Davide Croff contesta cifre e dati della crisi economica dell'ente Il presidente: «Chi vuole ridimensionarci lo dica chiaramente alla città» Il personale non è triplicato ma legato ai progetti da realizzare che senza nuovi fondi Bene che arrivi Pinault, ma c'è prima questa istituzione Voglio finire il mandato, pronto a ricandidarmi Davide Croff non ci sta e contesta cifre e numeri che non ritiene aderenti alla realtà delle spese digestione della Biennale che presiede e della crescita del personale, che porterebbero il bilancio della fondazione verso il rosso. Ma lancia confermando la sua intenzione di restare in sella alla Biennale, candidandosi anche per un successivo mandato, di fronte alle voci di una sua possibile sostituzione in premessa, un messaggio preciso alla città. "Questa Biennale spiega sta realizzando, con il generoso apporto di tutti quanti vi lavorano, progetti coraggiosi e innovativi, di sempre più ampio respiro e riconosciuto valore (per il 2005 una grande Mostra del Cinema, una grande Biennale d'Arte, nuove attività che si svolgono bel corso di tutto l'anno). Se vi è chi, per qualche motivo, quale che esso sia, questa strategia non condivide in un momento notoriamente critico per la cultura italiana lo dica apertamente e chiaramente, magari suscitando un ampio e sempre benvenuto dibattito pubblico con relativa, piena assunzione di responsabilità". E il presidente parla a chi deve intendere, dopo le polemiche recenti con la Regione relative al caso-Scaparro e qualche incomprensione anche con il Comune, sul ruolo da svolgere in città: "La Biennale è infatti patrimonio mondiale della cultura che opera a Venezia; certo non merita di essere continuamente trascinata al centro di polemiche sterili, di difficile comprensione anche per gli stessi veneziani, dettate da piccoli giochi di presunto potere. Se, invece, l'obiettivo, ancorché non dichiarato, è quello di ridimensionarne l'attività, non mettendo a pieno frutto il suo grande patrimonio e la sua ricca potenzialità, allora la città di Venezia, che da sempre ha visto e vede la Biennale come protagonista nel mondo delle arti contemporanee, ha il diritto di essere pienamente e chiaramente coinvolta». Presidente, si parla di personale della Biennale triplicato in pochi anni, con una miriade di contratti diversi e relativi costi in aumento. Cosa risponde? «Il personale a tempo indeterminato, che costituisce la parte strutturale della Fondazione, è attestato alla cifra di 61 unità, in discesa rispetto alle 65 del 1998, anno di trasformazione societaria. Quindi la cifra di 150 è irrealistica e destituita di qualsiasi fondamento. Naturalmente, in aggiunta al personale stabile, la Biennale si avvale di collaborazioni temporanee, il cui dimensionamento è sempre strettamente correlato alle esigenze derivanti dalle attività e progetti che di volta in volta vengono realizzate». Ma questo non determina un aumento dei costi? «Il costo del personale è sotto controllo. La sua crescita, peraltro fisiologica, deriva da un lato dal rinnovo dei contratti nazionali e aziendale, dall'altro dall'esigenza di sviluppare, trattenere e consolidare all'interno della Fondazione specifiche competenze professionali". Si parla molto anche di una società come Biennale Servizi, che costerebbe circa 4 milioni di euro alla Fondazione. «Biennale Servizi non ha nessun impatto negativo sul conto economico della Fondazione. Anzi realizzando consistenti efficienze nell'attività di approvigionamento e assicurando un elevato expertise tecnico dà un contributo positivo al risultato consolidato. Soprattutto non "costa" 4 milioni di euro alla Biennale, ma "gestisce" in modo efficiente 4 milioni di euro per conto e in totale sintonia con la Biennale. Inoltre, il costo di funzionamento di Biennale Servizi pesa solo per l'i per cento sul bilancio consolidato delle due società e si autofinanzia con il lavoro per conto terzi. E' una struttura dotata di ampia flessibilità, a tutti gli effetti parte integrante della stessa Biennale, il che trova conferma nella coincidenza degli uomini che la gestiscono (il presidente Amerigo Restucci, il vicepresidente Gaetano Guerci). Infine Biennale Servizi è un utile strumento per alleanze future e iniziative difunct raising». La chiusura in pareggio del 2005 è stata faticosa? dovremo ridurre Davide Croff, presidente della Biennale di Venezia di collaborazioni assicurando «Il bilancio 2005 della Biennale ha chiuso l'esercizio registrando un consistente incremento delle attività e il pareggio del conto economico. E' un bilancio caratterizzato da grande trasparenza e che dà ampio conto dei progetti e delle iniziative gestite dalla Fondazione, così come deve essere per chi gestisce fondi a vantaggio della cultura. Il bilancio, in particolare, ha rafforzato significativamente la sua struttura attraverso l'appostazione di nuovi fondi a copertura dei rischi». Non può negare, però, che il bilancio 2006 della Biennale parte con una previsione in rosso. «Il budget del 2006 (che ovviamente ha le caratteristiche e i limiti di una previsione) è stato approvato dal Consiglio con uno sbilancio di 2 milioni di curo. E' stata una scelta consapevole, dettata dalla volontà di appoggiare l'impegno corale della struttura, volto a reperire le risorse necessarie per far fronte allo sviluppo dei programmi. Tale impostazione è certo animata da una visione ottimista e propositiva, ma non per questo meno consapevole delle difficoltà. Resta la carenza delle risorse, con cui ci si dovrà confrontare nei tempi e modi più opportuni, con l'intento di non dover sottostare a un possibile ridimensionamento delle attività, che non può e non deve essere l'obiettivo della Fondazione». Lei ha lanciato un appello a tutte le istituzioni venete per trovare nuovi fondi. Ma le risposte? «Stanno arrivando, anche se con lentezza. Aspetto la Regione che ci dà un contributo irrisorio ma non ho più sentito il presidente Galan, che voleva incontrarmi. Se i fondi non arriveranno, dovremo tagliare i programmi, o chiudere in rosso il bilancio 2006, con l'imperativo di recuperare l'anno successivo. Ma mi lasci dire una cosa». Quale? «Il Comune e la città salutano giustamente con favore l'arrivo di Pinault a Palazzo Grassi con la sua collezione e sono pronti ad afl'idargli la Punta della Dogana. Non vorrei, però, che si guardasse ai Pinault e si dimenticasse di sostenere un'istituzione come la Biennale, che è patrimonio della città e del Paese». E sulle voci di un suo possibile avvicendamento? «Non sono radicato a questa poltrona, ma ho ancora circa due anni di mandato che vorrei concludere e sono pronto a candidarmi anche per quello successivo, perché il lavoro alla Biennale mi piace e mi appassiona, e stiamo ottenendo risultati positivi».
Niente giocbi di potere sulla Biennale
Davide Croff, presidente della Biennale di Venezia, ha contestato le cifre e i dati sulla crisi economica dell'ente, affermando che il personale non è triplicato e che le spese non sono aumentate. Ha anche confermato la sua intenzione di restare in sella alla Biennale e di candidarsi per un successivo mandato. Croff ha lanciato un appello alle istituzioni venete per trovare nuovi fondi per la Biennale, ma non ha ricevuto risposte significative. Ha anche espresso preoccupazione per il futuro della Biennale, che potrebbe dover tagliare i programmi o chiudere in rosso il bilancio 2006 se non riceve nuovi fondi.
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