CAGLIARI Nella regione sarda informatizzata di Renato Soru, gli umori popolari arrivano via e mail. Ce n'è anche uno di Giulia Maria Crespi che incita: "Andiamo avanti così, anche per le coste". Ce n'è un altro, entusiastico, di una giovane fan: "Lei è un mito". La Casa delle libertà, che subito dopo l'approvazione della "tassa sul lusso" aveva paventato "danni per il turismo", non ha insistito nella polemica. Forse perché gli stessi operatori del settore non la pensano così. Il più importante di tutti, Tom Barrack, il padrone della Costa Smeralda, già da tempo si è detto d'accordo sulla tassa con la sola condizione che il ricavato sia investito per la valorizz azione del territorio. Ed è quanto la nuova legge prevede. Il favore con cui il provvedimento è stato accolto in Sardegna non deriva solo dal fatto che gli isolani sono esclusi dalla tassazione. Ci sono ragioni più antiche e profonde che connettono la "tassa sul lusso" con altre iniziative della giunta Soru: la chiusura della base americana della Maddalena, il divieto di edificare nella fascia costiera a due chilometri dal mare, l'ingresso della lingua sarda negli atti amministrativi della Regione, l'avvio della realizzazione della biblioteca digitale della cultura sarda, dove sono state già inserite 50.000 pagine di documenti. Il "nuovo sardismo" dell'ex patron di Tiscali continua a tirare: nelle elezioni politiche il centrosinistra ha aggiunto 75.000 voti a quelli conquistati alle regionali di due anni fa. E' da verificare quanto la "tassa sul lusso"porterà nelle esangui casse della Regione sarda. Stime non ufficiali parlano di circa 150 milioni di euro l'anno, somma rilevante a fronte di un bilancio complessivo di4,5miliardi di euro ma insufficiente a coprire i mancati introiti (circa 400 milioni l'anno] causati, secondo l'amministrazione isolana, dal mancato versamento da parte dello Stato di quote dell'Irpef e dell'Iva riscosse in Sardegna. I conti economici, insomma, non sono ancora del tutto definiti. Quelli morali, a quanto pare, cominciano a quadrare. Tutti in Sardegna conoscono l'aneddoto sulla nascita della Costa Smeralda. Era il 1961 quando gli emis-sari dell'Aga Khan, che avevano appena cominciato a fare incetta dei terreni costieri, offrirono un miliardo a un anziano capraro. "Altro che un miliardorispose l'uomovoglio almeno 800 milioni!" Da molti anni questa storia ha smesso di suscitare ilarità. E' diventata la sintesi di una regione totalmente incapace di valorizzare le proprie risorse, di aver cura dei propri tesori. C'è anche questo dietro i consensi che il "nuovo sardismo" continua a raccogliere. Secondo l'assessore al Turismo, Luisanna De Pau (che è a sua volta un imprenditore turistico) la tassazione delle residenze al mare non solo non farà diminuire il numero dei visitatori della Sardegna, ma agevolerà gli imprenditori del settore. Si calcola che a fronte di 160.000 posti letto censiti e regolarmente classificati ce ne siano altri 4500.000, in nero, nelle seconde case. La stessa stima porta almeno a raddoppiare il numero reale dei turisti che ogni anno visitano la Sardegna: le presenze non sarebbero dieci milioni, che è il dato ufficiale, ma almeno venti milioni. E', secondo Soru, la principale industria sommersa dell'isola. "Di tutto questo dice l'assessore al turismonon ci resta nulla in termini di posti di lavoro e, quando i proprietari non sono sardi nemmeno di introito fiscale". Sempre secondo le prime stime, appartengono a "continentali" il 3040 delle seconde case. Gli amministratori regionali ritengono che non esistano problemi di legittimità per la "tassa sul lusso". "Dal punto di vista formalespiega Fulvio Dettori, il segretario generale abbiamo raggiunto la conclusione, confermata per esempio da un costituzionalista come Valerio Onida, che questo provvedimento rientra nei poteri dell' amministrazione". Ma e' è un argomento sostanziale, che riguarda l'equità del provvedimento. "I nostri interventi a tutela dell'ambiente dice l'assessore alla Programmazione Francesco Pigliaru e in particolare il blocco dell'edificazione nella fascia costiere, hanno determinato un incremento di valore dell'intero patrimonio abitativo. Il contributo che chiediamo non è affatto esoso". Concetto riassunto da Soru con una battuta: "Non si capisce perché nelle spiagge chi pianta un ombrellone debba pagare dieci euro e invece chi si sistema in uno dei nostri golfi con una barca di cinquanta metri non debba pagare niente. Quanto chiediamo corrisponde a quanto, molto spesso, viene speso in una serata in un locale alla moda".