Lavorò al Duomo, ma più ancora a San Giovanni a Carbonara, e anche al Refettorio della chiesa di Monteoliveto (meglio nota come Sant'Anna dei Lombardi): l'avventura di Vasari a Napoli cominciò nel 1544, quando uno dei più rappresentativi artisti del Cinquecento, anche architetto e biografo, storiografo e critico d'arte, giunse nella capitale del Viceregno spagnolo. Aveva ricevuto l'incarico di eseguire affreschi e dipinti per la chiesa di Monteoliveto insieme con Cristoforo Gherardi e Raffaellino del Colle, dipinti solo in parte restati sul posto, la maggioranza è al Museo di Capodimonte. Di Vasari, della sua produzione napoletana (realizzò anche le due grandi ante di organo collocate nel transetto sinistro del Duomo con i santi protettori della città) si parlerà questa mattina alle 11 nella sala San Ludovico d'Angiò attigua al chiostro di San Lorenzo Maggiore, dove il soprintendente ai Beni architettonici, artistici e storici Enrico Guglielmo illustrerà il progetto di restauro del ciclo pittorico che l'artista, nato ad Arezzo nel 1511, realizzò nel 1545 e l'anno successivo per la sacrestia di San Giovanni a Carbonara. Sedici tavole che la Soprintendenza ha affidato a un restauratore più che collaudato, Bruno Tatafiore, al quale si devono i recuperi di dipinti che ora sono a Capodimonte (due Goya, Artemisia Gentileschi, i Bernardo Cavallino), al Correale di Sorrento (la «Cena in Emmaus» di Giuseppe Marullo), al Pio Monte della Misericordia (venti quadri di De Mura) e i «ritocchi» anche di maestri del contemporaneo (Warhol, Burri, Fontana). Affianca la Soprintendenza un'associazione di cittadini - «Atlantide ritrovata» - la cui presidente Clara Tucci interverrà, con rapresentanti delle istituzionali, alla presentazione, testimoniando il ruolo attivo dei cittadini finalizzato al recupero del patrimonio artistico napoletano. È già nota l'attività, ad esempio, di un'altra associazione («Incontri napoletani», presieduta da Tina Giordano Alario) che sta recuperando la guglia di piazza San Domenico Maggiore, ora «Atlantide ritrovata» è riuscita a reperire già la metà della somma (quarantamila euro) che occorre per restaurare le sedici tavole a olio, di piccole dimensioni ma di grande valore e artistico e storiche, notevolmente compromesse principalmente dall'umidità che ha danneggiato una delle opere, indebolito i supporti di legno delle altre e comunque prodotto danni alle superfici pittoriche. Stamattina saranno mostrati tre dipinti sui quali Tatafiore sta intervenendo e che testimonieranno tra fasi della complessa opera di restauro: «Sì, presenteremo - conferma Tatafiore - il "Sant'Agostino", rifatto per metà, nel quale si riesce a vedere la cromia originale; il "San Luca", che presenta i saggi atti a far notare la differenza con i vecchi ritocchi; e la "Danza di Salomè", non ancora ritocccato. Il mio intervento riguarda anche il consolidamento del legno, le tavole sono in deposito da una vita, sono state restaurate varie volte, ma accusano i guasti del tempo, l'umidità innanzi tutto, degli spostamenti, di varie cause». L'intento della Soprintendenza che ha progettato l'intervento di restauro è anche quello dimettere in relazione imprese, cultura e territorio per il rilancio economico del Paese, via essenziale da percorrere: i privati vanno incoraggiati - sottolineano in Soprintendenza - così come le aziende e gli enti che operano sul territorio campano, ad investire nei beni culturali in quanto la cultur aiuta l'impresa a crescere in competitività e produce benefici per il territorio e la collettività. L'iniziativa che sarà presentata stamane è inserita nel «Maggio dei monumenti» e apre squarci di luce su una presenza artistica e storica di notevole spessore nella Napoli del Cinquecento: si sa che del ciclo di tavole vasariane per San Giovanni a Carbonara una - «San Giovanni davanti a Erode» - è andata perduta, altre due hanno... viaggiato. «Melchisedec e Abramo» è conservato ad Avignone e «L'Ultima cena» è a Troyes. Ma ora è il caso di guardare avanti, e di restaurare quest'altra consistente parte dell'immenso patrimonio artistico di questa città. Che poi ciò avvenga con il consistente intervento di privati, dei cittadini, è un altro valore aggiunto che l'impresa porta con sé.