DUE capolavori dell'arte antica scoperti due volte: sommersi dal tempo, ritrovati da un quadrupede archeologo, portati in Europa e di nuovo inghiottiti nel nulla, infine ri-ri-trovati per caso. Se fosse un film d'avventura, di quelli alla Indiana Jones, la prima scena sarebbe nella luce abbagliante di Sidone, l'antichissima città fenicia che oggi è in Libano, ma all'epoca apparteneva alla Siria. L'epoca è l'inizio del XIX secolo, più precisamente il tormentato 1814. Un dromedario curioso si aggira tra le sterpaglie, fruga nel terreno, si infila, in un'apertura. Al cammelliere che lo insegue si rivela un antro delle meraviglie: una tomba sotterranea di epoca romana con dieci nicchie per ospitare i sarcofaghi, affrescate con diversi personaggi in piedi. Ma questo è solo l'antefatto. Di per sé neppure troppo raro, visto che anche la cronaca recente documenta il caso, avvenuto nel 2000, di un asino che sprofondando accidentalmente in una cavità, nell'oasi egiziana di Baharya, «scoprì» la ormai celebre «Valle delle mummie dorate». La vera storia comincia due anni dopo, nel 1816, quando a Sidone arriva un certo William John Bankes. Inglese, viaggiatore-collezionista-egittologo dilettante, Bankes viene a sapere della tomba, chiede di visitarla e resta così impressionato dai dipinti parietali da affrettarsi a ricopiarli in una serie di acquerelli, eseguiti alla luce tremolante di una candela retta da una domestica. Quindi, seguendo una pratica che oggi ci fa inorridire ma a quel tempo era comune e ammessa, se soltanto si aveva l'accortezza di ungere le ruote giuste, fa staccare dalle pareti i dipinti più belli per portarseli a casa. Sistema gli acquerelli in una scatola di latta e gli affreschi in una cassa di legno e li spedisce nella sua magione di Kingston Lacy, nel Dorsetshire. Da quel momento, però, dei materiali partiti dal Medio Oriente nessuno sente più parlare. Come se fossero svaniti nel nulla, forse persi per strada. Invece la loro vicenda riserva ancora delle sorprese. La scena si sposta ai giorni nostri, o quasi. 1997, da quel guazzabuglio che è diventata nel frattempo la collezione di Bankes saltano fuori gli acquerelli. E nelle scorse settimane è la volta degli affreschi: due figure umane di eccezionale qualità artistica, eseguite alla metà del II secolo d. C., scoperte rovistando nel granaio di Kingston Lacy. Mettendo insieme il ritrovamento di nove anni fa e quest'ultimo, agli archeologi chese ne sono occupati - la francese Alix Barbet, direttore delle ricerche al Cnrs, con una lunga esperienza negli scavi di Pompei, e l'inglese Norman Lewis, studioso delle antiche civiltà del Libano - è stato possibile ricomporre i tasselli del puzzle. Il sepolcro doveva appartenere a una famiglia molto facoltosa, perché nella regione le tombe dipinte sono ben poche. Il dominus era raffigurato sulla paréte di fondo, con un rotolo di papiro in mano a indicare le sue esibite inclinazioni letterarie. Ai lati due figure femminili, una delle quali velata, probabilmente la sposa. Negli altri pannelli comparivano i servitori, giovani, belli, ognuno accompagnato da un'iscrizione in greco, la lingua colta dell'epoca. Si tratta dei soprannomi che definiscono la funzione del personaggio rappresentato: Oinóphilos, «colui che ama il vino», e Kalokàiros, «il momento buono», sono le due figure ritrovate nei giorni scorsi nel palazzotto appartenuto a William Bankes. Dovevano essere addetti il primo a servire le libagioni, l'aspetto centrale del banchetto antico, e il secondo a procurare i cibi più preubati, come gli uccelli che porta verso il triclinio. Il caso e il lavoro appassionato degli esperti hanno resuscitato, due secoli dopo il ritrovamento, la camera funeraria di Sidone. Ma nessuna potrà più visitarla: perché, nel frattempo, della tomba si è persa ogni traccia.
Gli affreschi romani che non volevano scomparire
Nel 1814, un dromedario curioso si infila in una tomba sotterranea di epoca romana a Sidone, in Siria, scoprendo una camera funeraria con dieci nicchie per i sarcofaghi. Il dromedario viene seguito dal cammelliere, che trova la tomba e ne fa un'antichissima meraviglia. Il dromedario viene poi portato in Europa e viene esaminato da William John Bankes, un viaggiatore-collezionista-egittologo. Bankes trova la tomba impressionante e ne fa una serie di acquerelli e dipinti degli affreschi. Tuttavia, quando gli affreschi vengono spediti in Inghilterra, si perde traccia di loro.
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