Oltre mille reperti archeologici recuperati da una brillante operazione del Nucleo tutela patrimonio della Guardia di Finanza condotta tra Lazio e Toscana. Venticinque già gli indagati, detentori di un finissimo repertorio etrusco e «collettori» per conto dei tombaroli. L'inchiesta, coordinata dal pm Ferri, ha portato al recupero di sarcofagi fittili del VI secolo a.C, crateri e kylix di tipo attico a figure rosse e nere più un intero nucleo di opere prelevate da un ipogeo etrusco tra Monterossi e Calvario, a Tarquinia. In più piatti di ceramica, coppe ioniche, calici, frammenti di vasellame e brocchette. Centro dell'operazione, Sorano, dove è stata trovata la collezione più cospicua in mano a un indagato per ricettazione e violazione della legge 108. Molti dei reperti erano poi nascosti nei posti più impensati, come ripostigli di camere di abitazione private e garage. Sul valore dei reperti è in corso un riscontro da parte degli investigatori in collaborazione con le sovrintendenze areheologiche di Toscana e Lazio. Particolare attenzione infine al ruolo svolto da alcuni «collettori», il primo anello della commercializzazione clandestina costituito dai raccoglitori di reperti: uno è di Cerveteri, altri tre di Tarquinia. A loro si rivolgevano i trafficanti più grossi, su cui l'inchiesta cerca di far luce.
Archeologia, a Sorano recuperati mille reperti
Un'operazione della Guardia di Finanza ha recuperato oltre mille reperti archeologici tra Lazio e Toscana. Venticinque persone sono state indagate, tra cui collettori e trafficanti di reperti. Tra i reperti recuperati sarcofagi, crateri, kylix e opere prelevate da un ipogeo etrusco. L'operazione è stata condotta a Sorano, dove è stata trovata la collezione più cospicua. I reperti sono stati nascosti in posti come ripostigli di camere di abitazione private e garage. Gli investigatori stanno valutando il valore dei reperti e indagano sul ruolo dei collettori e dei trafficanti. Tra i collettori, uno è di Cerveteri e altri tre di Tarquinia.
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