Con molto interesse ho letto il commento del visitatore dell'area archeologica di Luni finalizzato a rilevare situazioni poco compatibili con quanto dovrebbe offrire un sito archeologico (Corriere, 28 aprile). L'attenzione per questo sito di primaria importanza nel contesto dell'archeologia ligure mi sollecitano a offrire qualche dato e ogni più utile informazione. Oggetto di facili spoliazioni e di estesi scavi ottocenteschi mirati a un collezionismo antiquario, l'area lunense ha conosciuto l'avvio della ricerca archeologica modernamente intesa tra gli anni 70 e '80 del '900 a seguito degli interventi programmati della Soprintendenza e dell'Università Cattolica di Milano. Nel corso degli ultimi vent'anni la Soprintendenza ligure ha perseguito, nonostante le molte difficoltà dovute alle ridotte risorse umane e finanziarie, obiettivi finalizzati a rendere fruibile il patrimonio di conoscenze acquisite e ancora in essere attraverso l'ampliamento degli spazi espositivi e l'allestimento di percorsi di visita. La scelta, oggi ritenuta poco felice, costituita dal moderno edificio del Museo sorto nel 1964, su parte dell'area capitolina e il riconoscimento del valore culturale dei casali agricoli edificati nel corso del riassetto fondiario dell'800 hanno indirizzato verso un attento recupero di questi ultimi per illustrare la città antica e il suo riemergere. Le opere di cui sopra sono state già in buona parte realizzate: sono state aperte al pubblico nei vari casali le sezioni tematiche sull'«architettura sacra», sull'«edilizia privata» e sulle «testimonianze epigrafiche»; si è reso disponibile per il pubblico un percorso didattico che attraversa l'area pubblica centrale del sito archeologico; si è provveduto a dotare il sistema museale di depositi ordinati per la conservazione del copioso materiale restituito dagli scavi; si attuano gli interventi di manutenzione ordinaria. I finanziamenti in corso si propongono di completare il recupero degli edifici rurali sui quali ancora non si era potuto intervenire e di ampliare il percorso di visita aprendo un nuovo ingresso a sud della città per rendere percorribile l'antico asse stradale corrispondente al «cardo» massimo. La tutela non è mai venuta meno: è proprio di questi giorni l'acquisizione di un'estesa porzione della città antica in virtù dell'esercizio del diritto di prelazione da parte del ministero per i Beni e le Attività Culturali ex lege 422004. Posso rassicurare il visitatore sul problema dell'amianto. Delle tettoie poste a protezione degli scavi per circa 6000 mq solo parte di una, in corrispondenza della domus degli affreschi, di mq 300 circa è in eternit (materiale contenente amianto). Il cartello è stato apposto nella rigorosa osservanza della normativa che prevede il monitoraggio e la segnalazione nei casi che non comportano rischio, altrimenti la rimozione sarebbe stata immediata. Essa avverrà comunque quanto prima con fondi già a disposizione, non appena terminato il procedimento amministrativo previsto nei casi di rimozione e smaltimento. Nonostante l'impegno restano aperti per l'area archeologica di Luni alcuni problemi che riflettono le «sofferenze» dei siti archeologici nei panorama nazionale, il buon funzionamento e la qualità dei servizi per i visitatori si possono garantire soprattutto attraverso la continuità della ricerca, che elabora la conoscenza mediante ì dati emersi dalle indagini nel terreno, dagli studi, dalle attività diagnostiche e operative del restauro. Anche attraverso la costante opera di manutenzione e l'offerta di servizi didattici. Per conseguire questi risultati occorre la continuità dei finanziamenti unita a una sempre più attenta gestione, che passa necessariamente dall'aggiornamento e dal ricambio delle risorse umane in numero adeguato agli obiettivi da raggiungere. Giuseppìna Spadea Soprintendente Reggente per i Beni Archeologici della Liguria
L'area archeologica di Luni
La Soprintendente Reggente per i Beni Archeologici della Liguria, Giuseppina Spadea, ha risposto a un commento di un visitatore dell'area archeologica di Luni, che ha sollevato alcune preoccupazioni riguardo al sito. L'area archeologica di Luni è stata oggetto di scavi ottocenteschi e di spoliazioni, e ha conosciuto un avvio della ricerca archeologica modernamente intesa tra gli anni 70 e '80 del '900. Negli ultimi vent'anni, la Soprintendenza ligure ha perseguito obiettivi finalizzati a rendere fruibile il patrimonio di conoscenze acquisite e ancora in essere.
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