MANCANO 8 MILIARDI. INVENDUTI 44MILA ALLOGGI Roma APPALTI bloccati causa casse vuote. Stop alle opere pubbliche per mancanza di finanziamenti. È quanto minaccia l'Anas se non avrà gli oltre 8 miliardi promessi dal Tesoro nel 2003 e mai arrivati. È una delle eredità del centro-destra che peserà sulle spalle del futuro governo. Stando alla Finanziaria, poi, l'ente delle strade non potrà investire più di 1,9 miliardi nel 2006: ne servirebbero quasi il doppio per completare i lavori iniziati. Come dire: ci si ferma a metà dell'opera. Ma carreggiate stradali e ponti rischiano di diventare un problema secondario, visto l'andamento di altre misure chiaramente in affanno e che mettono a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi di bilancio concordati con la Commissione Ue. In effetti la più grande incompiuta di Giulio Tremonti potrebbe diventare proprio la sua «creatura» più celebre: la Scip. La seconda operazione di cartolarizzazione degli immobili degli enti, presentata come la più grande mai lanciata in Europa. registra un preoccupante stadio di stallo. A quattro anni dal lancio (inizio 2002) restano invenduti 44.732 alloggi su un totale di 62.800 messi sul mercato, per un valore di 7,7 miliardi di euro. In soldoni vuol dire che mancano all'appello 6,673 miliardi di euro. A tracciare un primo bilancio della maxi-dismissione è la Commissione parlamentare di vigilanza degli Enti di Previdenza, nell'ultimo rapporto presentato in questi giorni al Parlamento. Un quadro di difficile stesura visto che ad oggi, come lamenta la stessa Bicamerale, «manca sul tema un rapporto compiuto che permetta una valutazione delle operazioni». L'empasse che ha penalizzato e continua a penalizzare l'operazione, al di là delle fisiologiche difficoltà legate al processo di vendita degli immobili, è dovuta essenzialmente alla querelle apertasi all'avvio della dismissione sul prezzo di vendita del patrimonio (poi allineato con quello della prima cartolarizzazione immobiliare Scip 1). Complessivamente, l'operazione Scip 2 ha determinato incassi iniziali per gli enti cedenti per circa 6,627miliardi di euro grazie alle obbligazioni emesse per un importo di 6,637 miliardi. Quelle obbligazioni sono oggi da rimborsare con i proventi delle vendite, che però tardano a concludersi. Per quanto attiene ai costi di gestione ed in particolare a quello del personale, «si è riscontrata - si legge ancora nel rapporto- una generalizzata crescita dei relativi costi, a fronte, peraltro, di un organico sostanzialmente stabile o in molti dei casi addirittura in riduzione». A prima vista, dunque, l'operazione non sembra proprio vantaggiosa per le casse pubbliche. I primi bilanci eseguiti sul «microcosmo» cartolarizzazioni immobiliari (un altro rapporto è stato redatto dalla Corte dei Conti) lasciano facilmente prevedere che il futuro governo metta la parola fine a questo tipo di operazioni. Intanto per oggi è atteso il «giudizio» Ue sui conti italiani. Ma il «voto» finale è sospeso in attesa del nuovo esecutivo.