Grazie a un'indagine incrociata di cartografia toponomastica: l'edificio benedettino fu costruito nel 780 poi distrutto da un'alluvione PISA Un antico monastero sotto il letto dell'Arno all'ingresso di Pisa. E' stato scoperto attraverso un'indagine di topografia, cartografia e toponomastica, incrociate con il metodo della fotointerpretazione aerea. E dalle immagini non sembrano esservi più dubbi. Sotto l'ansa del fiume compresa tra le due frazioni di Riglione e San Si-sto sorgeva il monastero benedettino di San Savino, costruito nel 780 e distrutto da un'alluvione dell'Arno all'inizio del XII secolo. I monaci lo ricostruirono subito dopo in un'area vicina, più elevata rispetto al resto del territorio, così da non dover più subire i capricci del fiume. Ma dell'originale edificio, pur ricordato in numerosi documenti, non si era mai trovata traccia. Una studentessa del corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali, Emilia Rogovich, alle prese con la sua tesi e guidata dalla professoressa Gabriella Garzella, docente di Storia degli insediamenti tardoantichi e medievali, ha scoperto che quei resti non sono stati cancellati dall'Arno, ma soltanto occultati per numerosi secoli. Già negli anni passati, e precisamente nel 1971, si era pensato che una serie di resti che erano affiorati dal fiume potessero essere quelli dell' antichissimo monastero scomparso nel nulla. Ma gli studi avevano poi evidenziato che in realtà si trattava del castello di Settimo, appartenuto al conte Della Gherardesca e finito in Arno nel Cinquecento. Le indagini archivistiche e le foto aeree hanno adesso messo in evidenza che le strutture dell'antico monastero erano a poche centinaia di metri a ovest rispetto al complesso poi ricostruito e ancora utilizzato. La scoperta di questi giorni potrà avere risvolti affascinanti non appena gli archeologi saranno in grado di iniziare le loro ricerche. Certo non sarà facile scavare sotto il letto dell'Arno. E' infatti esclusa la possibilità di usare sommozzatori, dal momento che la visibilità delle acque del fiume è pressoché nulla. Si dovrà allora modificare il corso d'acqua, essiccando la parte in cui le foto aeree mostrano l'imponente presenza di ruderi. L'operazione è dunque dispendiosa, ma sia gli storici che gli archeologi sono decisi ad arrivare fino in fondo. La Soprintendenza Archeologica della Toscana è già al corrente della situazione e si sta attivando per progettare un'indagine complessa e non esente da rischi.