Per la prima volta "La Protesta" di Henry James Mentre i rapporti culturali Italia-Usa sono messi in crisi dalle opere d'arte trafugate da noi e ricomparse al Getty Museum, esce per la prima volta in italiano (traduzione di Maurizio Bartocci) l'ultimo romanzo scritto da Henry James, datato 1911, che ha per tema proprio il cosiddetto art-drain, drenaggio di opere d'arte dall'Europa verso l'America (Henry James, "La Protesta". Fazi, pp. 220 - 14,50 euro). Un fenomeno quello della "razzia" di opere d'arte dall'Europa e dall'Italia in particolare che ha segnato la nascita e lo sviluppo di numerosi musei d'oltreoceano nel segno della consapevolezza di un amore per il mondo classico. L'occasione per la sua scrittura, derivata da un analogo testo teatrale di due anni prima (mai andato in scena a causa della morte di Edoardo VII e il conseguente, lungo lutto), era stato un fatto di cronaca: le polemiche seguite all'annuncio del Duca di Norfolk di vendere per una gran somma un suo quadro di Holbein, esposto alla National Gallery di Londra, per la quale lo acquistò poi all'asta a sorpresa una misteriosa signora velata, per 40 mila sterline del tempo. Ecco quindi un ironico e vivido romanzo di costume e di ambientazione moderna, assai curioso per uno scrittore come James, che lo costruisce secondo la sua tecnica di rapide e intense scene drammatiche, come quelle, ricorda Sergio Perosa nella breve introduzione, di che cosa sapeva Messiè o "L'età ingrata". Il tema di fondo è naturalmente il contrasto tra il potere del denaro e il valore delle tradizioni e della cultura, trasposto innanzitutto in un contrasto generazionale in un'aristocratica famiglia britannica, tra un padre, Lord Theign, e le sue due figlie, quindi nello scontro tra l'eredità e le ricchezze artistiche della vecchia Europa e la rapacità dei neo miliardari americani collezionisti, qui rappresentati da Breckenridge Bender da cui poi, tra l'altro, nascerà il patrimonio dei nuovi musei Usa. Su questa duplice realtà si inserisce il rapporto tra Lady Grace Theign, figlia ribelle, e lo squattrinato esperto d'arte Hugh Crimble, che finirà per interagire fortemente con l'importante quadro di cui si discute la vendita oltreoceano. Anticipiamo il "lieto fine", come accadde nella realtà, della vicenda, cui si aggiunge il nascere dell'amore tra la titolata giovine e il borghese e squattrinato Crimble, che travalica modernamente le antiche barriere sociali e lascia solo e con un palmo di naso il poco raccomandabile John, che è comunque un Lord anche lui. Ma sono proprio questa ambientazione e questi finali a permettere a James di guardare tutta la vicenda e i suoi personaggi con occhio divertito e una bella ironia, che non risparmia nessuno, né i «terrificanti» americani né i «terribili» inglesi. Il magnate Bender a Londra arriva proprio per razziare opere d'arte dai grandi collezionisti privati inglesi, eredi di famiglie ormai in crisi e bisognose di denaro fresco. La trattativa tra Bender e Theign sembra proseguire bene, sino a quando non compare in scena Crimble che, con disinvoltura e in cerca di notorietà, valuta uno dei principali dipinti in discussione praticamente inestimabile. Così il valore del quadro e tutte le iniziative per il suo possesso diventano di dominio pubblico e suscitano clamore sulla stampa, che incita il paese a ribellarsi alla perdita di un simile oggetto, ormai ritenuto parte essenziale del patrimonio artistico nazionale.
Quella storia a lieto fine con razzia d'opere d'arte
"La Protesta" di Henry James è un romanzo pubblicato per la prima volta in italiano, datato 1911, che esplora il tema del "drenaggio di opere d'arte" dall'Europa verso l'America. Il romanzo segue la storia di una famiglia britannica, in particolare la figlia ribelle Lady Grace Theign e lo squattrinato esperto d'arte Hugh Crimble, che si trovano coinvolti in una disputa per un importante quadro di Holbein. La vicenda si svolge contro il backdrop di una crisi economica e culturale, con la vendita di opere d'arte a sorpresa e la rapacità dei neo-miliardari americani collezionisti.
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