Otto stanze, un viaggio tra sogno, fiction e realtà Buone notizie, o meglio, «Good N.e.w.s.». È il titolo della mostra che si svolge alla Triennale dal 16 maggio al 20 agosto 2006, e ha come sottotitolo «Temi e percorsi dell'architettura». E di buone notizie, per l'architettura in generale e quella italiana in particolare, ce n'è un gran bisogno. La sigla N.e.w.s. sta per i quattro punti cardinali, come dire che l'esposizione spazia a tutto tondo su architettura e dintorni, con una logica (e un percorso espositivo) più suggestivo che didascalico. «La mostra, che è anche un po' laboratorio, si rivolge al grande pubblico dice Italo Rota progettista dell'allestimento, delle installazioni e curatore della rassegna insieme con Fulvio Irace e rappresenta un invito esplicito a prendere coscienza dell'architettura: perché quando si parla della città, della casa, dell'abitare, sono pochi quelli in grado di intervenire nel discorso in modo concreto, coerente e intelligente. In genere uno subisce passivamente». Aggiunge Irace, docente, studioso e curatore di Good N.e.w.s.: «Eravamo partiti dall'idea di "rappresentare" l'architettura quindi avremmo dovuto parlare di segni, disegni e modelli. Invece abbiamo finito col chiederci cosa significhi rappresentare l'architettura e, soprattutto, se i metodi tradizionali, o quelli più moderni, siano in grado di riassumerne in qualche modo la complessità». Per tentare di dare risposta a questi interrogativi (e a molti altri, ad esempio: cosa vuoi dire fondare una città, costruire una casa o quali sono le origini dell'architettura?) è stato ideato un percorso attraverso otto stanze o esperienze: Proporzioni, Ombre, Origini, Oggetti come micro-architetture, Cupole, Città, Allegorie e Ritratti. Il percorso comincia dalle proporzioni, che hanno come riferimento il corpo umano e tutte le misure, antiche o moderne, che ne derivano come il piede o il cubito. E non poteva essere diversamente, dal momento che le architetture sono fatte dagli uomini per gli uomini. Così, accanto alle immagini dell'uomo di Leonardo si trova una costruzione in legno che riproduce uno studìolo rinascimentale e raccoglie alcuni volumi di riferimento per la storia dell'architettura: da Vitruvio a Serlio, da Viollet le Duc a Le Corbusier. «Lo spettatore è invitato a partecipare attivamente e l'installazione centrale è una sorta di "teatrino della memoria" prosegue Rota un elemento che aiuti a ricordare ma, nello stesso tempo, favorisca la partecipazione attiva della gente». Infatti, quella della costruzione centrale che focalizza il tema della stanza è una caratteristica comune a tutte le tappe: uno studiolo di plastica, una casa tenda in acciaio, una scatola di specchi, un tumulo di sassi artificiali. La sala delle Origini ha una costruzione che richiama alla memoria l'idea della capanna primitiva, quella degli oggetti ha una grande installazione di Mendini mentre quella delle cupole ne ha, ovviamente, una realizzata con «fogli» rettangolari di legno, uniti e sagomati. In ognuna delle sale sono raccolti oggetti di grande valore storico (ed economico) accanto ad altri di grande valore simbolico o mediatico. Qualche esempio? I disegni originali degli studi di Michelangelo per la Sagrestia Nuova nella sala delle Ombre, la Hydria di Paestum a simboleggiare le origini nella sala omonima, il cartone animato dei Simpson con le avventure di «super-Gehry» nella sala dei ritratti, le opere di De Chirico e Mondrian. E ancora, nella sala delle Allegorie, il «confronto» tra Canaletto e la realtà virtuale del XXI secolo: il quadro del celebre pittore che illustra una città ideale, cioè una Venezia che non esiste nella realtà, pur essendo assolutamente verosimile viene «accostato» a un'installazione interattiva che permette di comporre la propria città ideale. Due rendering differenti, due modi in due epoche distanti tre secoli di immaginare l'architettura, di rappresentare ciò che ancora non c'è. E poi 1500 tra manifesti disegni e immagini, alcune realizzate da grandi maestri come Basilico, Barbieri e Ros-selli. «I manifesti sono solle-vabili precisa l'architetto Rota e sotto ci sono le indicazioni delle architetture illustrate, perché vogliamo che la gente vada a visitarle, le veda dal vero, le viva». «Alla fine di questo percorso continua Irace uno si trova davanti lo scalone d'onore della Triennale, sulla cui parete di fondo risalta un'installazione di Maurizio Nannucci che ricorda un'analoga opera di Lucio Fontana del 1950. L'intervento, realizzato con tubi al neon, riproduce la scritta "and what about thè Truth". Non è una domanda e nemmeno un'affermazione perentoria. Serve a ricordare a tutti noi se esista una verità e se sia mai possibile cercarla. Soprattutto nell'architettura. E si contrappone al motto di Abby Warburg che accoglie i visitatori all'inizio del percorso "All'immagine la parola"».
Triennale, la capanna primitiva gareggia con un super-Gehry
La mostra "Good N.e.w.s." si svolge alla Triennale dal 16 maggio al 20 agosto 2006 e ha come sottotitolo "Temi e percorsi dell'architettura". La mostra è curata da Italo Rota, Fulvio Irace e rappresenta un invito esplicito a prendere coscienza dell'architettura. Il percorso espositivo è suddiviso in otto stanze o esperienze, ognuna con un tema diverso, come le proporzioni, le ombre, le origini, gli oggetti, le cupole, le città, le allegorie e i ritratti. Le stanze sono decorate con immagini, oggetti e installazioni che aiutano a ricordare e a partecipare attivamente lo spettatore.
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