II complesso della Sanità accessibile fino al 4 giugno Un percorso tra «fattarielli» e leggende di «capuzzelle» Cimitero riaperto dopo anni: folla in silenzio tra i teschi Appena entrati dall'ingresso originale, quello di via delle Fontanelle, la volta di quindici metri dell'antica cava della Sanità crea un'enorme suggestione, benché in origine fosse alta il doppio: il resto è nascosto sotto il pavimento, coperto da un velo di tufo. Poco dopo, per capire l'emozione della folla che si riappropria del suo culto, basta registrarne il silenzio di fronte alle cosiddette navate dei preti, dei pezzentelli e degli appestati, percorse dalle file di teschi illuminate dalle fiaccole. Benvenuti nel cimitero delle Fontanelle, l'ossario riaperto ieri per il «Maggio dei monumenti», dopo sei anni di lavori per la messa in sicurezza e una chiusura lunga trentasette anni - salvo la breve parentesi degli anni Ottanta, interrotta dai dissesti - dopo lo stop deciso nel '69 dal cardinale Ursi per la degenerazione del culto delle adozioni dei teschi. Il dirigente del dipartimento difesa suolo, l'ingegnere Goffredo Lombardi, guida con passione e orgoglio la visita del sindaco Rosa Iervolino, senza negarsi a chi chiede spiegazioni. Qui sono stati sepolti otto milioni di morti, racconta. La leggenda che voleva il pavimento composto da più strati di teschi e ossa, coperti da pozzolana e calce, si è rivelata verità: i nuovi ritrovamenti, affiorati durante i lavori all'impianto elettrico, sono esposti in una teca all'ingresso. Negli anni si sono stratificati anche i «fattarielli», le storie legate alle anime del purgatorio senza nome adottate dai napoletani, storie spesso nate nel periodo bellico. Ogni teschio ha la sua, raccontata in varie versioni. Nel Calvario con le tre croci c'è la «capuzzella» del Capitano, la cui anima - si narra - si presentò al matrimonio contrastato di una sua devota, dopo che il futuro marito ne aveva mutilato i resti. Poco lontano c'è il «tribunale della camorra» dove sarebbe nato più di un patto scellerato, mentre la statua del canonico Barbato ricorda chi, nell'Ottocento, coinvolse gli scugnizzi della Sanità nel primo riassetto dell'ossario. Il teschio che suda è posto nella teca ex-voto firmata da Raffaele Martucci. Il «rinfresco» dell'anima del purgatorio era buon segno, se la condensa non si mostrava ne venivano brutti presagi. Non è vero ma ci credo: anche la Iervolino passa e accarezza. Due milioni di euro per lavori «soft» ma importanti alla volta e ai pilastri portanti, tentando di lasciare tutto inalterato, con i teschi catalogati, puliti e risistemati nella posizione originaria. «Un input - dirà poi il sindaco - a un quartiere difficile, ma che è anche uno scrigno. Conosco tutte le catacombe di Roma, non c'è nulla di paragonabile a questo tesoro. Bisogna farlo conoscere ai napoletani e agli stranieri». Per ora ci si può prenotare (trenta-quaranta persone per gruppo) per una visita guidata allo 081-5490368, da oggi fino al 4 giugno: i posti sono in via di esaurimento. Un flusso più potente potrà creare problemi, non solo in termini di sicurezza: la viabilità della zona è già sofferente, ieri la navetta ripristinata dall'Anm arrancava nel traffico. Dopo il 4 giugno, il Cimitero potrebbe chiudere per ulteriori lavori e riaprire dopo l'estate: sono ancora da completare gli impianti di illuminazione e antifurto. Per il futuro si vogliono allestire un punto ristoro, una biglietteria e dei bagni: si dovrà ottenere l'ok della Sovrintendenza, che finora ha bocciato le proposte del Comune, autorizzando solo l'elevatore per disabili.