Una nuova sindrome si aggira per l'Europa: contagia i grandi collezionisti e li trasforma in mecenati..È una metamorfosi gioiosa, esuberante e debordante, nel nome dell'affermazione pantagruelica del proprio ego. Dai freddi caveau, dagli anonimi loft industriali, dove giacevano tristemente stipate, stanno uscendo migliaia di opere che diventano musei e fondazioni come un esibizionistico outing del collezionista. Quanto deve aver sofferto, fino a ora, a rimanere nascosto, lui che è il Narciso per eccellenza, il geniale scommettitore con la presunzione di reinventare l'ordine del mondo, meglio di Dio? Sarà la crisi economica che ha sottratto dappertutto fondi alla cultura, saranno la moneta e il passaporto comune, ma i mecenati stanno tornando ad abbellire l'Europa. L'America passa il testimone. Ma c'è un ulteriore clamoroso fenomeno: l'Italia sembra essere il Paese preferito da questa eccentrica genia che ha ricominciato a scendere lungo la nostra penisola come da tempo, ormai, non avveniva più. In Francia, a Francois Pi-natili, va in fumo il progetto di un grande museo sull'isola di Seguin? Poco male: in quattro e quattr'òtto si accorda col Comune di Venezia e si insedia a Palazzo Grassi. All'americano Mitchell Wolfson piacciono il mare, i carruggi e il pesto di Genova? Tanto meglio: la città ligure è stata ben felice, pochi mesi fa. di accogliere la Wolfsoniana, sezione italiana di un delirio collezio-nistico con casa madre a Miami Beaci. Al tedesco Reinhold Wùrth non bastano più i muri della sua Würth GmbH Co., più simile a un museo d'arte contemporanea che a una multinazionale di viti e fissanti? Ecco che. sulle orme di Goethe. il teutonico capitano d'industria scende a Palermo, regala alla Regione due milioni e mezzo di euro per restaurare la Palatina e piazza un programma di mostre della sua collezione (novemila opere) nel Palazzo dei Normanni. Proprio mentre, come ha denunciato Salvatore Settis, anche quest'ultima campagna elettorale si è svolta nell'assordante silenzio di idee e programmi sulla gestione del nostro patrimonio culturale, come nel passato in Sicilia tornano i Normanni; a Venezia le stravaganze francesi: a Roma il più potente gallerista del mondo. Larry Gagosian. apre uno spazio a Palazzo Taverna: a Torino la greco-anglo-araericana Eleni Vassilika lascia il suo impegno in Germania per dirigere il nuovo Museo Egizio allestito dal premio Oscar Dante Ferretti; Georg Baselitz prende casa in Liguria; Cy Twombly non si muove dalla dolce vita di Roma su cui. si sussurra, anche Damien Hirst abbia puntato gli occhi. Gli esempi si sprecano. 1 «barbari» sono tornati, ancora una volta mentre noi eravamo distratti (dum Romae constititur...). Ma non sono venuti a rapinare. A noi, i conquistatori chiedono un riflesso di gloria: chi, se non Tiziano. ha dato l'immortalità a Carlo V? Non è stato il Canova a dare a Napoleone il corpo più sensuale? E non è forse allo specchio del Canal Grande che Francois Pinault ha chiesto di riflettere la propria grandeur Ben vengano, dunque, le «invasioni barbariche».
Ora l'Italia fa gola ai nuovi mecenati
Una nuova ondata di mecenati sta invadendo l'Europa, trasformando i collezionisti in mecenati e riportando la cultura a vita. Questo fenomeno è particolarmente evidente in Italia, dove i grandi collezionisti stanno acquistando opere d'arte e fondando musei e fondazioni. L'America sta passando il testimone, e i mecenati stanno tornando ad abbellire l'Europa. Tra i principali esempi ci sono Francois Pinault, Mitchell Wolfson e Reinhold Würth, che stanno acquistando opere d'arte e fondando musei e fondazioni in diverse città italiane. Altri esempi includono Georg Baselitz, Eleni Vassilika e Larry Gagosian, che stanno dirigendo musei e fondazioni in Italia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo