Il patrimonio artistico italiano «non si tocca e non è in vendita. In passato sono stato spesso frainteso. L'arte è un valore e non può essere ridotto a merce. In questo modo si rischia di compromettere tutto. Il mio motto? Fuori i mercanti dal Tempio...». È quanto ha affermato il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani alla fine del convegno «L'impresa tra cultura e comunicazione, promosso da Civita che si è svolto ieri a Roma a Palazzo Barberini. «Sarò franco, ai limiti della brutalità - ha ironizzato Urbani - ma non possiamo vendere nulla. Sarebbe un tradimento all'articolo 9 della Costituzione. E per questo potrei essere incriminato e cacciato con ignominia». Il ministro ai beni culturali vuole sgomberare il terreno da qualsiasi «pericolo» e incomprensione. «Si è confusa la parola "gestione" con "concessione" - ha sottolineato Urbani - Ricordo che un bene rimane (per legge) sotto la tutela del sovrintendente in carica. È lui l'unico vigilante. I motivi che ci hanno spinto ad appoggiare una simile politica? - ha spiegato il ministro - Ridurre la filantropia autolesionista di molti italiani. Una delle patologie gestionali è legata ad un eccesso di prestiti delle opere d'arte. Non sorretto da un'adeguata reciprocità». Il ministro Urbani è ritornato poi a parlare delle incomprensioni del passato («che alcune volte mi hanno costretto a dare ragione alla sinistra».»), sul Patrimonio Spa e sulla cartolarizzazione proposta dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, «Il debito pubblico accumulato negli anni (per leggerezza altrui) ci ha costretti a dismettere o cedere beni demaniali, ad ottenere prestiti bancari in cambio di garanzie offerte dai beni culturali - ha spiegato il ministro Urbani - Ma attenzione, non vogliamo svendere Pompei ed Ercolano semmai promuovere investimenti che creino maggiori indotti». Il ministro Urbani ha annunciato che è allo studio un «nuovo codice» per regolare le dismissioni dei beni culturali ed ha chiesto alle imprese impegni precisi. Investimenti per ottenere utili («perché i beni culturali sono il nostro marchio più famoso nel mondo»), una maggiore cultura di gestione ed aiuti per la diffusione della conoscenza dell'arte. Il ministro ha concluso ricordando che le imprese non saranno libere di agire. «I loro interventi verranno regolati, disciplinati, limitati». Commentando le dichiarazioni di Urbani, ha affermato dal canto suo Giovanna Melandri dei Ds, già Ministro dei beni culturali: «Voglio credere alla buona fede di Giuliano Urbani che finalmente ha compreso che il solo modo per sottrarre al rischio di svendita parte consistente del patrimonio storico-artistico di proprietà dello Stato sia attribuire valore di legge al Regolamento del 2000 scritto dal Governo dell'Ulivo in accordo con enti locali ed associazioni di tutela. Ma se finalmente oggi Urbani, dopo mesi di insistenze da parte dell'opposizione e delle associazioni di tutela, ha aperto gli occhi sul baratro su cui lo ha portato Tremonti, la cosa migliore che può fare è ottenere che il Governo congeli l'attività di Patrimonio Spa relativa al demanio storico artistico e paesaggistico fino a quando il Testo Unico sui beni culturali non abbia dato valore normativo alle regole poste a sua tutela. Se non sarà cosi anche Urbani si deve rendere conto che un'eventuale modifica delle norme che arrivasse, come oggi ha detto lui, solo nel 2003, potrebbe essere tardiva ed inutile. Non abbiamo bisogno di interventi intempestivi ed inutili, ma della certezza che le cartolarizzazioni non verranno avviate fino a quando non saranno ripristinate regole certe che tutelino il nostro patrimonio culturale da ogni rischio di svendita. Frattanto Bernabè e Urbani stanno lavorando in tandem per rivedere e riformare lo Statuto della Biennale. «Non si tratterà comunque di modifiche radicali e sostanziali. Occorre del tempo. Per adesso penso ad una formula associativa tra privati. Anche se ci sono per il futuro progetti più ambiziosi. L'idea di coniugare i patrimoni delle Fondazioni con i contenuti della Biennale, mi sembra auspicabile, ma prematuro. L unica certezza è la presenza di de Hadeln alla guida del Festival del Cinema - ha spiegato Bernabè - Ha fatto un buon lavoro ed è stato confermato. Anche per la mostra stiamo lavorando ad un progetto forte e importante che ridefinisca i ruoli della manifestazione -ha concluso Bernabè- Vogliamo che la Mostra del Cinema di Venezia condizioni e sostenga, in modo determinante, l'industria cinematografica in Italia». Insomma anche alla biennale si riscopre il ruolo forte del pubblico. Contrordine a destra, dopo la marea di polemiche sollevate dal «caso Sgarbi», dagli allarmi di Ciampi e dall'azione dell'opposizione?
Urbani da ragione all'opposizione: 'Il patrimonio non è in vendita'
Il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani ha affermato che il patrimonio artistico italiano non può essere venduto e che le imprese non saranno libere di agire senza regolamentazione. Ha anche annunciato che è allo studio un nuovo codice per regolare le dismissioni dei beni culturali. Il ministro ha sottolineato che la gestione dei beni culturali non può essere confusa con la concessione e che il Regolamento del 2000 è stato scritto per attribuire valore di legge al patrimonio storico-artistico di proprietà dello Stato.
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