DOPPIO INTERVENTO La riforma riguarda sia la salvaguardia del territorio sia i luoghi d'arte - COMPETENZE Roma si ritaglia un ruolo maggiore, anche se gli enti locali non sono d'accordo CONTROLLO Solo in Calabria manca, mentre altrove è necessario aggiornare gli strumenti LE PRINCIPALI NOVITÀ Il paesaggio. È il territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni La tutela. Lo Stato e le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente conosciuto, tutelato e valorizzato I piani paesaggistici. Per l'elaborazione dei piani paesaggistici è prevista una doppia via: le Regioni possono agire autonomamente o attraverso intese con il ministero dei Beni culturali e dell'Ambiente L'intesa con lo Stato per i nuovi piani. L'intesa indica il termine per il completamente del piano, che viene elaborato congiuntamente e viene approvato con un accordo preliminare; novanta giorni dopo il piano viene approvato definitivamente dalla Regione. Se la Regione non provvede, lo fa il ministero dei Beni culturali mediante decreto I vantaggi dell'intesa. Per gli interventi di recupero di aree molto abitate o degradate si può fare a meno dell'autorizzazione paesaggistica; nei casi in cui, invece, l'autorizzazione è necessaria, il parere del soprintendente è obbligatorio, ma non vincolante L'adeguamento dei piani esistenti. Le Regioni hanno tempo per farlo fino al 1 maggio 2008, secondo la convenzione (ancora da definire) approntata dai Beni culturali con la Conferenza Stato-Regioni, Gli adeguamenti vengono approvati con un accordo preliminare e 60 giorni dopo la Regione li approva definitivamente. Se la Regione non provvede, interviene il ministero dei Beni culturali Commissioni per il paesaggio. Entro il 31 dicembre 2006 le Regioni promuovono l'istituzione, in ambito sovracomunale, di commissioni per il paesaggio, che devono supportare i soggetti a cui sono delegate le autorizzazioni paesaggistiche, sulle quali le commissioni esprimono un parere obbligatorio Emilia e Lazio hanno siglato con il ministero le prime intese II paesaggio è sotto chiave. Almeno sulla carta. Ad eccezione della Calabria, tutte le altre Regioni hanno adottato strumenti di tutela: piani paesaggistici, piani territoriali dì coordinamento, piani urbanistici territoriali, piani di indirizzo, piani ambientali. I nomi sono diversi, il livello di copertura del territorio anche, ma l'intento è unico: fare in modo che il Bel-paese non perda smalto. La disparità di appellativi, se da una parte non fa che ribadire l'ampio margine di manovra che in questo settore spetta alle Regioni, dall'altra lascia intravvedere la mancanza di omogeneità nelle politiche di tutela. Punto dì raccordo. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (il decreto legislativo 42 del 2004) intendeva rappresentare il momento di sintesi che manca negli interventi di salvaguardia del territorio. E ha, dunque, indicato le linee guida per la predisposizione e l'aggiornamento dei piani paesaggistici. Quella filosofia, che nei presupposti non è cambiata, ha, però, modificato prospettiva. Con la recente riforma del Codice effettuata con il decreto legislativo 157 del marzo scorso, il ministero dei Beni culturali ha in parte ridisegnato i criteri per l'approntamento degli strumenti di tutela, ma soprattutto ha assegnato allo Stato un ruolo più propositivo. Ne è segno l'articolo 135 che ora recita: «Lo Stato e le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente conosciuto, tutelato e valorizzato». Prima tale compito chiamava in causa solo le Regioni. Tutto questo non senza indispettire le amministrazioni locali, che, infatti, hanno negato il loro assenso alle modifiche al Codice. Sia in sede di Conferenza Stato-Regioni, sia all'interno della Conferenza unificata, è stata bocciatura piena. I Beni culturali hanno ritenuto inconsistenti le critiche, frutto di un veto pregiudiziale alle modifiche al Testo unico, e sono andati avanti. Ora quelle norme sono operative da venerdì scorso. Ciò che alle Regioni si chiede in maniera più incisiva, rispetto alla precedente impostazione del Codice, è di condividere l'attività di elaborazione e aggiornamento dei piani paesaggistici. Niente di impositivo: le Regioni "possono", non "devono". Solo che la scelta del lavoro in comune è ripagata con procedure semplificate nel rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche. Le intese. I primi accordi sulla base della precedente impostazione del Codice, comunque, già ci sono. Emilia Romagna e Lazio hanno fatto da battistrada, mentre con la Sardegna il ministero ha avviato una concertazione informale. Si sta poi cercando di estendere a tutto il Veneto l'accordo siglato nel 2000 con quella Regione per la pianificazione solo di una parte del territorio. Primi incontri ci sono stati anche con il Frulli Venezia Giulia e l'Umbria. Lavori in corso. Anche le altre Regioni si stanno, tuttavia, muovendo e hanno avviato un confronto con le Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici (le ex soprintendenze regionali). L'obiettivo è rivedere i piani territoriali ora in vigore e acquisire nuovi dati in vista del dialogo da avviare con il ministero. È il caso della Lombardia, dove si sono svolte riunioni tecniche per la messa a punto delle linee guida da seguire nella revisione del piano, ma soprattutto per raccogliere nuove informazioni sullo stato del territorio. E proprio la necessità di aggiornare i dati spesso gli attuali piani paesaggistici sono vecchi di anni e non coprono l'intera Regione è una delle preoccupazioni principali. In Abruzzo e Molise, per esempio, sono già stati pubblicati bandi di gara per affidare a professionisti e università l'analisi dei rischi e il monitoraggio del territorio. In Umbria invece, si sta analizzando un altro aspetto. Nella zona di Spoleto si sta verifican-do come le nuove linee guida potranno incidere sugli strumenti urbanistici comunali. Un elemento, questo, non secondario, anche perché non mancano i casi, come nelle Marche, di Comuni che in passato hanno tardato ad adeguarsi alla pianificazione paesaggistica regionale. Diversa ancora è la situazione della Campania, che con una legge regionale ha delegato alle Province il compito dell'analisi preliminare del territorio. Spetterà poi alla Regione coordinare e amalgamare le informazioni raccolte.