Il quarto ponte sul Canal Grande vedrà presto la luce, parola di Santiago Calatrava. Il celebre architetto catalano, in questi giorni a Roma per la presentazione della Città dello sport che ha disegnato per Tor Vergata, ha parlato con ItaliaOggi del ponte di acciaio e vetro il cui progetto è stato rivisto più volte dopo le polemiche sulle barriere architettoniche che ne avrebbero impedito il passaggio ai disabili e che hanno portato a progettare l'inserimento di un ascensore. Un'opera che collegherà la stazione Santa Lucia e che dopo oltre 100 anni realizzerà un altro ponte sul canale già famoso per il Ponte di Rialto, per il quale ci vollero però solo tre anni di lavori. Un record che il modernissimo ponte di Calatrava, approvato dalla giunta di Venezia già nel 2002, non è riuscito a battere. Domanda. Il sindaco Cacciari ha dichiarato nei giorni scorsi che il ponte si farà, anche lei è ottimista? Risposta. Le sponde del ponte sono già fabbricate, quindi il lavoro sul posto è finito. Il ponte in acciaio è praticamente già premontato a Marghera e sono convinto che quest'anno sia quello buono. Si tratta di un'opera storica, sono 125 anni che non si costruisce un ponte sul Canal Grande e alla fine si può dire che ce l'abbiamo fatta, al plurale, visto l'enorme sforzo dell'assessore D'Agostino e del sindaco Cacciari. D. Il cantiere ha subito però molti ritardi, a che cosa li attribuisce? R. Le cause credo siano almeno due. Innanzitutto il fatto che costruire a Venezia non è costruire in qualunque altra città, per esempio per l'accesso bisogna usare un canale, eppure il ponte è già pronto. E poi credo che parte del ritardo sia dovuta forse ai Giochi olimpici invernali. Le ditte di lavorazione dell'acciaio hanno avuto una domanda enorme e per un anno hanno lavorato solo a quello. Viste le difficoltà nella natura del posto credo che con i tempi abbiamo proceduto in modo molto professionale, eseguendo tutti i collaudi che la legge domanda e sempre sotto la direzione dei cantieri del comune di Venezia. D. Ci sono state poi molte critiche da parte dei disabili che hanno costretto a rivedere il progetto. R. Io penso che la funzionalità di un'opera sia essenziale e che addirittura sia una condicio sine qua non. Senza funzionalità l'architettura è solo scultura. Il progetto del ponte è stato realizzato in quel modo in totale accordo con il comune della città e con i rappresentanti di tutte le associazioni di disabili locali. Il progetto ha accolto i loro desideri di non realizzare un ponte speciale per disabili ma di continuare la politica che Venezia sta portando avanti, di avere sia il vaporetto per attraversare i canali sia il motoscafo e sia i ponti. Questo è quello che la municipalità mi ha trasmesso. Credo che abbiamo lavorato d'accordo con le regole funzionali ed etiche. D. Molte critiche accusano che si tratti di un'opera troppo moderna per Venezia. R. Personalmente considero la critica un elemento molto importante. Noi viviamo in una società democratica in cui la libera espressione è fondamentale. La critica, quando è fondata, può essere molto costruttiva e bisogna accoglierla con apertura. Anche se poi non lo fosse bisogna tenere presente che anche i grandi artisti ne hanno ricevute ed è nella natura di un progetto di avanguardia andare al di là delle aspettative e quindi può generare delle opinioni anche avverse. D. I suoi ponti sono famosi in tutto il mondo, dal Tamigi al Guadalquivir, che difficoltà ha incontrato in Italia rispetto agli altri paesi? R. Davvero nessuna. Anzi, sono stato sempre molto motivato dall'accoglienza che ho ricevuto e che è una tradizione di questo paese che per costruire il suo patrimonio artistico non si è nutrito solo delle sue risorse ma ha anche attinto all'estero. D. L'Italia può quindi essere un punto di riferimento anche per l'architettura contemporanea? R. Il contributo storico italiano è talmente grande che trascende l'epoca attuale e serve d'esempio oggi per gli architetti come lo ha fatto secoli fa.