DOPO IL DIKTAT DELLA BRESSO CHE MINACCIA LA MESSA IN LIQUIDAZIONE DELLE FONDAZIONI SPENDACCIONE Oliva: si può lavorare bene con meno fondi, come il Regio Ci sono anche i beni di famiglia a garanzia dei maggiori investimenti per la Fondazione Italiana per la Fotografia. L'amore di Luisella D'Alessandro (promotrice dal 1985 dell'associazione) è arrivato a tanto. Oggi l'anziana madre deve rispondere personalmente di 23 mila euro a una banca se vuole evitare sequestri immobiliari. E potrebbe essere solo l'inizio, anche se la figlia D'Alessandro da luglio non è più ai vertici dell'ente. Dietro la messa in liquidazione della Fondazione (comunicata dalla Regione al cda il 20 aprile) ci sono situazioni come queste. Il professor Giovanni Zanetti, presidente voluto dagli enti locali per far fronte ai bilanci in forte rosso, ha descritto una situazione compromessa: contributi pubblici per 400 mila euro e oltre 600 mila euro già destinati al personale, debiti in crescita (da 700 mila 1100 mila), azioni giudiziarie, conti bancari bloccati. Un quadro simile lo offre la gestione del Circuito Teatrale del Piemonte. Anche qui la Regione nel dicembre scorso si era affidata a un «tecnico», Angelo Pastore: le spese del personale assorbono i 750 mila euro di contributi, e l'attività sfora di 5-600 mila le entrate. Sulla scelta di intraprendere strade diverse rispetto al passato, pesa l'arrivo della nuova giunta in Regione: la presidente Mercedes Bresso e l'assessore alla Cultura Gianno Oliva vogliono salvare le attività ma nella disponibilità economica e con correttezza amministrativa, anche formale. Patrimonio e funzioni della Fondazione per la fotografia finiranno ai Musei Civici (ndr, D'Alessandro avrebbe voluto coprire il deficit alienando una parte del patrimonio e continuare a valorizzare la cultura per la fotografia), mentre il circuito di compagnie teatrali del territorio sarà organizzato da un comitato formato da Regione e Comuni: utilizzerà l'esistente (senza produrre in proprio), con l'obiettivo di sviluppare gli impegni dei gruppi piemontesi a livello nazionale. La linea del rigore della giunta Bresso colpirà altri soggetti culturali? Ci sono associazioni che ricevono contribuiti pubblici con attività e professionalità a rischio? Il «no» dell'assessore Oliva è netto: «Siamo intervenuti dove era indispensabile. Non ci sono altri casi». Dalle vicende su citate emerge una lezione per tutti gli operatori e gli amministratori di attività finanziate con contributi di enti locali: «Se si fanno buchi, non interverrà il Pubblico», le previsioni di bilancio vanno fatte con gli stanziamenti già fissati. Oliva è categorico, non ci saranno eccezioni, indica nel Teatro Regio l'esempio positivo: «A fronte dei tagli del Fus, Fondo unico per lo spettacolo del ministero, il Regio ha saputo allestire una stagione impegnativa e di valore». Il sovrintendente Walter Vergnano spiega che per il 2006 il contributo nazionale diminuirà di ben 4,4 milioni di euro. A che cosa bisogna rinunciare? «Non alle attività - risponde Vergnano -. Per la prima della Turandot ci avvarremo della regìa di Luca Ronconi, ma non dell'allestimento. Abbiamo rinviato il Bolscioi di Mosca al 2007, in cambio portereno le Nozze di Figaro in tutto il Piemonte, Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Vercelli, oltre a Torino». Anche lo Stabile ha dovuto far fronte a risparmi, ma molto più contenuti: «Il Fus per noi incide molto ma molto meno, li sopporteremo con economie diffuse - dice il presidente del Tst, Agostino Re Rebaudengo -, e comunque non abbiamo mai sforato i budget previsti». Nell'ottobre scorso a Rivoli si era tenuto un convegno delle associazioni sulla «cultura negata». Il promotore Franco Lucà (Maison Musique e Folk Club) aveva riunito un centinaio di operatori e gli enti locali per favorire il dialogo, ottimizzare le risorse: c'è stato un seguito? «L'investimento della Regione sulla cultura è stato maggiore rispetto al 2005 e la giunta si è impegnata a costituire con FinPiemone un fondo volto a coprire le spese degli organizzatori in attesa dell'erogazione degli stanziamenti pubblici». Si era parlato anche di un coordinamento delle associazioni: «Purtroppo, c'è un ritardo - ammette Lucà -, siamo in prima fila quando è ora di chiedere, meno quando ci si deve strutturare».