Si chiamerà Arcus, Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, ed è un regalino che in fretta e furia la maggioranza di centro destra ha concesso la scorsa settimana in Senato al suo ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani. In una manciata di sedute infatti la settima commissione di palazzo Madama ha approvato in sede deliberante un disegno di legge presentato come primo firmatario dal senatore di Forza Italia Franco Asciutti, per sbloccare tutti i finanziamenti alla cultura già previsti genericamente nella ultima legge finanziaria. Per non stare a dividersi troppo secondo logiche di collegio per la prima volta quest'anno il disegno di legge «interventi per la cultura» presentato a questo scopo non è diventato il più classico degli omnibus, in cui ognuno infila la richiestina di casa. E l'idea nuova è proprio di affidare gran parte di questo compito a una società da costituire sotto l'ombrello protettivo di Urbani, l'Arcus spa, con 8 milioni di euro di capitale sociale, che avrà lo scopo di «promuovere, fornire il sostegno finanziario, tecnico-economico ed organizzativo di progetti e altre iniziative di investimento per la realizzazione di interventi di tutela dei beni culturali e di altri interventi a favore delle attività culturali e dello spettacolo». La proprietà sarà affidata al ministero dell'Economia e delle Finanze di Giulio Tremonti, che non potrà mai vendere le azioni se non una partecipazione di minoranza a comuni, regioni e altri enti locali, e dovrà gestirle sempre in accordo con Urbani, in grado di nominare anche la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione. L'Arcus dovrà stanziare dei mutui a tasso agevolato proprio per finanziare le operette di Urbani.