Arte super partes. E una vetrina importante, unica in tutto mondo nel suo campo. Un'idea ancora vada che però servono investimenti, anche Bill Gates se necessaro. Bisogna superare gli interessi da parte di Galan e le simpatie d Scaparro. "Il presidente della regione veneto ha tolto i soldi alla Biennale Teatro perché il nuovo direttore, Maurizio Scaparro aveva partecipato a un consegno ds. Che sciocchezza! I motivi del taglio mettono in evidenza però l'«anormalia» Biennale, ovvero una di queste «anomalie», tutte nostre, che sono diventate la «norma». Galan taglia a Scaparro perché questi da uomo di cultura dovrebbe essere super partes, ma anche il presidente della regione quando si tratta di cultura, dovrebbe essere super partes. Comunque sia, il frullato di politica e cultura da noi è perfetto - Ma veniamo all'anormalia Biennale, tipica istituzione italiana, la più impoitante, che dalla sua nascita, 1895, ha come obiettivo di dedicarsi alla contemporaneità della cultura. Nonostante le mille pelli cambiate dall'istituzione veneziana, la sua «missione», come si dice negli Usa, non è mai stata messa in dubbio, guardare al presente immaginando il futuro. Tuttavia questa fantastica missione è stata continuamente messa a rischio dal metodi con cui la Biennale è stata sempre gestita. Istituzione culturale, in teoria, ma assolutamente politica, di fatto. Quando spiego all'estero come funziona la Biennale, chi prende le decisioni e chi fa le nomine, le bocche dei miei interlocutori si aprono e i loro sguardi svelano l'incapacità di seguire a logica dell'assurdo. Infatti l'unica istituzione italiana destinata alla contemporaneità è nelle mani di persone rispettabilissime, che, pero, di contemporaneita non conoscono nulla o quasi. Il ministro della cultura eletto, il più delle volte non ha idea di cosa siano teatro, arte, musica e architettura contemporanee, mentre il cinema è un caso a parte. Il ministro a sua volta nomina un presidente della Fondazione Biennale che il più delle volte, per quanto abilissimo manager, è all'oscuro di come i sistemi dell'arte funzionino o quali siano i soggetti più adatti a dirigere i vari settori destinati a comporre il meccanismo Biennale. Una volta eletto ll povero presidente si trova una struttura, colladautissima, ma prestabilita, oramai assueffatta alla cultura dell'emergenza, con alcuni settori balcanizzati in fazioni autonome e contrapposte. Insediatosi ll manager-presidente è assediato, con tempi strettissimi, sia per comprendere ll funzionamento dell'istituzione e i suoi sottoboschi di potere, che per fare e necessarie nomine dei vari settori. queste circostanze, disperate, il leader maximo della Biennale, si concentra sull'organizzazione, bersaglio eterno di tutte le critiche esterne, mettendo in atto le proprie capacità di manager a scapito del contenuto e della missione culturale della Biennale. Si riducono le ambizioni, visionarie e sperimentali, dei vari settori, prediligendo la funzionalità del meccanismo. Il risultato e quello di avere Biennali semi-efficienti ma spente, vnote, deficienti in termini di contenuti. Come se non bastasse il presidente regnante si trova a dover tare i conti con un consiglio di amministrazione dove, è il caso attuale, un solo consigliere è esperto, o quasi, di uno dei settori, sui i quali il Cda e destinato a prendere decisioni. Gli altri componenti sono pedine politiche predestinate con i propri interessi politici, vedi Galan o i propri debiti da pagare. Il vice presidente della Biennale è d'ufficio il sindaco di Venezia. Siame fortunati quando è, almeno, un filosofo. Dannati quando è un burocrate o un tecnico, con la tendenza all'appisolamento durante le riunioni e le decisioni del Cda. La Biennale è un idea ancora nuova, ma intrappolata in una struttura antica, in estremo bisogno di essere trasformata fin dalle sue fondamenta. I sazi Cda e presidenti che si susseguono non sono altro che strati di vernice fresca su strati e strati di altre vernici, spesso date con troppa fretta, che ora, dopo aver nascosto crepe pericolose. stanno mostrando i cedimenti della struttura. Si può parlare di investimenti, visioni manageriali applicate alla cultura, buttare Bill Gates nell'arena dei possibili sponsor, parlare di tecnologie avanzate, ma non servirà a niente, se i nuovi cavi saranno fatti passare dentro pareti che, oramai, si stanno sfamando La Biennale, esempio unico nel mondo, non può più sopportare un altro intervento di rimbiancatura sommario, deve avere il coraggio di mettere mano alla propria identità, rivoltandola come un calzino. Buttare in laguna il passato, che la divora, e azzannare il presente che è la sua vera natura. Così conme è oggi la Biennale più che un pozzo di petrolio rischia di decadere provocando, irrimediabilmente, solo puzzo.