«Sulle società partecipate servono chiarezza e trasparenza ma nella coalizione c'è chi frena». L'affondo è della Margherita che chiede una svolta nel rispetto di quanto fu previsto nella finanziaria approvata lo scorso dicembre. «Per la sanità - spiega il vicecapogruppo Pasquale Sommese a nome del partito - la Margherita ha imposto una politica di rigore che ci è anche costata sacrifici. Potevamo tirare a campare ma abbiamo voluto una svolta e i primi risultati ci stanno dando ragione. Ma anche gli altri assessorati che più incidono sulla spesa devono fare la propria parte». Sommese non fa nomi di assessori ma quando gli si chiede se per caso di riferisca a Ennio Cascetta (Trasporti) e Andrea Cozzolino (Attività produttive) risponde: «Pur riconoscendo il lavoro svolto in questi settori, con enormi vantaggi per i cittadini, mi pare evidente che vadano verificati costi e benefici ai fini di una migliore razionalizzazione della spesa». In finanziaria furono previste norme per il contenimento dei costi. In particolare, fu previsto che i CdA devono passare da nove a cinque componenti e che le retribuzioni annue dei consiglieri non possono superare i 60.000 euro per gli amministratori in possesso di delega e di 20.000 per quelli senza delega (per una riduzione complessiva di circa il 50 per cento). Inoltre, entro il 30 aprile scorso la giunta avrebbe dovuto procedere a una verifica di tutte le società miste e proporre la liquidazione (o la fusione) di quelle ritenute infruttuose. Ma il 30 aprile è passato e di questa verifica non si hanno notizie. Per la cronaca, la delega alle partecipate la detiene proprio un esponente della Margherita, il vicepresidente della giunta Antonio Valiante. «E siamo sicuri - sostiene Sommese - che presto Valiante ci dirà come stanno i fatti. Ma una cosa è chiara: i carrozzoni inutili vanno eliminati perchè le partecipate non possono diventare le isole di bengodi. Ci rendiamo conto che le politiche di rigore non piacciono ma se bisogna stringere la cinghia la devono stringere tutti. Noi sulla sanità ci siamo mossi con responsabilità. Ora è arrivato il momento di capire, per esempio, quanto i trasporti incidono sul bilancio e come la spesa può essere razionalizzata. C'è la volontà da parte di tutti di aprire una nuova stagione di riforme?». Secondo un primo screening, dovrebbero essere 35 le società partecipate. Di queste, in 17 la Regione avrebbe una partecipazione superiore al 50 per cento; in 6 sarebbe presente con quote tra il 20 e il 50 per cento; in 12 avrebbe una partecipazione inferiore al 20 per cento. Di queste 35 società, 7 sono riferite ai Trasporti; 7 alla Ricerca scientifica («ma create nella passata legislatura» precisa Sommese); 6 all'Agricoltura; 6 alla presidenza della giunta; 3 ai Beni culturali; 3 al Demanio e patrimonio; una ciascuna a Turismo, Lavoro e Sanità. L'80 per cento di queste società, secondo quanto sostiene la Margherita, sarebbero in rosso. La Margherita pone anche la questione della gestione di alcune di queste società. «Ve ne sono alcune, come l'Ente autonomo Volturno, la Circumvesuviana, la Metrocampania Nord-Est - spiega Sommese - che sono amministrate da un amministratore unico. Non è possibile. Nella gestione di società così importanti occorre maggiore partecipazione».
Campania: Società miste, un bluff il risanamento
La coalizione di centro-destra ha espresso preoccupazioni sulla gestione delle società partecipate dalla Regione. Il vicecapogruppo Pasquale Sommese della Margherita sostiene che la coalizione ha imposto una politica di rigore nella finanziaria approvata lo scorso dicembre, che ha comportato sacrifici, ma che ora è arrivato il momento di aprire una nuova stagione di riforme. Sommese sostiene che le società partecipate devono essere verificate per costi e benefici e che le retribuzioni dei consiglieri devono essere ridotte. Inoltre, sostiene che la delega alle partecipate è stata utilizzata per favorire alcuni esponenti della coalizione.
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