Un Governo Capitale. Che rendesse giustizia, dopo i tagli degli anni passati e la scarsa rappresentanza, al modello Roma. Se ne è parlato tanto ma oggi che il centrosinistra discute concretamente di ministeri la città eterna sembra essere tornata in soffitta. Poco importa che sia la locomotiva d'italia: che abbia conquistato un Pil da Nord-Est, che possa contare sul più alto tasso d'occupazione del Paese. O che abbia abbracciato in modo convinto il partito democratico. Il caso politico è quello dell'esclusione dal ministero dei Beni culturali - almeno così sembra - di Goffredo Bettini, deputato Ds e inventore del modello Roma. Quel posto sarebbe stato «prenotato» da Francesco Rutelli, leader della Margherita. I maligni dicono che in questo modo l'ex sindaco di Roma voglia riconquistare il consenso perduto e in qualche modo opporsi all'escalation di Veltroni e company. Soprattutto dopo i risultati sotto le aspettative del partito dei petali alle Politiche. Novità potrebbero arrivare già oggi. Per adesso, però, i Ds non ci stanno. Michele Meta, segretario regionale e deputato, non usa mezzi termini e pone una questione che dovrà essere affrontata dall'Unione. Onorevole Meta, si è parlato molto del peso di Roma nel governo ma sembra, invece, che la Capitale verrà ridimensionata. Perché? «Dopo anni di dispetti da parte del centrodestra la Capitale ha bisogno di stare nell'agenda del governo Prodi. Le questioni principali sono poteri speciali e risorse, che devono essere adeguati a una grande città. Queste politiche si realizzeranno meglio se al governo ci saranno gli esponenti romani. E penso che alla fine sarà così». Per ora non sembra che ci sia grande considerazione. Il caso Bettini? «Quello che succede nella Margherita non lo so. Certo i Ds hanno posto una questione chiara: Bettini deve essere ministro dei Beni culturali perché è l'inventore del modello Roma, ha una forza politica rilevante e perché ha coordinato l'Auditorium, che è la struttura culturale più frequentata d'Europa». Ma sembra che i Dl la pensino diversamente... «Ci sorprende che il capo della Marghenta decida di entrare nel governo e chieda proprio quel ministero. Rutelli sapeva benissimo dell'indicazione di Bettini. E' una forzatura che non gradiamo e che sembra solo una provocazione». E adesso che si fa? «L'idea era inserire nel ministero dei Beni culturali diverse competenze. A questo punto scorporiamole e creiamo un secondo dicastero». Cioé? «Da un lato cultura, spettacoli e sport, dall'altro made in Italy, commercio estero e turismo. Questa potrebbe essere la quadratura del cerchio sempre che non si riesca a trovare un altro accordo». Questa situazione può avere effetti sui prossimi equilibri in Campidoglio? «A Roma ci sono le condizioni migliori per il partito democratico. Certo, le incomprensioni non aiutano questo processo politico, che va conservato e valorizzato. Così come, guarda caso, i Beni culturali. In ogni caso le prossime Comunali andranno bene sia per il sindaco sia per i partiti».
Bettini ministro, garanzia per Roma
Il governo Prodi discute di ministeri e il modello Roma di Goffredo Bettini, deputato Ds, sembra essere stato dimenticato. Il ministro dei Beni culturali sarebbe stato assegnato a Francesco Rutelli, leader della Margherita, ma i Ds non hanno espresso supporto. Michele Meta, segretario regionale e deputato, ha posto una questione sulla presenza di esponenti romani nel governo, sottolineando l'importanza di poteri speciali e risorse per una grande città come Roma. I Ds hanno espresso la loro disapprovazione per l'indicazione di Bettini al ministero dei Beni culturali, considerandola una forzatura e una provocazione. La situazione potrebbe avere effetti sui prossimi equilibri in Campidoglio e le prossime Comunali.
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