Chi come noi ebbe la Ventura di entrare nello studio di Gianfranco Fini in via della Scrofa il 29 marzo 1994, subito dopo la vittoria elettorale del centrodestra che portò al primo governo Berlusconi, trovò il leader postfascista soffuso di piante, fiori e corbeilles profumate quasi da svenire «Quante ammiratrici, segretario», lo salutammo. E lui: «Magari fossero ammiratrici, sono tutti fiori di vecchi boiardi di Stato che vogliono salvare la poltrona con il governo di centrodestra». Non ci fece nomi. Ma era il tempo in cui l'avvocato Cesare Previti, eletto in parlamento, candidato ministro della Giustizia stoppato per carità di patria dal presidente della Repubblica e dirottato sulla Difesa, proclamava col suo ghigno antropologicamente ansiogeno: «Non faremo prigionieri». Nel senso che tutti quelli che avevano ottenuto qualche poltrona nello Stato, nel parastato e nelle aziende pubbliche dai governi di centrosinistra sarebbero stati passati per le armi. L' 11 aprile scorso, dopo le elezioni che hanno visto vincere di misura il centrosinistra, non siamo entrati nell'ufficio di Romano Prodi in piazza Santi Apostoli e non sappiamo perciò se e quante corbeilles abbia collezionato il presidente del Consiglio in pectore dai boiardi superstiti, ma abbiamo interpellato sull'argomento il leader della Margherita Francesco Rutelli: «Voi che siete buonisti, farete o no prigionieri? » Risposta indiretta, ma non meno significativa: «Lo spoils system del centrodestra è stato bestiale e continua con spregiudicatezza anche in queste ore, con decine e decine di nomine di tutti i tipi: direttori di strutture operative, dirigenti ministeriali e loro collaboratori, dirigenti di enti e agenzie. La piantino!» Ma non l'hanno piantata, forse per non abbassare la media di almeno 700 nomine l'anno nei cinque anni di governo, pari a un totale di almeno 3500, approssimazione sicuramente per difetto. Le nomine «last minute» nei ministeri sono proseguite ad un ritmo bersaglieresco. Il ministro delle Politiche, Agricole Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma contro Walter Veltroni, ha designato l'altro giorno 38 commissari dei Consorzi agrari in liquidazione, da Taranto a Genova, da Roma a Sassari, da Torino a Napoli. Letizia Moratti, candidata sindaco di Milano, ha nominato il leghista Fumagalli, già sindaco di Varese, direttore generale del ministero della Pubblica Istruzione. «E' il pascolo delle belve», ha commentato il segretario della Dirstat Arcangelo D'Ambrosio a Paolo Baroni della «Stampa». Rutelli garantisce che i titoli dei nominati «last minute» saranno compulsati con attenzione per vedere se sono adeguati. Ma più che alle poltroncine ministeriali sarà alle poltroncione delle grandi società partecipate dal Tesoro e quotate in Borsa che saranno fatte le pulci. Difficile al momento stabilire le quote, ma personalmente non scommetteremmo neanche un euro sulla testa di Ferruccio Ferranti, in quota An, capo di Sviluppo Italia, il carrozzone che Prodi vuole chiudere. Euro sprecati anche per Massimo Sarmi, che ha appaltato senza colpo fenre gli sportelli delle Poste alla Mediolanum di Ennio Doris, il socio del cuore di Berlusconi, e probabilmente anche per Elio Catania alle Ferrovie, Roberto Testore a Trenitalia e Giancarlo Cimoli all'Alitalia. Cinque anni di berlusconismo sono stati lunghi, molti boiardi son dovuti scendere a patti loro malgrado col potere politico interpretato a palazzo Chigi da Gianni Letta e a via della Scròfa dai bulimici colonnellidi Fini. Per cui comprensione, niente epurazione, soprattutto dove i risultati non sono stati malvagi. Per carità, dimenticare Previti, ma non il celebre motto di William. L. Marcy, politico newyorkese dell'Ottocento primo teorico dello spoils system: «La regola è che al vincitore appartengono le spoglie del nemico». a.staterarepubblica.
Lo spoils system e la carica dei boiardi "last minute"
Il leader postfascista Gianfranco Fini ha nominato decine di persone per i posti di direzione di aziende pubbliche e private, tra cui alcuni ex politici e dirigenti di partito. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha nominato anche alcuni dirigenti ministeriali. Il segretario della Dirstat Arcangelo D'Ambrosio ha criticato le nomine, affermando che sono state fatte per "le poltroncine delle grandi società". Il leader della Margherita Francesco Rutelli ha affermato che il sistema di nomine è stato "bestiale" e continua anche dopo le elezioni del centrodestra. Le nomine sono state fatte per un totale di almeno 3500 persone nei cinque anni di governo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo