La parrocchia è stata soppressa per far posto alle monache di clausura. Il disagio dei fedeli Non sarà più visibile il chiostro cinquecentesco. Cemento e bagni moderni nelle antiche celle CREMONA Chiuso «per clausura» il chiostro. E blindato anche il cantiere. Già da un anno, prima ancora dell'arrivo da Fontanellato delle nuove inquiline, un gruppetto di monache domenicane. Il chiostro cinquecentesco di San Sigismondo stravolto da massicci interventi di ristrutturazione e colate di cemento. Le antiche celle dei monaci crivellate da tubi per docce, lavandini e termosifoni e dalle tracce dei cavi elettrici. Il refettorio sottosopra dove campeggia una preziosa Ultima Cena quasi coeva a Leonardo. Gli affreschi, già alterati dal tempo, non più visibili e che forse non lo saranno più. La chiesa di San Sigismondo a Cremona torna alla sua antica funzione conventuale a tre secoli dall'esproprio fatto da Napoleone ai frati gerolimini. Sotto sfratto don Lazzarinetti, il parroco e anche il vicario don Graziano. Giorni contati per l'oratorio, il barista, il bocciodromo, la società sportiva Viscontea e diaspora verso gli oratori confinanti dei ragazzini del quartiere e per i 500 fedeli della zona da sempre abituati a nascere, sposarsi e morire lì. Arrivano le suore di clausura e non si potrà più turbare la regola del silenzio. «La loro presenza avrà una ricaduta positiva su tutta la città» dice il vescovo, Dante Lafranconi. Ma addio parrocchia di San Sigismondo, chiesa gioiello del Rinascimento lombardo, affrescata dai fratelli Campi, edificata alle porte della città lungo la via Giuseppina per Casalmaggiore, luogo delle nozze, il 25 ottobre 1441, di Bianca Maria Visconti, figlia del Duca di Milano e il condottiero Francesco Sforza. Matrimonio del «secolo», riproposto ancora oggi nella ricorrenza con un revival in costume. Evento che, spergiurano a Cremona, si collega al nome del suo dolce simbolo, il torrone. Già, perché si racconta che all'impasto di miele, albume e mandorle in occasione del matrimonio fu data la forma del Torrazzo, il torrione appunto. Nonostante i malumori dei parrocchiani il «decreto di soppressione della parrocchia di San Sigismondo firmato dal vescovo entrerà in vigore dal 1 luglio di quest'anno - spiega con rimpianto don Lazzarinetti - e per la catechesi e i servizi consueti i miei parrocchiani dovranno rivolgersi alle cinque chiese confinanti. Spiace dopo tanti anni, ma l'obbedienza fa parte della nostra missione». L'arrivo delle monache di clausura oltre a stravolgere le funzioni della chiesa e dell'oratorio preoccupa soprattutto per la massiccia trasformazione del prezioso complesso. Impensierisce l'alone di mistero che circonda i lavori e la cintura protettiva stesa attorno alla futura dimora delle suore. «I lavori saranno in regola senz'altro e rispettosi dei vincoli della Soprintendenza. Non è compito mio occuparmene, ma vedo che ci sono i cartelli che indicano le licenze rilasciate dal Comune di Cremona». Inutile però chiedere di mettere il naso nel cantiere. Anche fra i responsabili vige la regola del silenzio. Ma alcuni interventi come l'asportazione di intonaci, la posa degli impianti elettrici, la colata di cemento ai piani superiori sopra ai soffitti a cassettoni non suonano convincenti. Una metamorfosi più vicina ad un «residence» che al «recupero di un antico convento».