Intanto, Legambiente annuncia un ricorso al Tribunale amministrativo Una nuova presa di posizione della Provincia In una lettera indirizzata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, ai settori Demanio marittimo, Ambiente e Lavori pubblici Risorse naturali e difesa del suolo della Regione Puglia, alla Provincia e al Comune di Lecce, alla Capitaneria di porto e al Comune di Brindisi e alla Sovrintendenza per i Beni archeologici della Puglia, il presidente della Provincia Michele Errico - ribadendo il parere «non favorevole» del comitato tecnico provinciale in relazione al prelievo di sabbia dai fondali brindisini per interventi di difesa dei litorali del Comune di Lecce - conferma la diffida al settore Demanio Marittimo a non autorizzare detto prelievo "riservandoci ogni iniziativa a tutela degli interessi del territorio e della comunità dei brindisini". Sulla vicenda, intanto, si registra anche una nota di Legambiente. «Dal dirigente del settore Ecologia della Regione Puglia Luca Limongelli - scrivono gli ambientalisti - è stato espresso parere favorevole alla compatibilità ambientale per l'estrazione di sedimenti marini da cava sita a nord di Punta Penne, da utilizzarsi per il ripascimento dei litorali leccesi. Premesso che non è avvenuto il deposito dello studio di Impatto Ambientale presso il Comune di Brindisi, la qual cosa non ha consentito l'intervento nella Valutazione di Impatto Ambientale della popolazione brindisina (singoli cittadini, associazioni e operatori economici del settore balneare ecc.), non meno interessata e titolata di quella leccese ad esprimersi in merito, e ciò in violazione dello spirito della legge regionale 112001, nella procedura non è stata coinvolta la Soprintendenza per i Beni Archeologici, necessaria poiché la presunta cava si trova in aerea dove solide e scientifiche basi storiche fanno ragionevolmente presumere la presenza di importanti ritrovamenti archeologici». Per questa ragione, Legambiente chiede che «il dirigente del settore Ecologia della Regione Puglia voglia urgentemente esercitare i doverosi poteri di autotutela, al fine di rimuovere integralmente le denunciate situazioni di illegittimità». Inoltre, si riserva «di impugnare il suddetto provvedimento innanzi al competente giudice amministrativo, fatta salva ogni altra iniziativa di legge».