Le richieste dell'Agis per tutto il mondo dello spettacolo, dal cinema agli enti lirici: leggi di settore, certezza dei fondi, confronto continuo e costruttivo con gli operatori Per troppi anni si è considerato quello della cultura un settore di serie B Il mondo dello spettacolo attende dal nuovo governo immediati segnali per uninversione di tendenza rispetto al recente passato, caratterizzato da disattenzioni, assenze, progressivo taglio delle risorse. Basandosi sulle dichiarazioni espresse in campagna elettorale dal centrosinistra, che per bocca dei suoi maggiori rappresentanti, ha ribadito come la cultura debba essere considerata non una spesa, ma un investimento, Alberto Francesconi, presidente dell'Agis, a nome di tutto lo spettacolo (cinema, prosa, musica, danza) avanza alcune precise proposte: «Innanzitutto ci auguriamo che il prossimo ministro della Cultura sia un politico autorevole, di spessore e di valore, perché deve finire il balletto dei ministri della Cultura che entrano in consiglio con certe ambizioni e ne escono con pesanti sconfitte, riducendosi poi a magnificare rimedi assolutamente parziali e insufficienti. Già il nome del designato a guidare il comparto sarà un preciso segnale in un senso o nell'altro». Il centro sinistra ha promesso ed inserito nel proprio programma un recupero delle risorse destinate al Fus (Fondo Unico dello Spettacolo), tagliate con l'ultima Finanziaria "La seconda "scadenza" per il futuro governo- riprende Francesconi- sarà proprio l'appuntamento con la "Semestrale". La Finanziaria 2006 ha tagliato di circa 100 milioni di euro-il già risicatissimo Fus precedente. Pertanto non possiamo che pretendere un integrale reintegro; del resto, senza il recupero del taglio, molte attività giàprevisteper l'anno in corso si dovrebbero cancellare e numerose aziende sarebbero costrette a chiudere definitivamente. Ora è il momento di dimostrare che si è compreso davvero, non solo a parole, che lo spettacolo è in emergenza. Dalla Finanziaria 2007 ci aspettiamo il riaggancio ai livelli del 2001, ovvero 516 milioni di euro, come del resto promesso in campagna elettorale. In prospettiva, però, chiediamo con forza un ripensamento complessivo del Fondo Unico e quindi una riforma normativa del settore, pronti a formulare le nostre proposte in materia al nuovo Parlamento e al nuovo Governo, cui indirizzeremo quanto prima una dettagliata serie di richieste, organizzando, se sarà il caso, anche un incontro pubblico per avviare un autentico confronto". C'è poi il problema di una legislazione in materia di cinema e spettacolo dal vivo, decisamente arcaica e carente. «Le leggi di riforma- spiega Francesconi rappresentano il terzo grande appuntamento, in ordine di tempo, per lo spettacolo italiano, e per le nuove istituzioni parlamentari e di governo. La legge sullo spettacolo dal vivo, la cosiddetta "Rositani" si è trascinata a lungo per tutta la passata legislatura senza vedere la luce, anche per lo scarso impegno profuso dal ministero delle Attività Culturali, come denunciato dallo stesso relatore. Ma su questo progetto si era registrata una larga convergenza da parte di tutte le forze politiche; pertanto il nuovo Parlamento avrebbe l'occasione di approvare entro la fine del 2006 un testo definitivo che sarebbe la prima legge in Rssoluto sullo spettacolo dal vivo». Quanto alla legge cinema, i recenti interventi hanno riformato alcuni aspetti,ma il progetto resta quello del 1965 e dunque c'è la necessità di una vera legge di sistema che tenga conto della realtà. Entro l'anno, con il concorso delle forze politiche e degli operatori del settore, mi auguro si possa individuare la struttura di una complessiva riforma. Conclude Francesconi: «Aggiungerei una quarta importante richiesta: una seria e continuativa campagna di promozione e informazione per lo spettacolo in sala pubblica. Dovrebbe essere la Rai a fornire spazi adeguati, in orari praticabili, a buone trasmissioni culturali. Se faranno meno ascolto dei reality non me ne preoccuperei; l'informazione e la formazione del pubblico, meritano alcuni sacrifici di audience. Se non si è convinti di ciò si viene meno alla missione di servizio pubblico».