direttore del Museo del Duomo, dell'Archivio arcivescovile, per trent'anni responsabile dei beni ecclesiastici della Curia lucchese e parroco di tre paesini, il 13 settembre era clamorosamente finito agli arresti domiciliari. Per quattro mesi non era neppure potuto tornare a dire messa nelle sue parrocchie. Su di lui hanno indagato per oltre un anno e mezzo i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Firenze nell'ambito di un'inchiesta più ampia che vede indagati anche cinque antiquari, le cui posizioni sono state però stralciate. L"alto prelato è un collezionista travolto dall'irrefrenabile passione dell'alte, o invece una sorta di «mercante» senza tanti scrupoli? Sarà il giudice monocratico a valutare il comportamento di monsignor Ghilarducci. I suoi difensori, il professor Fabrizio Lemme e l'avvocalo Gilberto Gattai, sono convinti che alla fine il castello accusatorio si sgonfierà, sia per l'intervenuta prescrizione di buona parte degli episodi (cinque su sei), sia per i contrasti emersi fra i periti. Il quesito principale al processo sarà se le opere sequestrate al sacerdote siano di provenienza furtiva oppure no. Il consulente tecnico d'ufficio, il dottor Angelo Tartuferi, direttore dell'ufficio esportazione oggetti di arte antica del Polo museale di Firenze e vice direttore della galleria dell'Accademia, ritiene che siano tutte rubate. Ma i consulenti della difesa, il professor Roberto Giovannelli, dell'Accademia di Belle Arti di Firenze ed Emanuele Gaudenzi, dottore in conservazione dei beni culturali e consulente antiquario per il tribunale di Ravenna, sono convinti del contrario. Il polverone è solo agli inizi. Ora la parola passa al giudice.