INGABBIATO da una rete luminosa azzurrognola sul Canale, ed annunciato in piena acqua dal Baloon Dog , un cane d'acciaio di Jeff Koons (di tre metri, magenta, e in forma di pallone gonfiabile), e sotto il portico dal suo nuovo Hanging Heart (cuore d'acciaio, pure di quasi tre metri), ritorna Palazzo Grassi. La Fiat l'ha ceduto; e il "sire del lusso" François Pinault (Gucci, Balenciaga, Boucheron, Saint Laurent, Fnac, Bottega Veneta, Christie's, Printemps) comprato; vi espone, fino al 1. ottobre, 200 lavori di 49 artisti: parte della sua collezione, tra le massime contemporanee, 2.000 opere, l'ultimo trentennio d'arte, specie americana e italiana. In 5 mesi, Tadao Ando ha restaurato il restauro di Gae Aulenti (già sparita l'impronta settecentesca dell'ultimo grande palazzo veneziano): cassate le luci di Castiglioni, è una sinfonia di bianchi e grigi. Dentro, la campionatura delle creazioni dei giorni nostri, e quanto può épater chissà se solo les bourgeois , o anche gli altri. Subito fanno la coda davanti a Him di Maurizio Cattelan (quello dei bimbi appesi a Milano), che è Hitler in ginocchio, mani giunte contro il muro; si torcono e chinano per guardarlo in volto. Oltre lo scalone ancora classico, li attende una donna che pare vera (ma è d'acciaio), di Charles Ray; e agli altri piani, tutto quanto ci si può aspettare; oppure, invece no. Il florilegio d'una collezione ben comperata in 30 anni; vi passa la storia dell'arte contemporanea. Manzoni e Fontana sono già tra i classici; Paolini, Parmeggiani, Pistoletto, Boetti, Penone e Kounellis tra gli italiani. Qualcosa è già stato visto: monsieur Pinault ha sempre prestato. Altro già sembra antico: anche un semitubo d'eternit, ormai al bando. Fuori dai nostri confini, sono Rothko e Serra, Tàpies e Cy Twombly; Donald Judd e i suoi scatoli; Dan Flavin e i suoi neon; Rudolf Singel fodera una sala di cellotex; a Damien Hirst è riservato il salone: una mucca squartata; teschi e scheletri d'animali; una farmacia completa (è La fragile verità ); un' Infinità che è fatta di pillole d'ogni tipo. Ma David Hammons, su alti tamburi, pone gatti imbalsamati; di un cesto da basket, fa un lampadario veneziano del '700; e sotto Smoke screen , una tenda con ai piedi tante "cicche", tutti s'avvicinano per accertarsi se non siano "fumo". Si finisce con un finto ragazzino di Murakami Inochi e con il Mao di Warhol; ma siamo al 1972, e lo conoscono già tutti. Jean-Jacques Aillagon, ex presidente del Centre Pompidou a Parigi, e poi ministro della Cultura, è il nuovo directeur del Palazzo. Racconta che «la collezione Pinault potrebbe rifornire dieci mostre come questa», ordinata da Allison M. Gingeras, 32 anni, curator aggiunto al Guggenheim di New York; che «Parigi, per monsieur Pinault, è page tournée »: capitolo chiuso, visto che all' Ile Seguin, sulla Senna, non riusciva a fare quanto voleva; che questa mostra sarà poi a Lilla; «che qui ogni tanto Pinault esporrà le sue opere, ed è disposto, se Venezia e l'Italia vorranno, a gestire pure la Punta della Dogana»; a Palazzo Grassi, seguiranno mostre su Picasso, l'Arte povera, l'Europa nel 1967, e, nel 2008, Roma e i Barbari . Arriva in visita pure Pinault; l'accoglie Koons, cui è riservata una sala; e l'artista d'avanguardia, gessato e cravatta regimental , capello fresco di taglio, lo porta subito a vedere il busto in cui lui bacia Cicciolina. Come passa il tempo: era il 1991; dopo hanno litigato quasi a sangue, per contendersi il loro figlio. Lasciamo gli "orribili" e iperrealistici corpi e vulve (non solo) di Cindy Shearman; rendiamo omaggio all' Autoritratto e ai Topolini di Keith Haring; passiamo davanti al Ritratto di Pinault di Piotr Uklanski, per vedere la radiografia del teschio del patron , sopra due tibie incrociate (come dargli del pirata?); lasciamo anche i murales di Raimond Pettibon, eseguiti per l'occasione; e sotto un'altra opera creata per l'evento, una "pioggia" di 1.700 grandi gocce, che sembrano però di sangue (Urs Fischer, 19 anni, Vintage Violence ), ci fermiamo un attimo a pensare. Il glorioso Istituto Veneto, a 100 metri da qui, espone la collezione, contemporanea, di Pontus Hulten: il primo direttore di Palazzo Grassi. Ed al museo Correr, va in scena Hans Arp, morto nel 1966. Vicino a Campo Santo Stefano, la Galleria Contini ha quadruplicato gli spazi, e la Holly Snapp (dove espose la prima volta la figlia di Gianni Agnelli, Margherita) ha tre location ; e ne sono nate altre quattro nuove. La mostra di Palazzo Grassi s'intitola Where are we going? , Dove stiamo andando?, dal nome d'un quadro di Gauguin che poi Hirst ha parafrasato (e l'opera è in mostra: è l'insieme di scheletri) con un Dove andiamo? Da dove veniamo? C'è una ragione? Beh, Venezia si sa da dove viene: Bellini, Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Veronese, anche se sembra essersene un po' scordata. A Ca' Foscari, li insegna Augusto Gentili; dice: «Già mi dava un po' di fastidio la semicolonizzazione Fiat; ma ora, siamo alla colonizzazione completa». Per vedere quei dipinti, si dovrà andare a Washington, o Vienna: le loro grandi mostre sono dedicate infatti proprio al '500 veneziano. A Palazzo Grassi, ultimo piano, un'opera di Mario Merz: pure la sua rossa moto non è una Guzzi o una Gilera, bensì una Suzuki; tra i saggi del catalogo Skira, solo due italiani: Celant e Bonami. Venezia offre l'ospitalità: si riduce a "vetrina"? Ieri, a cena al ristorante, ero l'unico italiano; ridendo, ho detto al maître : «Come un negro, vero?». Si farà una mostra sull'Arte povera; ma quella classica, in una delle città dove nacque, pare ridotta a povera arte; dimenticata.
Venezia e il contemporaneo
Il Palazzo Grassi di Venezia ospita una mostra di 200 opere di 49 artisti, provenienti dalla collezione di François Pinault, che include opere di artisti contemporanei come Tadao Ando, Maurizio Cattelan, Charles Ray, Keith Haring e Damien Hirst. La mostra, intitolata "Where are we going? ", esplora la collezione Pinault, che comprende opere di artisti italiani e stranieri, tra cui Manzoni, Fontana, Paolini e Rothko. La mostra è curata da Allison M. Gingeras e sarà aperta fino al 1 ottobre. Il Palazzo Grassi è stato restaurato da Tadao Ando e presenta una nuova configurazione, con opere di artisti contemporanei e classici.
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