Monsieur Pinault e Jean Jacques Allaigon, nuovo direttore generale di Palazzo Grassi, assicurano: «Saremo rispettosi di Venezia, dell'ambiente, della sua storia. Questo è un palcoscenico universale, non ci sarà spazio che per l'arte». E che nessuno si sogni di tirare ancora in ballo il sospetto secondo cui il re del lusso e dei grandi magazzini, sbarcato in Laguna con un fiume di quattrini e progetti ambiziosi, intenderebbe mischiare affari e cultura, magari allestendo uno showroom delle sue griffe in un"ala dello storico edificio. No. Arte e solo arte, per la quale Pinault ha fatto follie, raccogliendo una collezione di oltre duemila opere di moderni e contemporanei. La prossima tappa della rinascita di Palazzo Grassi riaperto con la mostra «Where Are We Going?» sarà, dunque, il recupero dell'adiacente Teatrino, che diventerà auditorium per conferenze, proiezioni, eventi musicali: altro segno tangibile della nuova vita di un luogo che, nel tempo, ha conquistato fama mondiale, diventando «marchio» consolidato. Dopo l'uscita della Fiat nel 2005, si chiuse, certo, una feconda stagione di grandi esposizioni che registrarono punte di elevatissimo gradimento «internazional-popolare». All'epoca, il rischio, paventato dall'Amministrazione comunale di Venezia, era quello del cambio di destinazione d'uso. In altre parole, si temeva che Palazzo Grassi, passando di mano. potesse trasformarsi in uno dei Vari grandi alberghi che s'affacciano sul Canal Grande. L'operazione-Pmault portata a termine dopo una complessa trattativa ha salvato la struttura e soprattutto la sua funzione di spazio espositivo di opere d'arte. Naturalmente, i critici, gli scettici, denunciano la colonizzazione francese; stanno sul chi vive, insemina, di fronte alla grandeur di Francois Pinault, pronto a lanciarsi in altri progetti a Venezia. Altri guardano con perplessità a Palazzo Grassi rinnovato. Ma siamo solo agli inizi del nuovo corso, ancora tutto da scoprire. Quella che è già chiara è la linea di tendenza: minimalista, contemporanea, sperimentale. Per cominciare, gli interni dell'edificio hanno cambiato look, con gli interventi dell'architetto giapponese Tadao Andò, che in gioventù subì il fascino di Le Corbusier. Via, dunque, lo stile della, stagione Fiat, firmato Gae Aulenti. È scomparso persino il lucernaio, pezzo forte dell'atrio, nascosto da una velatura bianco latte. Aulenti, con fair play. si è limitata a dichiarare: «Ora sarà una cosa diversa». Spazi più puliti e più neutri, quelli creati da Andò in cinque mesi di lavori, realizzati da Brandolini dottoi Group. Spazi adatti a contenere l'arte che tanto piace a monsieur Pinault. Ambienti aperti e comunicanti, colore bianco per la laccatura delle pareti e grigio per lo speciale tappeto di rivestimento dei pavimenti. Di sala in sala corrono leggere travi che portano l'illuminazione , lasciando molta libertà alla visione delle opere. Alcune delle quali sono video o installazioni. L'architetto giapponese ha anche alleggerito nelle volumetrie la scala che porta all'uscita, rendendola più lineare secondo il concetto minimalista che ispira la sua poetica. La prima mostra «Where Are We Going?» della nuova era di Palazzo Grassi già la dice lunga su che tipo di collezionista sia Francois Pinault. L'«as-saggio» di quanto farà vedere (di suo) al pubblico negli anni a venire è nella sequenza di circa duecento opere (selezionate da Alison M. Ginge-ras che ha curato l'esposizione) di una cinquantina di artisti: dai grandi maestri del Dopoguerra come Mark Rothko, Piero Manzoni e Donald ludd, a star internazionali come Damien Hirst, Pierre Huyghe, Cindy Sherman e Maurizio Cattelan, cui raggiunge una generazione di artisti più giovani come Urs Ficher, Piotr Uklarski e Rudolf Stingel. Le correnti contemporanee trovano varia rappresentazione: dalla Scuola di New York all'Astrattismo europeo, all'Arte povera, al Minimalismo, Post minimalismo e Pop Art, perfino rivisitata da esponenti dell'oggi. Jean Jacques Allaigon puntualizza che monsieur Pinault ama scegliere personalmente i suoi «pezzi» d"arte e vuole incontrare personalmente gli autori. Ai quali, a volte, chiede progetti mirati. Cosi anche per Palazzo Grassi dove la spettacolare facciata in rete luminescente è stata progettata per l'occasione dal danese Olafur Eliasson. E dopo questa debutto? 11 programma culturale di Palazzo Grassi prevede per il novembre 2006 un «Picasso joie de vivre»; e qui si torna nei binari più conosciuti. Si continuerà con «Europe 1967» nella primavera-estate 2007. Ancora: l'Arte povera. Vero must della collezione Pinault. La pianificazione arriva fino al 2008, con una mostra di civilizzazione intitolata «Roma e i Barbari»: «Un Impero, dopo aver imposto ordine alla società del tempo, deve imparare a vivere con uomini venuti da fuori, con le loro idee, i loro costumi, la loro arte, le loro religioni...», dice la presentazione. Un nuovo mondo viene inventato.