Il terremoto per immagini. Rivivere la tragedia attraverso scatti inediti, testimonianze di persone che hanno vissuto sulla loro pelle i Richter della disperazione, intrecci fra opere d'arte ripristinate, chiese salvate, case distrutte, tetti ricostruiti.Un museo nel terremoto, documentario di poco più di trenta minuti realizzato dal Centro produzioni televisive della Regione, è un collettore di ricordi e di grandi, piccoli eroismi. Come quelli di chi ha tentato di strappare alla furia della natura tutti gli oggetti d'arte che sfidavano la prova del tempo in chiese semidistrutte. E ci è riuscito, battezzando la chiesa di San Francesco a luogo prescelto per raccogliere tutto il salvato: centro di raccolta in nome di radici da tutelare. Storia, arte, cultura, erano anche questi gli elementi vitali da conservare, perché negli oggetti la gente si riconosceva e li avvertiva come appartenenti al loro mondo, ha osservato l'arcivescovo Pietro Brollo, durante la presentazione, in sala Paolino d'Aquileia, del filmato la cui regia porta la firma del triestino Stelio Lutmann (il testo è di Mariolina Errico, fotografia e montaggio di Dario Budach e Diego Zipponi, titoli e animazioni di Andrea Riccobon, voci di Adriano Giraldi e Franca Rizzi). Cultura è anche religiosità: «L'azione di recupero delle opere d'arte è stata meravigliosa», ha asserito Brollo di fronte a una platea in cui si distinguevano, fra gli altri, l'arcivescovo emerito Alfredo Battisti, monsignor Gian Carlo Menis, il presidente della Regione Riccardo Illy («Abbiamo imparato moltissimo in termini di prevenzione», ha osservato) e il sindaco Sergio Cecotti. Salvare i beni dell'uomo ha rappresentato una missione anche dei preti, dopo la primaria missione di salvare le vite umane. Le chiese simboleggiano la maggior parte del patrimonio artistico del Friuli: le ricchezze artistiche sono i compagni del nostro cammino, per le speranze che alimentano e per il passato che riemerge attraverso di esse, ricordava Battisti allora e ricorda oggi. I beni culturali veicolano non solo l'arte, ma soprattutto la spiritualità di un popolo: «A Gemona - ha evidenziato ancora Brollo - entrò in Duomo, sprezzante del pericolo, monsignor Calligaris, con l'obiettivo di sconfiggere l'oblio cui sarebbero stati condannati i beni». Senza la Chiesa, l'arte del Friuli non sarebbe arrivata sino a noi. Salvare il volto culturale e religioso dei friulani è stato un imperativo essenziale, in quanto colonna metaforica di una società che rivive nel documentario che andrà in onda sabato, su Raitre, alle 12.55. Un Museo nel terremoto si basa sulla pietra miliare di Giulio Mauri, Friuli 6 maggio, e sull'innovativa modalità di riunire immagini inedite assieme a testimonianze dei protagonisti di trent'anni fra. Fu da quell'esperienza che prese forma il Museo diocesano d'arte sacra. Fu da quella esperienza che il Friuli acquisì la sua consapevolezza sotto il profilo artistico. Ci si mobilitò innanzitutto per le vite umane, ma, superata la prima emergenza, ci si mobilitò per mettere al sicuro i prodotti dell'uomo. Volontari, critici d'arte, studenti della Facoltà e del Centro di catalogazione di Passariano, gruppi archeologici, scout, parroci, privati cittadini si offrirono per tentare il tutto per tutto. Nel documentario si alternano le voci di Giuseppe Bergamini, dei responsabili culturali delle otto zone in cui era stato diviso il Friuli, dei restauratori come Zambon. Le operazioni consentirono di far arrivare sino a noi le bellezze artistiche: in soli dieci giorni furono inventariate 400 opere. La tradizione rivive nell'arte.
L'arte salvata anche dalla celluloide
Il documentario "Un Museo nel terremoto" racconta la storia del recupero delle opere d'arte e dei beni culturali dopo il terremoto del 6 maggio 1976 a Friuli. Il film è stato realizzato dal Centro produzioni televisive della Regione e mostra le azioni di volontari, critici d'arte, studenti e gruppi archeologici che si sono mobilitati per salvare le opere d'arte e le chiese. Il documentario è stato presentato in sala Paolino d'Aquileia e ha ricevuto l'approvazione dell'arcivescovo Pietro Brollo. Il film mostra anche le testimonianze di persone che hanno vissuto il terremoto e le opere d'arte che sono state salvate, come la chiesa di San Francesco a Gemona.
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