CAGLIARI. «Come provincia non abbiamo i poteri per cambiare le cose in modo diretto. Siamo però disponibili a svolgere un ruolo di relazione tra gli enti interessati. E se la Regione vorrà acquistare l'area, faremo la nostra parte»: sono le 10.15 quando in viale Sant'Avendrace, all'altezza del numero civico 35, fa capolino l'auto del presidente della Provincia Graziano Milia: a invitarlo è stata Legambiente. Per guardare da vicino, capire, farsi un'idea dello scempio, l'ennesimo, di Tuvixeddu. Un'area della città diventata ormai incontrollabile. A fianco a sé Milia ha il presidente regionale dell'associazione ambientalista Vincenzo Tiana, che fotografie e mappe alla mano indica una per una le tombe puniche e quelle romane che si trovano proprio là, dove da qualche settimana sono cominciati i lavori per la costruzione di un nuovo palazzo. Lavori, a dire la verità, interrotti da qualche giorno. «Perché?» chiede Milia. Ma nessuno sa rispondere: prudenza pre-elettorale dell'amministrazione comunale? Necessità di non farsi vedere all'opera perché le acque sono sin troppo agitate? Chissà. Quelle che si possono formulare sono solo congetture. Mentre quello che risulta è la realtà visibile appena oltrepassata la striscia di lamiera coperta da manifesti pubblicitari, che nasconde agli occhi di tutti il cantiere: un'area vasta, ultimamente ripulita dalle macerie, dove non resta che cominciare a posare il primo mattone. Ma davanti, dove comincia la collina, è tutto un fiorire di tombe puniche e romane: «Quaggiù ce n'era una romana che recentemente è stata murata» denuncia Vincenzo Tiana a Milia, puntando l'indice contro un rettangolo grigio di cemento. E ancora: «Non finisce qua va avanti Tiana la necropoli di Tuvixeddu continua per tutta via Sant'Avendrace, uno spazio immenso, che qui dove vorrebbero costruire il palazzo potrebbe avere un suo ingresso naturale». E invece no, qui si continua a pensare ai palazzi: «Siamo davanti a una follia collettiva commenta Graziano Milia dopo aver distrutto altri due importanti polmoni per la città, come Santa Igia e il Largo, adesso ci si prepara a compiere il terzo scempio». Servirebbe qualcuno come il Lamarmora, ironizza Vincenzo Tiana, ricordando che fu proprio l'illustre militare ad evitare che ai tempi della costruzione di via Sant'Avendrace s'abbattesse la Grotta della Vipera. Anche se poi, a voler essere concreti, pare che di soluzione per salvare Tuvixeddu ce ne sia solo una: «L'acquisizione dell'area da parte della Regione» suggerisce Tiana, ricordando come qualcosa di simile sia successo qualche tempo fa nel Lazio, dove la giunta Marrazzo ha salvato a Roma l'area già lottizzata compresa tra l'Appia Antica e i Castelli. «Anche a me questa sembra l'unica soluzione» annuisce Milia. Che promette: «Per ora potremmo svolgere un ruolo di relazione con gli enti interessati per vedere come risolvere la questione. Se la Regione volesse poi arrivare all'acquisto dell'area noi siamo disponibili a starle accanto». Tradotto significa che la Provincia è disponibile ad acquistare una fetta di quell'area, magari in sinergia con altri soggetti, in quella che usando un termine preso a prestito dall'economia Milia definisce «una cordata». D'altronde Milia un'idea l'aveva lanciata a suo tempo: riacquistare Tuvixeddu dai privati di Coimpresa. Un'idea che è rimasta un'idea.