VENAFRO. Che fine ha fatto la proposta di riconoscere a Venafro lo status di "Città d'arte". Non sono bastate le testimonianze storiche-artistiche ed archeologiche fornite all'apposita Commissione Consiliare Regionale per esprimere il proprio parere e far si che il Consiglio Regionale votasse su tale proposta. Le resistenze furono molte in quanto erano più di uno i comuni molisani che aspiravano di fregiarsi di tale titolo. Il solito campanilismo scatenatosi intorno alla proposta di legge regionale portò all'affossarnento della stessa. Da allora tutto tace e nessuno sembra voglia riprendere il discorso. L'esclusione di Venafro rappresentò un ulteriore schiaffo ad una città che aveva ed ha tutti i requisiti essenziali per essere città d'arte, ma che non dispone di "santi in paradiso" capaci di far valere delle sacrosanti ragioni obiettive. Testimonianze storiche-archeologiche esistono in quasi tutti i comuni della Regione ma non basta qualche muro affiorante dal terreno per rivendicare titoli che meritano ben altri scenari. La città di Venafro ha carattcristiche storiche, artistiche ed archeologiche classificate di rilievo nazionale secondo i parametri ufficiali del Ministero dei Beni Culturali. In loco esistono un teatro romano ed un anfiteatro,segni di una aggregazione socio-culturale e di una civiltà che ha origine italica-romana-longobarda-medioevale che giunge fino alla "Cinta muraria che racchiude tutto il borgo antico". E' evidente che tanto patrimonio richiede sforzi intellettuali ed economici capaci di farlo riemergere per un possibile riutilizzo in chiave turistica. C'è bisogno di stimolare i vari enti affinché vengano indetti concnrd nnionali eri nteniaianali per progetti di recupero delle tante piazze e piazzette esistenti nel centro storico, Non c'è altra città molisana tutelata da vincoli sul patrimonio architettonico. Basti pensare ai cinquanta palazzi e palazzetti vincolati a tutela delle fattezze e degli sforzi progettuali dell'epoca. Potremmo continuare ancora a lungo nell'elencare quello che esiste in città. Basta ancora citare il Castello Pandone e il Museo di Santa Chiara. Chi lo ha visitato non può non meravigliarsi di quello che è esposto al suo interno. Una infinita serie di reperti, di statue, vasellame, monete e tantissime altre cose che anche in città extra-regionali non si trovano e che, Per motivi oscuri, non viene adeguatamente pubblicizzato. Ma sembra che tutto ciò non sia ritenuto ancora insufficiente per riconoscere alla città quello che le è dovuto. Una domanda viene spontanea in questa situazione: "da chi e con quale metro conoscitivo è stata estromessa la città di Vena fro in fase di prima approva zione della leg ge istitutiva del le città d'arte? E' mai stato inter pellato l'organo istituzìonale per competenza legislativa come la Soprintendenza ai Beni Architettonici, Artistici, Archeologici e Storici del Molise?". La domanda potrebbe sembrare retorica ma è necessaria per stabilire il significato di città d'arte. A fronte di attestati nazionali di parte ministeriale e di tutte le altre istituzioni in materia, nonché di autorevolissimi esperti che hanno visitato la città, vi è una commissione di nomina regionale alla quale si potrebbe chiedere "se tutte le vestigia esistenti a Venafro siano riproposte o riproponibili in altre località molisane". L'Amministrazione Cotugno, che sembra avere a cuore anche lo sviluppo turistico potrebbe, attraverso i suoi referenti in Consiglio Regionale, far riesumare la proposta e farla approvare in tempi rapidi. Inutile dire che i vantaggi sarebbero immensi, sia in termini di immagine che in quella della possibilità di accedere a fmanziamenti cospicui. Questa è l'unica strada per ottenere le risorse necessarie a completare le tante opere iniziate e mai portate a termine. Un'iniziativa che non costa nulla sotto l'aspetto economico al Comune, ma solo quella di sollecitare i consiglieri regionali tutti a completare l'iter di riconoscimento già avviato.