Un tesoro privato dell'Appia antica diventa patrimonio pubblico: la Soprintendenza archeologica è riuscita ad acquistare la tenuta di Santa Maria Nova per 1 milione e 394mila euro dopo una lunga trattativa con gli ultimi proprietari, una coppia americana. Tre ettari di ruderi e di storia, con l'antico casale al centro: un edificio di tre piani, che reca le tracce di una cisterna di raccolta al servizio della vicina Villa dei Quintili, delle murature di una fortezza e di una torre costruite nel XIII secolo dai Caetani. L'intenzione del soprintendente è di ristrutturare e aprire al pubblico l'area. Nella quale si aleggia la leggenda del fantasma. Torna in circolo, a disposizione di tutti, un altro dei tanti gioielli privati dell'Appia antica. E' uno spicchio di campagna di circa tre ettari, puntellato di ruderi e situato all'altezza del Quinto miglio, che prende il nome di Santa Maria Nova dalla chiesa madre sul Palatino degli olivetani, monaci che nel Medioevo abitarono e coltivarono il sito. La soprintendenza archeologica è riuscita a sventarne la vendita e ad acquistarlo per 1 milione 394 mila euro, fondi pescati dal serbatoio d'incassi del Colosseo, dopo una lunga trattativa con gli ultimi proprietari, una coppia di americani, conclusa in aprile con la stipula del contratto. Una procedura anomala, rispetto al tradizionale strumento della prelazione, avviata con lungimiranza dal soprintendente dell'epoca Adriano La Regina e dall'archeologa Rita Paris, cui è ancora affidata la cura dell'Appia antica, per sfruttare il basso valore di mercato del fondo, abbandonato da quasi dieci anni e occupato abusivamente da una comunità di clandestini e di punk. E suggerita dall'eccezionale rilievo storico dell'area, incastonata tra i venti ettari della villa dei Quintili, espropriata nel 1985 ed aperta al pubblico da 6 anni, di cui ingloba alcuni resti, e vari monumenti funebri dell'Appia antica, come il misterioso mausoleo a piramide che le sorge alle spalle e il recinto in muratura di fronte al viottolo d'ingresso, interpretato dagli archeologi come un ustrino, edificio legato alle cerimonie di cremazione e di sepoltura nei sepolcri lungo la consolare. «Una sorta di luogo sacro - spiega Rita Paris - per la vicinanza con il campo del leggendario scontro tra Orazi e Curiazi e il confine del territorio cittadino. E per la presenza di sorgenti naturali e fonti termali, probabilmente celebrate da antichi riti di purificazione». Il fascino della tenuta è accentuato dallo spettacolo mozzafiato del casale che ne occupa il centro, le cui facciate sono coperte da un rigoglioso tappeto di edera e altri rampicanti. Un edificio di tre piani, rimaneggiato dall'architetto Luigi Moretti come abitazione nei primi anni del Novecento, che assembla alla base i resti di una cisterna di raccolta, al servizio della villa dei Quintili, immortalata da un disegno di Piranesi, e le murature di una fortezza e di una torre, costruite nel tredicesimo secolo dai Caetani che presidiavano questo tratto dell'appia con le loro truppe. All'esterno i monaci che sfruttavano come orto la tenuta hanno realizzato una serie di suggestivi cortili. A un periodo successivo risalgono invece due abbeveratoi, sopravvissuti alle spoliazioni dell'area. Si tratta di una miniera archeologica ricca di emergenze ancora da identificare, che può fornire indicazioni preziose sulla storia dell'Appia antica. L'intenzione del soprintendente Angelo Bottini è di ristrutturare l'area e aprirla quanto piima al pubblico. «Ma solo dopo un'adeguata campagna di scavi e sondaggi per completarne la conoscenza e poterne così progettare la manutenzione e l'inserimento nei percorsi di visita», aggiunge Rita Paris, ricordando le sorprese e i tesori che sono saltati fuori dalla villa dei Quintili, che pure a differenza di questo podere, era già stato oggetto di scavi e ricerche. Un'attrazione in più per gli amanti della via Appia, che tra breve, a giugno, potranno visitare un altro sito vicino, da poco espropriato, la tenuta di Campo di Bove, dove sono riemersi i resti di uno sfarzoso impianto termale. Il fantasma dispettoso che ha agevolato l'affare C'è forse anche l'involontaria complicità di un fantasma nella riuscita trattativa per rilevare il fondo di S. Maria Nova. Una storia che risale al 1485, quando proprio lì davanti all'attuale casale i monaci dissotterrarono un sarcofago romano. Dentro, il corpo incredibilmente ancora quasi intatto di una fanciulla, un diadema d'oro sul capo, un profumo di balsamo che si sprigionava dalla lastra scoperchiata. Una scoperta che fece scalpore. La mummia, cui furono con evidente forzatura attribuiti l'identità e il nome, Tulliola, di una figlia di Cicerone, fu messa in mostra in Campidoglio. I romani che le sfilarono davanti rimasero incantati, un pittore dell'epoca ne abbozzò anche un disegno: una fanciulla bellissima. Durò due giorni, poi il cadavere esposto all'aria dopo tanto letargo si dissolse. Si gridò al miracolo. E cominciarono a girar voci che si trattasse di un fantasma. Il ricordo di quello spettro saltò fuori nel 1968, quando il casale fu comprato da una coppia di americani, gli Ewan Kimble: lui Evan uno stodco; lei Elena una facoltosa ereditiera. E comiciarono - ha raccontato la signora Kimble - strani fenomeni. Voci di bambina e canti che la destavano nel sonno, inspiegabili dispetti che turbavano gli ospiti della tenuta. Un gotha di nomi eccellenti, come Grace di Monaco, Brigitte Bardot col marito Roger Vadim. Per qualcuno certo quello spettro capriccioso era, forse,un attrazione in più. Ma alla lunga la misteriosa presenza deve aver reso sempre più cupa l'atmosfera di quel casale isolato, sempre più difficile la vita di quella coppia. I due hanno divorziato e poi abbandonato la tenuta; lui tornato negli Usa, lei in una villa in Spagna. E dopo dieci anni hanno deciso di disfarsi, senza alzare il prezzo, del podere. Fantasma compreso, s'intende.
Appia Antica. S. Maria Nova, ecco l'"archeo-scrigno"
La Soprintendenza archeologica ha acquistato la tenuta di Santa Maria Nova, situata all'Appia antica, per 1 milione e 394 mila euro. La tenuta, di circa tre ettari, è stata abbandonata da quasi dieci anni e occupata da una comunità di clandestini e punk. La Soprintendenza ha sfruttato una procedura anomala per acquistare il fondo, che è stato espropriato per farne parte del percorso di visita della villa dei Quintili. L'intenzione del soprintendente è di ristrutturare e aprire l'area al pubblico, ma prima di farlo, si terranno scavi e sondaggi per completare la conoscenza del sito.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo