SIRACUSA - Per trentacinque anni il "Seppellimento di Santa Lucia", dipinto del Caravaggio, è stato lontano dalla chiesa di Santa Lucia, nel cuore del vecchio quartiere della Borgata a Siracusa. Ma oggi che a Siracusa, sia pur da qualche settimana, la tela del Caravaggio è rientrata - attualmente il dipinto si trova custodito, dopo essere stato anche di recente in mostra a Napoli, Torino e Milano, alla Soprintendenza di Siracusa, nell'ex museo di piazza Duomo, per un ultimo intervento di restauro conservativo - il suo ritorno in quella che è stata la sua sede naturale accende le polemiche. Ad "insorgere", oltre ad alcuni intellettuali ed operatori culturali siracusani sono diversi studiosi ed intellettuali che stanno lanciando la mobilitazione anche a livello nazionale. Da ultimo sono intervenuti i due direttori scientifici degli ultimi restauri ai quali è stato sottoposto il dipinto, Cesare Brandi e Michele Cordaro. «A distruggere le opere d'arte ci pensa il tempo, impiegando secoli, millenni - si legge tra l'altro -. L'insipienza umana può farlo in un istante». I due studiosi sostengono che la chiesa nella quale il Caravaggio potrebbe rientrare non è idonea. «Il consiglio di quartiere Santa Lucia e la comunità dei Frati Minori Francescani stanno per ottenere dalle autorità regionali il trasferimento dell'opera (che prima di essere esposto in mostra era conservato nel museo regionale di Palazzo Bellomo, oggi chiuso per interventi di consolidamento e restauro; ndr) nella chiesa di Santa Lucia al sepolcro - si legge ancora nell'appello -, le cui tre absidi in parte interrate rendono l'ambiente pericolosamente malsano, per la sopravvivenza del capolavoro a causa dell'eccessiva umidità, dell'instabilità chimico-climatica e della proliferazione di microorganismi e muffe incontrollabili». Tutti agenti di rischio che, i fautori della ricollocazione della tela nel suo luogo originario, ritengono neutralizzati dalla predisposizione di una teca antisfondamento a microclima controllato che ospiterà al proprio interno il dipinto.