Lavorava vicino a Costa, Maccari, Mafai «Caro collega, fai qualcosa per lo studio dell'artista Assen Peikov, nato nella mia Sofia ma vissuto per oltre 35 anni nella tua Roma dove è morto nel 1973. Ora il suo storico studio a via Margutta, uno dei pochissimi d'artista rimasti integri, è in pericolo. È sotto sfratto...». Firmato, Boyko Borissov, sindaco di Sofia, la capitale della Bulgaria. Destinatario, Walter Veltroni. Via Margutta, 54. Lo studio appartenuto ad Assen Peikov è nel seminterrato. Peikov era uno scultore, quindi stava in basso, secondo quella divisione che gli artisti di via Margutta adottarono fin dall'inizio: pittori in alto, scultori a piano terra (per i pesi, marmi e bronzi, che ci sono da portare...). Peikov ha lasciato il grande Leonardo davanti all'areoporto di Fiumicino, la grande Minerva all'università di Bari, oltre 1.300 opere più in generale. Per vicini, in via Margutta, ha avuto Costa, Maccari, Fazzini, Montanarini, Mafai, Vespignani, Gentilini, Scaloja, Bragaglia, la Parigini... Lo studio Peikov è ancora lì, con tutti i calchi che raffigurano tante celebrità e molti originali. C'è anche il grande specchio con cui Assen aveva diviso in due l'atelier col fratello, il pittore Ilia. C'è la tenda con dietro tutti gli attrezzi da lavoro dello scultore. E il tavolinetto con le firme degli artisti amici. Ma ci sono soprattutto i suoi lavori, le teste dei suoi compagni d'arte, Savinio, De Chirico, Bontempelli. E poi gli originali delle sculture di Ken-nedy, di Paolo VI, di tanti altri. In mezzo c'è ancora il grande calco della statua poi realizzata in porcellana che raffigurava Ava Gardner al tempo del film «La contessa scalza». L'originale è finito a Beverly Hills nella villa di Frank Sinatra (la moglie di Sina-tra l'aveva però costretto a nasconderlo in un ripostiglio, per gelosia). Tutto questo è sotto sfratto. A decretarlo un giudice che ha accolto la richiesta di sfratto per fine locazione intentata dal proprietario, l'ex direttore di banca Giuseppe Di Pietro, contro l'affittuario, Rodolfo il figlio dello scultore, un uomo che cerca di mantenere viva la memoria del padre. Quello di Assen Peikov è uno dei rarissimi studi sopravvissuti. Dopo la morte dell'artista, l'intero palazzo in cui c'era l'atelier è stato venduto dalla proprietà, il gruppo Bises, alla società dell'immobiliarista Bocchi. Era il 1983 e poco dopo la società immobiliare ha rivenduto lo studio all'attuale proprietario. Ma il figlio Rodolfo non si è arreso: ha Ottenuto dal Ministero dei beni culturali un vincolo sullo studio, per salvaguardarlo così com'è, con tutti i suoi beni. Il vincolo, tra un ricorso al Tar e uno al Consiglio di stato da parte del proprietario, è stato ribadito due volte. Ma a quanto pare, inutilmente. La procedura di sfratto, andata avanti su un binario parallelo, è ormai esecutiva. L'ufficiale giudiziario si è presentato il 3 maggio. Tornerà il 15 giugno. Intanto il sindaco di Sofia ha chiesto aiuto. Lo stesso fa Rodolfo Peikov. E via Margutta? Aspetta.