Dopo i "mutandoni" del Lido, la Soprintendenza ha bocciato anche quelli di Malamocco. Per "mutandoni", gli ambientalisti veneziani, che li vedono come il fumo negli occhi, intendono i progetti dello Iuav per l'inserimento architettonico e ambientale del Mose, avviati nell'estate del 2004 su richiesta del Magistrato alle Acque e del Consorzio Venezia Nuova dietro compenso di 650 mila euro. I progetti, redatti dall'Isp (Iuav studi progetti), società dell'Università di Architettura, stanno via via passando sotto le forche caudine della Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici, e finora non hanno superato l'esame. A fine marzo era stata la volta dei progetti per il Lido, curati dallo stesso preside della Facoltà di Architettura, Carlo Magnani, praticamente respinti perché poco rispettosi dell'ambiente e del paesaggio. Gli elaborati prevedevano centro visitatori, percorsi pedonali, ormeggi e spiaggia sull'isola da 7 ettari davanti albacàn, parcheggi, ristorante, Museo del Mose a Punta Sabbioni, verde attrezzato, percorsi pedonali, terrazze a mare con vista sul Mose a San Nicoletto. «Non si concorda - aveva concluso la Soprintendenza - con le scelte adottate per le nuove aree che si andranno a realizzare non interessate dalla presenza di edifici o strutture legate al funzionamento delle barriere mobili, per gli eccessivi volumi e per il tipo di intervento proposto dai caratteri non propriamente paesaggistici». Ora la stessa sorte è toccata ai progetti per la bocca di Malamocco, affidati dall'Isp all'architetto Alberto Cecchetto. «Se il Mose si dovrà fare, come credo - ha spiegato il soprintendente regionale, Pasquale Bruno Malara - le attrezzature tecnologiche andranno tenute alla volumetria strettamente necessaria, mentre per gli interventi che dovrebbero contestualizzare l'opera bisogna rispettare maggiormente le valenze paesaggistiche e naturalistiche». Malara ha ricordato che il Comitato tecnico di settore, a cui a Roma sono stati inviati i pareri per il giudizio definitivo, aveva già dato degli indirizzi preliminari, e che la Soprintendenza veneziana si è conformata a tali intendimenti di ordine generale. «Noi siamo minimalisti», ha concluso il soprintendente regionale, avvertendo che se le opere tecnologiche, indispensabili al funzionamento del Mose, sono praticamente intoccabili, il resto va affrontato in modo molto leggero. «Piante, alberi, qualche struttura in materiali semplici, piccole spiagge, percorsi pedonali, ciclabili, ristorantini - ha esemplificato Malara -, spazi per il tempo libero, ma nulla di più».