Antiquari, ricettatori, collezionisti e intermediari. Sono ventisei i nomi iscritti sul registro degli indagati dal sostituto procuratore di Roma Paolo Giorgio Ferri. Un'inchiesta su un "giro" di opere d'arte dal valore incommensurabile, beni archeologici trafugati attraverso scavi clandestini e illecitamente messi in commercio, venduti a committenti o amatori. E tra gli oggetti recuperati dagli investigatori, in abitazioni private o nei magazzini di noti antiquari, alcuni sono databili anche tra il 600 e il 500 avanti Cristo. Da mesi il magistrato, che ha portato sul banco degli imputati l'oramai dimissionaria direttrice del Paul Getty museum di Los Angeles, Marion True, accusata di avere acquistato preziosi reperti pur sapendo che erano provenienti da scavi clandestini, è sulle tracce di un'altra organizzazione. Al momento Ferri ha ipotizzato soltanto i reati ricettazione e la violazione della legge del 1939 che riguarda l'acquisto illecito e la detenzione al fine di profitto di reperti archeologici proventi da scavi clandestini o ottenuti attraverso illecite transazioni. Ma non è escluso che possano profilarsi anche accuse più pesanti. Gli accertamenti del Nucleo regionale polizia tributaria del Lazio, gruppo tutela patrimonio archeologico, hanno già portato a risultati concreti. Alcune settimane fa, i militari della finanza si sono presentati nelle abitazioni di alcuni degli indagati, in Toscana e nel Lazio. E il blitz ha confermato i sospetti del pm che aveva disposto le perquisizioni e i sequestri: gli uomini delle fiamme gialle hanno ritrovato brocche etrusco-corinzie, coppe ioniche, vasi, bracieri, frammenti di vasellame, calici. Oggetti ritrovati nei garage o nei ripostigli delle abitazioni. Sul valore dei beni sono in corso i riscontri degli investigatori, che stanno esaminando una corposa documentazione cartacea, utile anche per capire attraverso quali canali continui a prosperare il traffico illecito di opere d'arte nel nostro Paese. E durante gli accertamenti, le perquisizioni sono state estese anche a parenti e ospiti degli indagati, che al momento del blitz della finanza si trovavano nelle abitazioni da controllare. «Si tratta di un'indagine particolarmente complessa - spiega l'avvocato Gianluca Arrighi, difensore di alcuni degli indagati - gli accertamenti sono ancora in una fase iniziale. Al momento opportuno, quando sarà chiaro il quadro degli accertamenti, i miei assistiti giustificheranno ampiamente il possesso del materiale sequestrato».