La mia biblioteca era, per me, un ducato grande abbastanza»: William Shakespeare di libri non ne possedeva a migliaia, ma conosceva bene il loro valore. E sono stati molti gli scrittori e gli intellettuali che hanno regnato, sovrani assoluti, nei loro "ducati privati". Salvo poi perderli o vederli dall'alto dei cieli, s'intende disperdere. La biblioteca di un intellettuale dice molto non solo del suo possessore, ma anche dell'epoca e della temperie culturale nella quale è vissuto. Così come raccontano storie le vicende esterne delle biblioteche. Sembra giunta a una felice conclusione quella della biblioteca di Giuseppe Pontiggia. Tornerà a Milano: è ufficiale. Era "emigrata" in Svizzera, nel giugno 2004, custodita nelle cantine di una scuola elementare di Mendrisio, poco dopo la morte dello scrittore. Le condizioni per portare fuori d'Italia i 45mila volumi (riuniti in 1.200 casse) erano che al figlio dello scrittore venisse concesso un vitalizio. Scoppiò la polemica: Milano avrebbe potuto offrire lo stesso. E lo fa oggi (decadute le condizioni per la cessione svizzera), grazie alla Fondazione Beic, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura che dovrebbe nascere nella zona di Porta Vittoria. «La Fondazione ha deliberato l'acquisto della biblioteca, compreso l'archivio ci dice il giurista Antonio Padoa Schioppa, che la presiede . Con il vincolo di due adempimenti: il primo è la disponibilità dei volumi a Milano, l'altro quello dei fondi necessari per acquistarla. La Beic dispone già della cifra, aspettiamo solo che il ministero "scongeli" i fondi e ce li faccia arrivare». La prima faccenda è già in via di disbrigo: i libri della biblioteca Pontiggia saranno depositati, prima dell'estate, per il momento, presso la Braidense (e precisamente al Castello di Vigevano), le carte ancora in casa dello scrittore arriveranno in seguito. Il secondo aspetto è più delicato, forse, ma non meno risolvibile. La biblioteca di Pontiggia è stata debitamente periziata e valutata da ottimi esperti del settore. Non si conosce la cifra di acquisto ma dovrebbe essere leggermen-te più alta di un milione di euro. Per una cifra inferiore (si parla di 600mila euro o poco più), altra buona notizia per Milano giunta in questi giorni, ha trovato una degna collocazione la biblioteca, con annesso archivio, del critico letterario Giancarlo Vigorelli. L'ha acquistata il Comune per destinarla alla Sormani (un regalo per i 50 anni di vita, appena compiuti: auguri!), ma metà della somma è stata generosamente fornita dal Progetto Italia di Telecom. Si tratta di 50mila documenti tra libri, periodici, manoscritti, corrispondenza con V intellighenzia italiana ed europea del Novecento (con sezioni particolarmente importanti relative agli autori russi, molto amati da Vigorelli, e a Stendhal, del quale è presente una consistente raccolta di edizioni dell'opera omnia, cosa particolarmente consona alla Sormani che ha appena digitalizzato 1.800 postille autografe dell'autore della Certosa di Parma). Fondamentale il ruolo di Andrea Kerbaker, ad di Progetto Italia Telecom, che non esclude successivi interventi di questo tipo per salvare dalla dispersione altre biblioteche d'autore. Del resto Kerbaker, an-ch'egli bibliofilo di vaglia, sa bene cosa accade quando gli eredi seguono altre vie. Fu lui a ritrovare in una bancarella circa 1000 volumi della biblioteca del grande psicoanalista Cesare Musarti: li comprò (per un milione e duecentomila lire, di allora, siamo nel 1994) e poi schedò pazientemente. Non è nemmeno il caso più eclatante. Finirono in antiquariato nientemeno che i libri dell'ex presidente della Repubblica Giuseppe Saragat Cosa che non potrebbe certo accadere oggi. Il neo-eletto al Colle, Giorgio Napolitano, per esempio, ha già destinato, nei mesi scorsi, il suo archivio privato (da lui personalmente riordinato) all'Istituto Gramsci di Roma. Una scelta quella di individuare per tempo il destino dei pro-pri libri che cerca di percorrere un'altra istituzione benemerita come la Fondazione Mondadori., «Stiamo già inventariando il prezioso archivio di Giancarlo Ferretti, noto studioso di editoria» dichiara la direttrice della Fondazione, Luisa Finocchi. La Fondazione Mondadori si dedica particolarmente a figure di intellettuali-editori, ma seguendo un altro tipo di strategia. «Non compriamo fondi o archivi dice Finocchi . Anzi siamo contrari. Chiediamo agli eredi di depositare presso di noi le carte per 30 anni. Noi le cataloghiamo per poi valorizzarle, con mostre, libri, convegni». Operazione riuscita in parecchie occasioni (ultima la mostra su Rosa e Ballo), che accomuna la Fondazione Mondadori al francese Imec, il centro che raccoglie gli archivi delle grandi case editrici con lo stesso metodo. Oggi I'Imec ha in gestione un ex convento in Normandia a Caen, un vero e proprio «santuario dell'editoria». E se sul mercato antiquario ogni tanto deve tornare la Fondazione Collodi per comprare manoscritti e rare edizioni dell'autore toscano, un piccolo santuario è il centro Apice della Statale di Milano che, su impulso del rettore Enrico Decleva, sta accumulando una serie di archivi e fondi preziosi. Ultimi arrivi sono stati il fondo editoriale di Vanni Scheiwiller, che si affianca a quello di Valentino Bompiani, a quello della casa editrice Ricciardi, ma anche alle carte del poeta Antonio Porta e alla strepitosa Biblioteca Reggi: una delle più importanti raccolte bibliografiche, selezionata libro per libro, sul Novecento italiano, che fu comprata per circa 1,3 milioni di euro e se li vale tutti. E potrebbe tornare prossimamente a Milano anche l'archivio di Ardengo Soffici, ora ospitato alla Nazionale di Firenze. Ma tra le raccolte da non smembrare e ancora "sul mercato" c'è anche quella personale di Lalla Romano, che vanta, inoltre, una notevolissima quadreria che ne fa salire di molto il valore economico. Dal punto di vista figurativo c'è molto da fare sulle biblioteche degli architetti, mentre la superba collezione di ex libris di Giuseppe Cauti, tra le prime 3-4 al mondo, potrebbe trovare degna collocazione a Pisa (la Provincia e l'università la trattano con il libraio antiquario Andrea Tomasetig, per l'eventuale costituzione di un museo dell'ex libris). Nel mondo della bibliofilia le sorprese non mancano mai: in Spagna, un mese fa, gli eredi di Miguel de Unamuno hanno chiesto (e ottenuto, per intervento del ministero della Cultura che ha invocato l'"inesportabilità" di un tale patrimonio) la sospensione di un'asta di manoscritti inediti di legittima proprietà dell'università di Salamanca, di cui Unamuno fu a lungo rettore. Infatti i manoscritti del filosofo furono venduti dagli eredi all'ateneo per un prezzo simbolico. L'asta è stata per ora rinviata, ma nulla, ovviamente, è stato deciso in via definitiva. «Un libro, uno solo, può sconvolgere la vita di un singolo individuo. Una biblioteca può arricchire culturalmente una piccola cittadina. Un gigantesco archivio, invece, non cambierà in nulla la vita di una metropoli»: l'ha detto Arthur Schopenhauer. Aveva torto. Ha raccontato Raffaele Mattioli che la cosa che più fece felice Luigi Einaudi, quando finì il suo mandato presidenziale, fu il regalo che gli fece, finalmente, Mattioli: una copia dei Paradoxes di Malestroit un testo economico del 1566 , per il quale Einaudi corteggiò l'amico per molti anni. Oggi è negli scaffali della Fondazione Einaudi. Forse non cambierà la vita dell'intera città, ma anche queste minuzie hanno una loro storia da raccontare. Dove si fondono uomini e libri. E il loro amore gli uni per gli altri. Caratteristica che unisce, in fondo, tutti noi proprietari al nostro ducato. Piccolo o grande che sia.