New York. La parola chiave è "attraverso". Lasciare New York, attraverso la valle del fiume Hudson, per arrivare a Beacon, cittadina dolcemente adagiata sulla sua sponda, 100 chilometri a nord dei grattacieli. Viaggiare attraverso il tempo, a ritroso: per approdare alle avanguardie artistiche americane Anni 60 e 70, le grandi firme dell'epoca, da Dan Flavin, a Donald Judd, Andy Warhol, Cy Twombly, Robert Whitman, Walter De Maria, John Chamberlain, concettuali, Pop, serialisti, geometrici, minimalisti e post minimalisti. Ed in avanti: per scoprire attraverso 89.000 metri quadrati di una ex fabbrica di biscotti costruita del 1929, in piena depressione, il futuro dell'arte espositiva. Con le mastodontiche opere del minimalismo, ospitate nel più grande museo di arte contemporanea del mondo. Che si chiama Dia: Beacon, combinazione della parola greca che significa attraverso, o tramite, e del villaggio fluviale che da ieri la ospita, ufficialmente aperta al pubblico. Cinquanta milioni di dollari di costo, 22 fra sculture e dipinti sovradimensionati, tre edifici ed un hangar ferroviario riuniti in un unico percorso espositivo, la Dia: Beacon è il parto d'amore di un fenomeno tipicamente americano: il grande collezionismo unito allo spirito filantropico. Nel caso specifico quello del collezionista tedesco Hainer Friedrich e di sua moglie Philippa de Menil, mecenati dei movimenti d'avanguardia americani ed europei per oltre trent'anni nonché creatori nel 1974 della Dia Art Foundation: una fondazione che negli anni ha accumulato la più importante e ricca collezione di arte contemporanea del mondo e che ha costantemente cercato fedele al suo ruolo di Dia, di tramite di fornire degno palcoscenico alle opere del periodo. Sull'altro fronte il collezionista e benefattore Leonard Riggio: straordinario imprenditore culturale, fondatore della catena di megalibrerie Barnes and Noble, che per l'apertura del museo di Beacon ha donato un numero considerevole di opere, dalla splendida sequenza delle Shadows, le "ombre" di Andy Warhol 72 variazioni cromatiche su uno stesso tema astratto alle tre sculture della serie Torqued Ellipses di Richard Serra, ai lavori di Agnes Martin, ai "ragni giganti" di Louise Bourgeois ed alle invenzioni di Sol LeWitt. La Dia Foundation dispone di importanti spazi espositivi a Manhattan con la Dia Chelsea come in altre città americane ed europee. Nulla però che consentisse di dare finalmente respiro alla travolgente spazialità di molte opere d'avanguardia: «Era necessario individuare un terreno vergine, completamente subordinabile alle esigenze esuberanti dei nostri artisti ha spiegato il direttore del nuovo museo Michael Govan lo abbiamo trovato fuori New York nella fabbrica ormai in disuso di Beacon». La colossale struttura è stata donata al Dia dalla Internationl Papers, la multinazionale della carta e dell'impacchettamento che per un quarto di secolo ha destinato l'impianto alla confezione dei biscotti Nabisco. La crisi economica degli ultimi quattro anni ha progressivamente prosciugato l'attività industriale, ha portato alla chiusura della fabbrica ed alla depressione di un'area già duramente colpita dalla congiuntura economica. Quasi 20 milioni di dollari sono stati necessari a rendere artisticamente accessibili gli spazi dell'impianto: sale grandi quasi quanto campi di calcio che spesso ospitano una come nel caso delle sequenze di Warhol o due opere e che hanno nella eccezionale luminosità degli ambienti il loro punto di forza. «Il Dia di Beacon ha spiegato Leonard Riggio rappresenta un altissimo esempio di dedizione alla causa dell'arte contemporanea, una struttura che consente di vivere l'arte per quello che è, lasciandole la possibilità di parlare. Il visitatore diventa lui stesso in questi spazi una componente essenziale dell'opera d'arte».