Raffaello? Anche i ciechi potranno presto apprezzare i suoi capolavori: «toccandone» le forme e «ascoltandone» i colori. Poi sarà la volta di altri maestri della pittura, da Tintoretto a Pollock: una macchina tradurrà i loro quadri a beneficio dei non vedenti. Il progetto, patrocinato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra gli scienziati del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr] e uno scultore, Paolo Carosone. Una parte del «sistema», infatti, è proprio una scultura, un bassorilievo da toccare che riproduce il soggetto del quadro nelle sue esatte proporzioni. Carosone è slato scelto per realizzare queste versioni tridimensionali dei dipinti anche perché ha una lunga esperienza di contaminazioni tra arte e tecnologia. Le sue prime sperimentazioni risalgono al '67, poi ha vissuto e lavorato per anni a Tokyo e in seguito ha insegnato alla Berkeley University, in California. A metà degli anni Ottanta perfino la Nasa ha finanziato alcune sue opere hi-tech. E proprio durante una di queste esperienze Carosone ha conosciuto Francesco Antinucci, dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, che ora coordina il progetto della pittura per non vedenti fornendo una base scientifica al lavoro dello scultore. Per esempio: non tutti gli elementi del bassorilievo sono completi, più spesso si tratta di forme solo accennate. E questo perché se l'intero contenuto del quadro fosse trasformato in un vero e proprio bassorilievo, non ci sarebbe alcuna traccia del processo che avviene quando si osserva un'immagine bidimensionale e la si ricostruisce mentalmente in tre dimensioni. «Ogni quadro», dice Antinucci ,«è la traduzione di un'immagine tridimensionale, ma la tridimensionalità viene ricostruita dalla mente dell'osservatore. Di qui l'idea di lasciare le superfici tattili incomplete in modo che anche il non vedente operi una ricostruzione mentale delle forme». E i colori? Saranno affidati al suoni. Chi toccherà con le mani le forme del bassorilievo indosserà sull'indice un tracciatore realizzato dalla Ascension, società hi-tech canadese specializzata in simulazioni al computer per uso scientifico. L'apparecchio comunicherà a un elaboratore quale zona dell'opera d'arte si sta esplorando. Il computer verificherà quali sono i colori che in quel punto caratterizzano il quadro e, grazie un algoritmo realizzato con la collaborazione del musicista Pierluigi Castellano, li tradurrà in suoni. «Esiste una corrispondenza precisa fra colore e musica, se ne sono occupati anche filosofi, scienziati e artisti come Locke, Newton e Kandinskij», dice Antinucci. «La saturazione, l'intensità e la frequenza dei colori corrispondono al timbro, all'intensità e alle note. E cosi a ogni pixel di colore si può far corrispondere un suono ben preciso. Ma questa è la parte più delicata dell'esperimento, perché l'algoritmo deve essere in grado di tradurre milioni di sfumature». I rossi saranno squillanti quanto le trombe, i blu opachi come gli archi. Sugli altri colori Antinucci non si vuole sbilanciare. Spiega però che i contrasti sonori diverranno molto forti quando con il tracciatore si toccheranno i bordi e i confini delle figure. Serviranno a dare immediatamente l'idea che si tratta di un punto di passaggio, per esempio quello fra la veste della figura principale e lo sfondo. L'obiettivo non è solo quello di costruire una sorta di grammatica per rappresentare le opere d'arte, ma anche di far sì che questa grammatica sia intuitiva. Secondo i ricercatori del Cnr, infatti, la combinazione fra forme tattili e suoni dovrebbe riprodurre l'immediatezza dell'esperienza visiva e diventare comprensibile fin da subito, ricostruendo nella mente del cieco un'immagine completa. «Sembra una follia», dice Antinucci, «ma sono sicuro che funzionerà. Anche perché il sistema che stiamo mettendo a punto si basa su reali corrispondenze fra la vista e gli altri sensi. Certo, toccare un oggetto e ascoltare dei suoni richiede più tempo del semplice guardare. Eppure sono convinto che la percezione sarà immediata». Ma quanto sarà vicina all'originale l'Idea che i ciechi si faranno di un quadro dopo averlo toccato e ascoltato? «Si tratta pur sempre di una traduzione», risponde Antinucci. «E le traduzioni non sono mai fedeli al cento per cento, c'è sempre una parte di arbitrarietà». Per conoscere l'effetto che i quadri tattili-acustici avranno sui non vedenti bisognerà aspettare metà giugno, quando alla Galleria Borghese di Roma verrà esposto un prototipo. Il primo quadro tradotto? La Dama con liocorno di Raffaello. «L'abbiamo scelto», dice Carosone, «perché la pittura di Raffaello è molto lineare e quindi particolarmente adatta per un primo tentativo. Poi dovremo trovare il modo di tradurre in versione tridimensionale anche le pennellate di Goya e di Caravaggio». Buio in sala, la mostra è da annusare Anche nei musei c'è chi prova a tradurre le opere d'arte per i non vendenti. Al Museo civico di Belluno, per esempio, è stata inaugurata la sezione Chiaroscuro, dove sono esposte otto traduzioni tridimensionali di altrettanti dipinti. A Bologna è stata realizzata una guida audio-tattile dei monumenti della città: si basa sul riconoscimento dei materiali utilizzati per costruirli. L'artista tedesco Andreas Heinecke ha invece capovolto la questione: la sua mostra, Dialoghi al buio, è un percorso da compiere in compagnia di un non vedente, dove le opere vengono «guardate» solo con il tatto, l'olfatto e il gusto. La mostra, partita da Amburgo, sta percorrendo tutta Europa e ha toccato anche Roma e Milano. Nonostante i molti tentativi, non esiste però un sistema universale che renda fruibili per i ciechi le arti visive. Su un punto però sono tutti d'accordo: la soluzione saranno i computer, gli unici in grado di tradurre per gli altri sensi la mole di informazioni raccolta della vista.