Caro Principe, tutto ricominciò così, con una lettera del sindaco al blasonato aristrocratico romano per far riemergere dalla nobile privacy una gemma nascosta da troppi anni agli occhi del mondo: la Collezione Torlonia. In realtà, già da vicepremier con delega alla Cultura, Veltroni aveva provato a realizzare questa sua aspirazione, condivisa da molti. Da primo cittadino è tornato alla carica. Per ospitare quella che forse è la più grande collezione privata di capolavori ha proposto di trasformare in un Museo il prestigioso complesso di via della Greca, realizzando così un nuovo polo espositivo a ridosso del Circo Massimo. Ne seguirono trattativa, colloqui assai riservati, incontri interrotti e poi ripresi. Con reciproco riserbo, dal quale solo ora comincia a filtrare qualche particolare. A dare un colpo di freno alle relazioni pubbliche e private del Campidoglio ha contribuito non poco il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Voci non confermate ma neanche mai smentite lo dissero disposto ad acquistare per oltre 130 milioni di euro la preziosa Collezione, 620 statue romane che il Cavaliere con nobile gesto avrebbe girato allo Stato. Quel blitz benefico gelò le trattative col principe, che nel frattempo aveva cortesemente respinto la prima proposta del Comune. La collezione rimaneva di proprietà della famiglia Torlonia e in cambio della pubblica fruibilità veniva concesso dall'amministrazione comunale uno spazio espositivo in comodato d'uso gratuito. Un unico biglietto d'ingresso integrato avrebbe consentito la possibilità di accedere sia al Museo Torlonia che all'intera struttura. «E se un giorno lo Stato ponesse un vincolo?», avrebbe obiettato il principe Alessandro Torlonia poco propenso a concludere l'affare. Diversa la reazione del nobile alla seconda proposta: il Comune permuta una porzione dell'immobile di Via della Greca con la collezione Torlonia. E se necessario si procede a conguaglio II progetto coinvolgerebbe (anche dal punto di vista dei finanziamenti) le sovrintendenze comunali e statali nonché alcune fondazioni bancarie. Conditio sine qua non: la Collezione resta "romana" e in nessun modo potrebbe lasciare il nostro Paese. Il Principe, 78 anni, ci sta pensando. Quale modo migliore per lasciare un segno? Dopo 30 anni di "buio", le statue, conservate in parte nelle cantine e in parte in un palazzo vicino al Vaticano, potrebbero tornare alla luce. E Berlusconi? Allo slancio mecenatista è seguito un lungo silenzio che ora preoccupa e ostacola il Campidoglio. «Il presidente del Consiglio -spiega Claudio Minelli, l'assessore al Patrimonio che ha pazientemente tessuto la tela - a questo punto ha il dovere di farci sapere se il suo è stato un proposito passeggero oppure se ha realmente intenzione di farsi avanti. In questo caso saremmo i primi ad esserne felici e la disponibilità del Comune di Roma verrebbe automaticamente trasferita al presidente».