Lo dice ricerca della Bocconi. Resta il gap informativo tra i cittadini e le istituzioni Ma Roma e Milano spendono di più per trasporti e viabilità Nel biennio 2003-2004 Torino è stato il comune che ha speso percentualmente dì più per iniziative culturali, mentre Milano e Roma privilegiano i trasporti e la viabilità: è quanto emerso dalla ricerca «La comparazione dei bilanci delle grandi città italiane» realizzata dalla Sda Bocconi, presentata ieri nell'ambito del Forum p.a., che ha preso in esame i preventivi di bilancio relativi al 2005 dei comuni di Milano, Torino, Roma e Napoli. Il comune di Torino, comunque, risulta essere quello che spende di più (1.370 euro per ogni cittadino) in termini di spesa corrente pro capite, sopravanzando di poco Milano (1.326), quindi Roma (1.195) e Napoli (1.152). La spesa in conto capitale pro capite vede invece in testa Milano (913 euro per ogni cittadino), davanti a Torino (842), Roma (641) e Napoli (494). Milano è la città dove la gestione dei servizi pesa di meno sui cittadini contribuenti rispetto alle altre tre città. A livello complessivo i milanesi sopportano quindi il minor carico fiscale per assicurare la copertura dei servizi pubblici. Con riferimento ai servizi all'infanzia e per i minori la spesa netta (saldo entrate-uscite specifiche) a carico della fiscalità generale è la seguente: 53 Milano, 33 Torino, 31 Roma e 17 Napoli. Milano presenta inoltre la più alta propensione all'investimento con risorse proprie, aggiuntive rispetta ai trasferimenti finalizzati ricevuti da stato e regione. Per Milano le priorità sono i trasporti, la viabffità e l'edilizia residenziale pubblica. Anche Roma punta sui trasporti e sulla viabilità. Torino ha invece la maggiore propensione all'investimento in cultura, con una particolare attenzione a teatri, biblioteche e musei. Ai fini della riclassificazione sono stati considerati i bilanci consuntivi del 2003, del 2004 e il bilancio preventivo assestato al 30 novembre 2005, poiché il consuntivo 2005 non è stato ancora approvate dai consigli comunali. Si tratta di un bilancio preventivo rivisto alla luce delle principali variazioni intervenute nel corso della gestione. Può essere considerato, sostengono i ricercatori, una buona approssimazione dei valori definitivi al 31 dicembre2005. «Per parlare di efficienza e conti pubblici bisogna partire dal basso, ossia dalla società civile, perché ranalisi dei bi lanci è un diritto dei cittadini e i conti si fanno per costruire e non al solo scopo di criticare», ha detto Federico Sassoli Bianchi, presidente di Civicum (Fondazione senza scopo di lucro che «forma, promuove e diffonde una cultura dell'efficienza nella gestione dei bern comuni»), che ha aperto i lavori del convegno di presentazione presso Forum p.a. della ricerca sui bilanci dei comuni. Sassoli Bianchi, lamentando il persistere di un «gap d'informazione tra cittadini ed istituzioni", ha sottolineato che la comunicazione dei bilanci è «un'importante opportumtà per i comuni di far conoscere la propria attività» e che «oltre a servire a far crescere il dibattito politico, rappresenta un dovere fondamentale della p.a.». Enrico Guarini, docente della Sda Bocconi e ricercatore di economia aziendale all'Università di Milano Bicocca, ha quindi sottolineato la necessità di una maggiore «selettività delle informazioni e della rendicontazione» allo scopo di «potenziare la fruibilità dei bilanci», nonché l'esigenza di «rafforzare la trasparenza» e «integrare i conti con i necessari indicatori di qualità e di soddisfazione degli utenti».