Placido: «Fondi stornati per il progetto Ponte Mosca». Bottiglione interviene «La discriminazione politica è la scusa infantile e scontata a cui si appellano coloro che non vogliono e non sanno spiegare le proprie cattive gestioni. Con le decisioni assunte rispetto alla Fondazione italiana per la Fotografia la politica non c'entra nulla: c'entrano, purtroppo, i conti». Gli assessori alla Cultura della Regione, Gianni Oliva, e del Comune, Fiorenzo Alfieri, spiegano così la decisione di commissariare la Fondazione. Parole che suonano anche come una replica alle accuse lanciate dalla «madre» dell'associazione, Luisella D'Alessandro, che aveva parlato di liquidazione dettata da motivi politici. Facendo anche i nomi dei mandanti: Oliva e, soprattutto, due esponenti dei Ds il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, e il capogruppo in Provincia, Stefano Esposito «che non mi hanno mai perdonato l'attività a favore dell'associazionismo culturale ai tempi del progetto di Ponte Mosca». Alfieri e Oliva tirano fuori i conti: «A fronte di una spesa ordinaria per la gestione che ammonta a circa 600 mila euro all'anno, la FIF ha accumulato un passivo di 1,5 milioni che che oggi è stato parzialmente ridotto grazie agli interventi straordinari della Regione per 200 mila euro, del Comune per 120 mila e attraverso la vendita delle fotografie di Fontana per 171.000 Euro». Placido ed Esposito vanno oltre e in una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche l'ex parlamentare Alberto Nigra e Maurizio Basile, consigliere della Fif, annunciano la decisione di presentare un esposto alla magistratura con annessi i dati contabili. Spiegano: «Non c'è nessuna volontà di rivalsa su qualsiasi attività associativa legata al progetto Ponte Mosca, ma solo una legittima pretesa di tutela su fondi pubblici la cui gestione presenta troppe ombre». E le ombre sono legate ai motivi che hanno portato al deficit: «Secondo relazioni tecnico contabili nel luglio del 2005 si registrava un deficit di 1 milione e 450 mila euro di cui 950 mila riconducibili al progetto Ponte Mosca». Placido affonda: «Invece di parlare di vendette politiche la D'Alessandro dovrebbe spiegare come nasce questo deficit e, soprattutto, perché siano stati erogati finanziamenti verso la nascente associazione Ponte Mosca di cui la stessa D'Alessandro era presidente». Poi tocca ad Esposito : «Il problema è che in questi anni abbiamo assistito ad una gestione privatistica del bilancio di una fondazione pubblica. Non siamo stati protagonisti di una vendetta politica ma come amministratori ci siamo opposti a chi trattava affari propri con soldi pubblici». Secondo il capogruppo Ds in Provincia si «tratta di meccanismi di finanziamento e di gestione del bilancio che meriterebbero di essere verificati anche dalla magistratura. Presenteremo un esposto». In difesa di Luisella D'Alessandro e della sua Fondazione arriva, però, l'ex assessore alla Cultura, Giampiero Leo, che chiede un'audizione chiede un'audizione urgente dell'assessore Oliva e di tutto il consiglio d'amministrazione il 4 maggio in Commissione Cultura. Poi l'affondo contro la giunta Bresso: «Mi lascia perplesso un indirizzo politico che ha visto prima la sostituzione inopinata di Boglione alla Film Commission, poi il commissariamento del circuito regionale del Teatro Stabile, mentre ora si vorrebbe la liquidazione della Fondazione per la Fotografia». Insomma, Leo descrive la giunta Bresso come un esecutivo formato da tagliatori di teste che invece di «rafforzare l'esistente, vuole smantellare gli elementi di eccellenza del panorama culturale torinese e piemontese». Anche l'ex ministro ai Beni Culturali, Rocco Buttiglione, ormai nella sua veste di anti-Chiamparino della Cdl, entra nella polemica: «Conosco la Fondazione, il valore del suo patrimonio e credo che quest'esperienza non sia assolutamente da disperdere. Prima di prendere certe decisioni è necessario agire con cautela». La replica di Alfieri e Oliva non si fa attendere: «Nel momento in cui le risorse pubbliche si riducono non è possibile ammettere amministrazioni allegre che partono dal presupposto di poter fare qualsiasi passivo, con la sicurezza che gli Enti pubblici interverranno a sanare il debito». Da qui la conferma della nomina di un «commissario liquidatore» e, successivamente il trasferimento del fondo fotografico residuo e «il trasferimento dello stesso alla Fondazione Musei Civici». Il «problema occupazionale sarà affrontato con la massima considerazione nelle sedi opportune, tenendo conto delle possibilità e delle competenze esistenti».
I Ds alla guerra della fotografia
La Fondazione italiana per la Fotografia (FIF) è stata commissariata dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino a causa di una gestione finanziaria cattiva. Gli assessori alla Cultura, Gianni Oliva e Fiorenzo Alfieri, hanno spiegato che la FIF aveva un passivo di 1,5 milioni di euro e che la gestione era stata troppo privatistica. La madre dell'associazione, Luisella D'Alessandro, aveva accusato motivi politici. Il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, e il capogruppo in Provincia, Stefano Esposito, hanno presentato un esposto alla magistratura.
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