Ricco antipasto per il primo weekend del Maggio dei monumenti, ieri mattina è stata servita a napoletani e turisti l'apertura al pubblico della cavità di piazza Cavour che presto diventerà sede del «Museo del sottosuolo». Un progetto coltivato da anni dall'ingegnere Clemente Esposito, già consulente del Comune e oggi presidente del Centro speleologico meridionale: le testimonianze di vita, arte e storia raccolte in mezzo secolo di esplorazioni sotterranee, dai frammenti di vasi greci alle pipe dei cavatori di tufo, hanno finalmente trovato il posto giusto per finire in vetrina. La futura sala espositiva - 3400 metri quadri, una delle più estese porzioni visitabili della città sotto la città - si sviluppa in un labirinto di cave, cunicoli, cisterne, canali degli antichi acquedotti che ancora porta i segni dell'uso come ricovero ai tempi della guerra. Il viaggio nel profondo di piazza Cavour parte dal civico 140, sede dell'associazione «In Neapoli Assotecna». Si scende, ma non troppo, percorrendo un'ampia scalinata che già alla prima curva ci proietta nel passato. Lungo la strada si incontrano locali «ricostruiti» per ricordare antichi culti sospesi tra sacro e pagano: c'è la stanza di Priapo, arredata con statuette e simulacri che esibiscono i classici simboli della fecondità; c'è l'ipogeo greco, dove il visitatore si muove tra divanetti e cuscini, pigne e melograni, vasi funebri e «capuzzelle» ben ordinati nelle nicchie. Ma la parte più interessante del percorso è quella che gli speleologi hanno preferito lasciare intatta. È il ricovero bellico, popolato di oggetti d'uso comune messi in salvo durante i bombardamenti o trascinati nel sottosuolo con le macerie degli stabili distrutti: eleganti bottiglie di vetro, tazzine e campanelle di porcellana, anelli di metallo per assicurare le redini dei cavalli. Sulle pareti, poi, una serie di graffiti a matita e a carboncino rimanda subito il pensiero a quei tempi. Slogan di propaganda fascista («Taci, il nemico ci ascolta»; «Se avanzo seguitemi»; «Per la patria, per il duce, vincere o morire») e frasi di segno opposto («Viva il duce che alla fame ci conduce») fanno da didascalia alle immagini dei potenti, delle imprese e delle tragedie: tra le vicende impresse sul muro dall'anonimo disegnatore, il sommergibile italiano che affonda la nave nemica e gli aerei americani che lasciano cadere le bombe sul tram di Monteoliveto. In un momento particolarmente suggestivo della visita, l'ingegnere Clemente chiede ai suoi collaboratori di spegnere tutti i fari. Un attimo di disorientamento, ma è solo un attimo: quanto basta per adattarsi al fascio di luce solare che dal cortile di un fabbricato raggiunge il punto più profondo della piazza. «Napoli è tutta così - spiega Clemente - speculare, di sopra e di sotto. Ogni stabile ha il suo pozzo, ogni cavità il suo sbocco verso l'alto».
Ricoveri e graffiti il museo è sotto terra
Ieri mattina è stata aperta al pubblico la cavità di piazza Cavour a Napoli, che presto diventerà sede del Museo del sottosuolo. Il progetto è stato coltivato dall'ingegnere Clemente Esposito per esporre le testimonianze di vita, arte e storia raccolte in mezzo secolo di esplorazioni sotterranee. La futura sala espositiva si sviluppa in un labirinto di cave, cunicoli e cisterne, con locali ricostruiti per ricordare antichi culti e simboli. Il percorso include il ricovero bellico, popolato di oggetti d'uso comune e graffiti a matita e a carboncino.
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