Imola. Ringalluzzita dopo il risultato delle politiche l'amministrazione rossa di Imola sembra intenzionata a procedere senza esitazioni nella rimozione del monumento ai caduti della prima guerra mondiale che campeggia sulla piazza principale del comune. Il perché dia tanto fastidio l'opera di Zanelli, inserita in un disegno urbanistico dell'architetto Mitani e ritenuto dal ministero per i Beni culturali «di interesse particolarmente importante e di rilevante valore storico-artistico nell'insieme della piazza Matteotti che lo ospita», non è dato saperlo. Quel che è certo, è che la battaglia lungamente sostenuta dal «Comitato dei parenti dei caduti della Guerra '15-18 Comitato per il Monumento» sembra essere destinata a finire malamente, non ostante i pronunciamenti del Tar e delle altre autorità terze investite del problema. Per altro, il timore paventato da Giovanni Ricci Bitti, portavoce del comitato, è che la rimozione del monumento realizzato con un materiale fragile, il "peperino di Viterbo" preluda al suo accantonamento in qualche rimessa comunale. Di più: «Il precedente di Imola scrive Ricci Bitti in una nota diffusa alla stampa rischia di facilitare tutte quelle altre amministrazioni locali che da tempo, fra ideologie e smanie urbanisti - che, vogliono liberarsi di monumenti dedicati ai soldati caduti per difendere il Paese: Lugo di Romagna, con la maestosa ala dedicata a Francesco Baracca, è il primo esempio che viene in mente». Quella dei monumenti ai caduti, in buona parte dell'Emilia Romagna, è un'antica "querelle", finalizzata a imporre, quali unici luoghi di memoria e celebrazione di tutta la storia patria i monumenti alla resistenza. L'esempio più vistoso di questa situazione è proprio Bologna, forse l'unico capoluogo d'italia a non avere un monumento ai caduti, anzi, ad aver smantellato nel recente passato l'unica struttura una casa di cura per i discendenti dei morti di tutte le guerre che svolgeva quella funzione.