Nel Settecento era uno degli edifici più preziosi di Villa Borghese, noto come «Casino dei giuochi d'acqua». Nelle sue sale affrescate e sontuosamente arredate si tenevano concerti e si servivano cibi prelibati. Dopo il disastroso cannoneggiamento, subito nel 1849 da parte delle truppe francesi accorse in difesa del Papato contro la Repubblica romana, l'edificio aveva perduto la sua ricchezza ed era stato adibito ad usi diversi: da ricovero per le piante di agrumi a istituto religioso e infine a sede di uffici comunali. Ora è stato restituito ai cittadini come museo, uno dei più affascinanti di Villa Borghese, grazie ai lavori promossi dal Comune, dalla sovrintendenza e dall'assessorato ai beni culturali. Ma grazie soprattutto a Carlo Bilotti, imprenditore italo americano, che ha fatto fortuna nel campo della cosmetica ed è diventato famoso come collezionista di arte contemporanea. È infatti di Bilotti l'idea di donare a Roma parte della propria raccolta di opere e di collocarle in un nuovo museo che, oltre alla parte espositiva permanente, ne ospitasse un'altra dove presentare mostre temporanee. Si è così inaugurato ieri, nell'Aranciera di Villa Borghese, il nuovo spazio intitolato a Bilotti e da oggi aperto al pubblico, che potrà ammirare al primo piano la donazione comprendente diciotto tele dipinte da Giorgio De Chirico dalla metà degli anni Venti agli anni Settanta, una di Gino Severini, una di Larry Rivers, una di Andy Warhol, oltre al grande Cardinale in bronzo di Giacomo Manzù. E al piano terra la mostra «Damien Hirst, David Salle, Jenny Saville. The Bilotti Chapel», curata da Gianni Mercurio, responsabile del settore espositivo del museo. Si tratta di opere di grande formato, commissionate espressamente da Bilotti ai tre noti artisti contemporanei, con l'intento di creare uno spazio espositivo più mentale che fisico, un ambiente meditativo in senso ampio che, come dice lo stesso collezionista, «può metterti di buono o dì cattivo umore»! I lavori di Hirst sono stati esposti di recente a Londra e a Palm Beach, quelli di Salle e di Saville sono presentati qui per la prima volta. Bilotti si differenzia da gran parte dei collezionisti contemporanei per il fatto che è lui stesso a commissionare le opere agli artisti di cui è amico. È così che è riuscito a raccogliere alcuni tra i quadri più belli di De Chirico, come «Cavalli in riva al mare» e «Donna bionda di schiena» e la tela in cui Andy Warhol dipinge in via eccezionale due volti, quello della moglie e della figlia di Bilotti, creando un doppio ritratto tra i più eleganti della sua carriera. Anche la mostra temporanea nasce da un'idea del collezionista: quella di realizzare una The Bilotti Chapel sulla traccia della Cappella del Rosario che Henry Matisse costruì nel 1949 a Vence nei pressi di Nizza e della Rothko Chapel edificata a Huston nel 1971 su progetto dì Pilip Johnson e Marie Rothko. Bilotti immagina non una cappella religiosa, ma uno spazio spirituale in cui dovranno confrontarsi le opere dei diversi artisti. Affida il compito a Hirst che affronta il tema dei quattro evangelisti con opere di formato monumentale di grande impatto visivo, realizzate seguendo la sua consueta poetica artistica con materiali diversi, dalle farfalle alle pillole, dalle penne a sfera alle pagine tratte dai vangeli. A Saville, che ha ideato tre grandi tele in cui identifica il tema della malattia in quello dell'espiazione, riflettendo sulle sofferenze umane. E a Salle, che riproduce come sfondo alcune parti degli "affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina e vi sovrappone le immagini contemporanee dello tsunami, della guerra'israelo-palestinese. dell'alluvione di New Orleans.