Più Stato padrone, abrogazione dei reati di lotta e diritto all'occupazione delle case sfitte. I vertici di Rifondazione delineano il programma economico e la politica del futuro esecutivo -------------------------------------------------------- Roma - «Mi sembra siamo a buon punto», aveva dichiarato giovedì mattina il nuovo leader di Rifondazione Franco Giordano lasciando piazza Santi Apostoli dopo un incontro con Romano Prodi. Poi ci si è messa di mezzo quell'arrogante richiesta di un ministero dell'Energia, creato ad hoc per gli uomini di Fausto Bertinotti, e si è aperta l'ennesima falla da tamponare. Come se il Professore, di crucci, non ne avesse già fin troppi. Un tuffo nel passato. Un ritorno ai tempi dell'Iri e delle partecipazioni statali. Un revival centralista e egemonico con tanto di marchio registrato doc: più stato, meno mercato. Dopo aver piazzato alla presidenza della Camera l'istituzionale Fausto, Rifondazione si appresta a marchiare con falce e martello le battaglie che porterà presto in parlamento. Innanzitutto il piano politico. Senza se e senza ma, Giordano ha chiarito a Prodi l'intezione di Rifondazione di metter mano alle competenze su energia, acqua e territorio. Le ipotesi di lavoro sembrerebbero tre: un ministero a sé stante, un dipartimento all'interno del ministero dell'Ambiente o un dipartimento all'interno dei Beni culturali. Nel primo caso, nascerebbe un ministero dell'Energia e dell'Ambiente. Nel caso di un dipartimento-costola del ministero dell'Ambiente, Prc vorrebbe le competenze sull'energia. Nel caso, invece, si arrivasse a un dipartimento Beni comuni all'interno del ministero dei Beni culturali, Rifondazione vorrebbe competenze sulla proprietà intellettuale. Qualunque sia la mediazione del Professore, ciascuna delle ipotesi avanzate da Giordano si tradurrebbe, tuttavia, in una secca amputazione del dicastero delle Attività produttive cui fanno capo energia e proprietà intellettuale. Da qui i mal di pancia di casa diesse. Non è più mistero che uno dei dicasteri ampiti dal Botteghino sia proprio quello delle Attività produttive, poltrona da affidare a un loro esponente di primo piano, Pierluigi Bersani. Senza l'energia quest'ultimo verrebbe svuotato di quello che attualmente è forse il settore più strategico per la politica industriale e di rilancio della competitività, ai primi posti nell'agenda del Governo. Se a questo poi si dovesse aggiungere l'affidamento del made in Italy a Francesco Rutelli o qualche altro diellino, Bersani rimarrebbe letteralmente a mani vuote. Malumori anche in casa Verdi dal momento che loro obiettivo principe è portare Alfonso Pecoraro Scanio all'Ambiente. Ma Giordano non si lascia intimorire e avanza già un nome: Patrizia Sentinelli. Riportare certi poteri, come energia, acqua e territorio, sotto l'egemonia statale si traduce come una pesante martellata al libero mercato per falciare l'autonomia delle Regioni. Non a casa il neoeletto presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha confessato di «essersi rituffato negli atti della Costituente con grandissimo interesse... con passione». Morale' «Bisogna rivedere - il titolo quinto - ha spiegato il capo dello Stato in pectore - così come è stato riformato a stretta maggioranza dal centrosinistra». Anche se il suo compito sarà di sola «moral suasion», Napolitano ha fatto intendere la necessità di un riequilibrio tra Governo e Parlamento. «Le dichiarazioni del neo presidente sulla necessità di rivedere la riforma del titolo V della Costituzione - ha dichiarato Giuseppe Vatinno, responsabile nazionale Energia e Ambiente dell'Italia dei Valori - aprono la possibilità di riportare le competenze in materia energetica, nuovamente dalla regioni allo Stato centrale, sia pur con gli aggiustamenti del caso». Così come Rifondazione, anche l'Italia dei Valori ha portato la discussione sulla necessità di una più marcata centralità del potere statale. «L'attuale sistema prevede che la materia energetica - ha poi concluso Vatinno - sia argomento concorrente tra Stato Centrale e Regioni, il che non è funzionale a fare quegli interventi mirati nel settore di cui l'Italia ha bisogno». Maneggi a parte (accordi, promesse e spartizioni li lasciamo all'entourage del Professore), si delinea la piega diverse anime dell'Unione stanno cercando di dare al Governo del Professore. Ma è l'ala estremista della coalizione (forte del suo rinvigorito peso politico e del malessere tra le correnti più moderate) a buttare le fondamenta per ricostituire il baraccone-Stato. Giorni fa, qualcuno aveva tentato di farci credere che «dopo il 1989 tutto è cambiato, le premesse sono cambiate: il comunismo di oggi non è più quello degli inizi del Novecento». Un'analisi che soffre di un'ingenua miopia o di un'arrogante mistificazione. Ne sono la riprova le stesse scelte che Rifondazione sta compiendo su piano politico. Se da una parte il tentativo egemonico di statalizzare energia, acqua e territorio riporterebbe il Paese a quell'arretratezza politico-economica che per cinque anni di legislatura il Governo Berlusconi ha combattuto e in parte sconfitto, dall'altra si gettano le basi per la nascita della Sinistra alternativa, nuova costola di Rifondazione. «Il Prc non si scioglie - ha spiegato Giordano - mette la sua forza a disposizione di questa soggettività che ha come prospettiva un'alternativa di società». Tradotto in parole povere: dialogo con i centri sociali e amnistia per i compagni incarcerati «ingiustamente» da oltre due mesi «con accuse inconsistenti e assurde». I «27 giovani, rei semplicemente di aver partecipato a una manifestazione antifascista» sarebbero quei no global che hanno "goliardicamente" distrutto e incendiato il centro milanese lo scorso 11 marzo. «Stanno subendo un'ingiustizia grave - ha dichiarato il neodeputato del Prc, Francesco Caruso - mi piacerebbe mostrarvi questi famigerati mostri, vittime solo della criminalizzazione». Inutile spiegare dove vuole arrivare. Caruso ha già capito tutto: in Parlamento camicia fuori dai pantaloni, Clark e look da finto trasandato; in piazza, coi compagni, a urlare "Stato fascista!". Il viatico dei facinorosi di Milano gli ha dato il "la" per puntare «all'abrogazione dei reati di lotta e di opinione» e imporre un provvedimento di amnistia «perchè il collasso del sistema giudiziario ha ridotto le carceri in semplici discariche sociali dove nascondere le contraddizioni sociali». Giordano parla di una «nuova soggettività» che «renda possibile una relazione tra le lotte sociali e la costruzione del nuovo soggetto». Una nuova soggettività che si faccia garante di chi okkupa case, fabbriche e magazzini. Insomma una nuova soggettività che imbavagli le forze dell'ordine affette da una certa febbre da sgombero che colpisce immigrati, rom e senzacasa. [Data pubblicazione: 14052006]
Nel governo tornano i ministri statalisti
Il nuovo leader di Rifondazione, Franco Giordano, ha presentato il programma economico e politico del futuro esecutivo, che prevede l'abrogazione dei reati di lotta e diritto all'occupazione delle case sfitte. Il programma include anche la creazione di un ministero dell'Energia, che potrebbe essere affidato a Pierluigi Bersani, e la promozione di Patrizia Sentinelli come ministro dell'Ambiente. Il programma è stato presentato a Romano Prodi, che ha espresso il sostegno di Rifondazione. Il programma è stato anche criticato da Italia dei Valori, che ha espresso la necessità di una più marcata centralità del potere statale.
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