Un passo indietro. L'11 marzo 1944 un B24 degli Usa tenta di bombardare palazzo Mantua-Benavides, sede del comando tedesco. Ma sbaglia bersaglio di decine di metri e centra l'abside della chiesa degli Eremitani. Vanno in pezzi, nella cappella Ovetari, le Storie di San Giacomo (parete nord) e le Storie di San Crisioforo (sud) del Mantegna, di Ansuino da Forlì e di Bono da Ferrara, la volta a crociera del Vivarini e del D'Alemagna, le vele dell'abside. Si salvano solo due scene del San Cristoforo e il riquadro dell'Assunta, staccati nel 1886 e nel 1890 per sottrarli all'umidità e messi al riparo nel 1940. Nel 1945 una prima parte degli affreschi (Decapitazione di San Giacomo, Congedo di san Cristoforo dal re di Mantegna e due pezzi di Bono da Ferrara e Ansuino da Forlì) vengono ricostruiti dall'Istituto centrale per il restauro sotto la guida di Cesare Brandi. Oggi, dopo un lavoro informatico-artistico cominciato nel 1992 sui rimanenti 80.000 frammenti raccolti in 133 casse e rigorosamente registrati in 38 cd-rom e 2.560 immagini, la parete sud tornerà visibile in un misto di realtà virtuale e superficie pittorica. Verrà proiettata la riproduzione delle foto Alinari dei primi del Novecento e grazie a questa «mappa» saranno ricollocati su intelaiature leggere almeno il 20 per cento dei pezzi rimasti. La parete sud servirà come esperimento per poi decidere se e quando procedere con il resto. Molte le istituzioni coinvolte in questo progetto-pilota (a Padova è nato un sistema informatico di restauro assolutamente originale e quindi esportabile): la Fondazione Cassa di Padova e Rovigo, che ha finanziato con 600.000 euro l'operazione su un progetto di Claudio Rebeschini e Andrea Schiavon. L'università da Padova, cui si deve il progetto di ricostruzione su computer di Massimo Fornasier e Domenico Toniolo. Il restauro pittorico verrà supervisionato da Gianluigi Colalucci (restauratore della cappella Sistina) e Carlo Giantomassi. Questo straordinario esempio di restauro contemporaneo sarà visibile a Padova dal 16 settembre con la riapertura della cappella Ovetari nell'ambito della mostra Mantegna e Padova 1445-1460.